Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2275 del 26/01/2022

Cassazione civile sez. lav., 26/01/2022, (ud. 20/10/2021, dep. 26/01/2022), n.2275

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIA Lucia – Presidente –

Dott. LEONE Margherita Maria – Consigliere –

Dott. PAGETTA Antonella – rel. Consigliere –

Dott. AMENDOLA Fabrizio – Consigliere –

Dott. BOGHETICH Elena – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 6966-2020 proposto da:

T.O., domiciliato in ROMA, PIAZZIA CAVOUR, presso la

CANCELLERIA DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentato e

difeso dall’avvocato STEFANIA SANTILLI;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO – Commissione Territoriale per 2021 il

Riconoscimento della Protezione Internazionale di 3166 GENOVA, in

persona del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso ope legis

dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO presso i cui Uffici domicilia

in ROMA alla VIA DEI PORTOGHESI 12;

– resistente con mandato –

avverso la sentenza n. 1060/2019 della CORTE D’APPELLO di GENOVA,

depositata il 10/07/2019 R.G.N. 1141/2018;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

20/10/2021 dal Consigliere Dott. ANTONELLA PAGETTA.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. la Corte di appello di Genova ha respinto la impugnazione di T.O., cittadino del Senegal, avverso l’ordinanza del Tribunale, di rigetto della domanda di protezione internazionale, sussidiaria e umanitaria;

2. la conferma della statuizione di rigetto della domanda di rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari, unica investita dall’appello, è stata fondata sull’assenza di specifiche condizioni di vulnerabilità, desumibili dalla mancata integrazione in Italia del richiedente, dal fatto che in Senegal egli lavorava come pescatore ed era inserito in un nucleo familiare sebbene allargato, che non era stata dedotta in alcun modo la privazione nell’esercizio di diritti fondamentali, che il Senegal era una delle più stabili democrazie dell’Africa e che non erano provate esigenze di salute tali da portare a estreme conseguenze in caso di rimpatrio;

3. per la cassazione della decisione ha proposto ricorso Ousm94ne T. sulla base di due motivi; il Ministero dell’Interno intimato non ha resistito con controricorso, ma ha depositato atto di costituzione ai fini della eventuale partecipazione all’udienza di discussione ai sensi dell’art. 370 c.p.c., comma 1, ultimo alinea, cui non ha fatto seguito alcuna attività difensiva.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. con il primo motivo di ricorso parte ricorrente deduce: omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione – travisamento ed omessa valutazione di tutti gli elementi di fatto e della situazione socio -politica del Senegal; lamenta la mancata attivazione dei poteri istruttori di ufficio in relazione a informazioni contenute in documenti e rapporti elaborati da organizzazioni non governative;

2. con il secondo motivo di ricorso deduce violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, apparenza di motivazione, omesso esame di fatti e documenti decisivi circa la sussistenza dei requisiti per la protezione umanitaria; violazione del D.Lgs. n. 251 del 2017, artt. 3, 4,7,14,16 e 17, del D.Lgs. n. 25 del 2008, artt. 8,10 e 32, e dell’art. 10 Cost; denunzia la mancata considerazione degli aspetti della concreta vicenda in particolare in relazione al rischio di conflitti armati e all’esistenza nel paese di origine di una situazione di violenza indiscriminata;

3. il primo motivo di ricorso presenta plurimi profili di inammissibilità desumibili, in primo luogo, dalla modalità di articolazione del vizio di motivazione che nel testo attualmente vigente, applicabile ratione temporis, esige la deduzione di omesso esame riferita ad un fatto storico – fenomenico, oggetto di discussione fra le parti, di rilievo decisivo, evocato nel rispetto delle prescrizioni di cui all’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6, avente valenza decisiva (ex plurimis, Cass. Sez. Un. n. 8053 del 2014), fatto neppure specificamente individuato dall’odierno ricorrente; in secondo luogo, la critica all’accertamento del giudice di merito relativa alla complessiva situazione socio economica e politica del Senegal, accertamento fondato su fonti qualificate (UNHCR ed EASO), si sostanzia nella mera prospettazione di una diversa valutazione della situazione del Paese di provenienza, con una censura che attiene chiaramente ad una quaestio facti che non può essere riesaminata innanzi alla Corte di legittimità, perché esprime un mero dissenso valutativo delle risultanze di causa e invoca, nella sostanza, un diverso apprezzamento di merito delle stesse (Cass. n. 2563 del 2020);

4. parimenti inammissibile è il secondo motivo di ricorso;

4.1. le deduzioni articolate appaiono generiche ed in alcuni punti riferite ad un diverso contesto territoriale (Nigeria) e ad un diverso richiedente (v. sentenza, pag. 16); le censure si limitano alla mera enunciazione di una serie di principi che dovrebbero orientare il giudice di merito in ordine ai presupposti di riconoscimento per la tutela umanitaria ma non mettono tali principi in relazione con la concreta situazione del richiedente né si confrontano con le specifiche ragioni alla base del rigetto della protezione riconducibili alla mancata integrazione in Italia ed alla esistenza in Senegal di un contesto familiare di riferimento;

5. non si fa luogo al regolamento delle spese di lite non avendo il Ministero dell’Interno, tardivamente costituitosi, svolto attività difensiva;

6. si dà atto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater nel testo introdotto dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Nulla per le spese di lite.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, il 20 ottobre 2021.

Depositato in Cancelleria il 26 gennaio 2022

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