Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22745 del 20/10/2020

Cassazione civile sez. trib., 20/10/2020, (ud. 26/02/2020, dep. 20/10/2020), n.22745

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANZON Enrico – Presidente –

Dott. CATALLOZZI Paolo – rel. Consigliere –

Dott. VISCIDO DI NOCERA PUTATURO DONATI M.G – Consigliere –

Dott. CASTORINA Rosaria Mar – Consigliere –

Dott. SAJA Salvatore – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 2679/2013 R.G. proposto da:

Agenzia delle Entrate, in persona del Direttore pro tempore,

rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, presso

la quale è domiciliata in Roma, via dei Portoghesi, 12;

– ricorrente –

contro

P.F.;

– intimato –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della

Lombardia, sez. dist. di Brescia, n. 131/65/12, depositata il 18

ottobre

2012.

Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 26 febbraio

2020 dal Consigliere Catallozzi Paolo.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

– l’Agenzia delle Entrate propone ricorso per cassazione avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della Lombardia, sez. dist. di Brescia, depositata il 18 ottobre 2012, che, in parziale accoglimento dell’appello incidentale di P.F., ha dichiarato sussistente il diritto del contribuente alla detrazione dell’i.v.a. di rivalsa assolta sulle operazioni di acquisto rilevate, non assoggettabile ad i.r.a.p. l’attività dal medesimo svolta e non applicabili le sanzioni irrogate, confermando, per il resto, la sentenza di primo grado che aveva accolto parzialmente il ricorso per l’annullamento dell’avviso di accertamento con cui era stata rettificata la dichiarazione resa per l’anno 2005;

– dall’esame della sentenza impugnata si evince che la Commissione provinciale aveva riconosciuto la deducibilità dei maggiori costi esposti dal contribuente per l’importo di Euro 71.046,00, mentre aveva omesso di pronunciarsi in merito ai motivi inerenti i recuperi effettuati ai fini dell’i.v.a. e dell’i.r.a.p. e all’irrogazione delle sanzioni;

– il giudice di appello ha respinto il gravame principale erariale, evidenziando che la documentazione prodotta offriva adeguata prova della deducibilità dei costi documentati, e ha parzialmente accolto quello incidentale del contribuente, rideterminando l’i.v.a. in coerenza con i costi riconosciuti ai fini dell’i.r.pe.f. ed escludendo sia l’applicazione dell’i.r.a.p., in assenza di autonoma organizzazione del contribuente, sia l’irrogazione delle sanzioni, in quanto il mancato pagamento del tributo era dovuto a fatto addebitabile al terzo, denunciato all’autorità giudiziaria;

– il ricorso è affidato a tre motivi;

– P.F. non spiega alcuna attività difensiva.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

– con il primo motivo di ricorso l’Agenzia denuncia la violazione e falsa applicazione del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, artt. 19 e 25, e art. 2697 c.c., per aver la sentenza impugnata riconosciuto il diritto del contribuente alla detrazione dell’1.v.a. assolta sugli acquisti pur in assenza della annotazione delle relative fatture nell’apposito registro;

– il motivo è fondato;

– in materia di i.v.a., il diritto del cessionario di beni alla detrazione di cui al D.P.R. n. 633 del 1972, art. 19, si fonda sull’esatto adempimento degli obblighi di fatturazione e di registrazione di cui ai successivi artt. 21, 23, 24 e 25, secondo i quali il cedente deve emettere la fattura per l’operazione imponibile, annotarla nel registro delle fatture e trasmetterne copia, con addebito del tributo, al cessionario, il quale deve a sua volta annotarla nel registro degli acquisti (cfr. Cass., ord., 27 settembre 2018, n. 23280; Cass. 1 ottobre 2014, n. 20698);

– con l’ultimo motivo di ricorso, esaminabile prioritariamente per motivi di ordine logico-giuridico, l’Agenzia si duole della omessa motivazione su un fatto decisivo e controverso del giudizio, nella parte in cui ha dichiarato non dovute le sanzioni irrogate senza alcun riferimento agli elementi decisivi della fattispecie applicata;

– il motivo è infondato;

– la Commissione regionale ha escluso l’applicabilità delle sanzioni irrogate, in quanto “il mancato pagamento del tributo è dovuto a fatto addebitabile terzi e denunciato all’autorità giudiziaria”;

– siffatta argomentazione, sia pure estremamente sintetica, appare idonea ad evidenziare l’iter logico giuridico seguito dal giudice, rendendo in tal modo possibile il controllo sull’esattezza e logicità del ragionamento, per cui priva di pregio è la censura nella parte in cui si contesta l’apparente motivazione;

– con il secondo motivo la ricorrente deduce la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 472, artt. 5 e 6, per aver il giudice di appello escluso l’applicazione delle sanzioni in ragione del fatto che la violazione fosse imputabile alla condotta di un terzo, denunciata all’autorità giudiziaria, pur in assenza di un accertamento dell’assenza di una condotta colposa del contribuente;

– il motivo è fondato;

– l’esimente di cui al D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 6, comma 3, riconosciuta dal giudice di appello, si applica in caso di inadempimento al pagamento di un tributo imputabile esclusivamente ad un soggetto terzo, purchè il contribuente abbia adempiuto all’obbligo di denuncia all’autorità giudiziaria e non abbia tenuto una condotta colpevole ai sensi dell’art. 5, comma 1, di tale decreto, nemmeno sotto il profilo della culpa in vigilando (cfr. Cass., ord., 7 novembre 2018, n. 28359; Cass., ord., 20 luglio 2018, n. 19422);

– pertanto, la Commissione regionale, nel riconoscere l’esimente in oggetto senza una previa verifica del rispetto da parte del contribuente delle regole di prudenza, perizia di diligenza in ordine alla condotta posta in essere dal terzo, non ha fatto corretta applicazione del richiamato principio di diritto;

– la sentenza impugnata va, dunque, cassata con riferimento ai motivi accolti e rinviata, anche per le spese, alla Commissione tributaria regionale della Lombardia, sez. dist. di Brescia, in diversa composizione.

PQM

la Corte accoglie il primo e il secondo motivo di ricorso e rigetta il terzo; cassa la sentenza impugnata con riferimento ai motivi accolti e rinvia, anche per le spese, alla Commissione regionale della Lombardia, sez. dist. di Brescia, in diversa composizione.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale, il 26 febbraio 2020.

Depositato in Cancelleria il 20 ottobre 2020

 

 

 

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