Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2274 del 26/01/2022

Cassazione civile sez. lav., 26/01/2022, (ud. 20/10/2021, dep. 26/01/2022), n.2274

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIA Lucia – Presidente –

Dott. LEONE Margherita Maria – Consigliere –

Dott. PAGETTA Antonella – rel. Consigliere –

Dott. AMENDOLA Fabrizio – Consigliere –

Dott. BOGHETICH Elena – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 6948-2020 proposto da:

A.O., domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la

CANCELLERIA DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentato e

difeso dall’avvocato ROMINA POSSIS;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, anche per la Commissione Territoriale per il

Riconoscimento della Protezione Internazionale presso la Prefettura

Ufficio Territoriale del Governo di GENOVA, in persona del Ministro

pro tempore, rappresentato e difeso ope legis dall’AVVOCATURA

GENERALE DELLO STATO presso i cui Uffici domicilia in ROMA, alla VIA

DEI PORTOGHESI 12;

– resistente con mandato –

avverso la sentenza n. 1069/2019 della CORTE D’APPELLO di GENOVA,

depositata il 11/07/2019 R.G.N. 759/2018;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

20/10/2021 dal Consigliere Dott. ANTONELLA PAGETTA.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. la Corte di appello di Genova ha respinto la impugnazione di A.O., cittadino del (OMISSIS), avverso l’ordinanza del Tribunale di rigetto della domanda di protezione internazionale, sussidiaria e umanitaria;

2. dallo storico di lite della sentenza impugnata si evince che l’ A. aveva motivato l’allontanamento dal paese di origine con il timore di essere perseguitato a causa del suo dichiarato orientamento omosessuale, penalmente represso in (OMISSIS);

3. la Corte di merito ha escluso i presupposti per tutte le forme di protezione alla luce delle dichiarazioni rese dall’aspirante alla protezione,

sia in sede amministrativa e giudiziale che non avevano evidenziato circostanze tali da giustificare la protezione; in particolare, secondo il giudice di secondo grado la omosessualità dichiarata dal richiedente non appariva frutto di un percorso di scelta di genere ma piuttosto di accettazione passiva delle molestie subite dal proprio maestro della scuola elementare e da lui riprodotte nei confronti di altri compagni della scuola secondaria “con una narrazione che appare stereotipata”; ha ritenuto che il viaggio effettuato per giungere in Italia, passando attraverso il (OMISSIS), il (OMISSIS) e la (OMISSIS), faceva pensare ad un allontanamento determinato da motivi economici. La Corte ha inoltre evidenziato che il richiedente aveva allegato di non voler rientrare nel Paese di origine per il timore di essere ucciso dal padre a causa della propria omosessualità, senza fare alcun cenno alla situazione socio politica del Ghana, la quale, peraltro, alla stregua delle fonti consultate, risultava in positiva evoluzione per essere garantita la partecipazione delle opposizioni alla vita politica e la libertà di stampa in un contesto di crescita economica; non sussistevano i presupposti per la protezione umanitaria in difetto di elementi che documentavano legami familiari in Italia o l’espletamento ivi di stabile attività lavorativa;

4. per la cassazione della decisione ha proposto ricorso A.O. sulla base di due motivi; il Ministero dell’Interno intimato non ha resistito con controricorso, ma ha depositato atto di costituzione ai fini della eventuale partecipazione all’udienza di discussione ai sensi dell’art. 370 c.p.c., comma 1, ultimo alinea, cui non ha fatto seguito alcuna attività difensiva.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. con il primo motivo di ricorso parte ricorrente deduce violazione del comb. disp. del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 1, e del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, per omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio o comunque omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia con riferimento alla omosessualità dichiarata dal ricorrente. Censura la valutazione di non credibilità del richiedente; lamenta la mancata attivazione dei poteri istruttori e la verifica dello sforzo fatto dall’aspirante alla protezione per circostanziare la propria domanda; il richiedente aveva riferito in maniera circostanziata della scoperta da parte dei componenti della comunità e del padre dell’orientamento sessuale, fatto riferimento al ruolo di Imam del padre ed evidenziato che la condizione omosessuale era penalmente repressa in (OMISSIS);

2. con il secondo motivo parte ricorrente deduce violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 25 del 1999, art. 5, comma 6, o comunque omessa insufficiente e contraddittoria motivazione circa il punto decisivo della controversia censurando il rigetto della domanda di protezione umanitaria per omessa considerazione del percorso di integrazione seguito in Italia;

3. il primo motivo di ricorso è fondato;

3.1. secondo la condivisibile giurisprudenza di questa Corte, l’appartenenza ad un determinato gruppo sociale, nella specie l’omosessualità, del richiedente protezione internazionale non può essere escluso dal rilievo che le dichiarazioni della parte non ne forniscano la prova, dal momento che il D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 5, dispone che tali dichiarazioni, se coerenti con i requisiti di cui alla norma, lett. a) ad e), possono da sole essere considerate veritiere pur se non suffragate da prova, ove comparate con COI aggiornate, e la Corte di Giustizia (sentenza 25/1/2018 C-473/16, alla luce della Dir. n. 2005/85, art. 13, par. 3, lett. a), e della Dir. n. 2013/32, art. 15 par. 3, lett. a), ha evidenziato che, in relazione all’omosessualità, il colloquio deve essere svolto da un intervistatore competente; che si deve tenere conto della situazione personale e generale in cui s’inseriscono le dichiarazioni, ed in particolare dell’orientamento sessuale; che la valutazione di credibilità non può fondarsi su nozioni stereotipate associate all’omosessualità ed in particolare sulla mancata risposta a domande relative a tali nozioni, quali quelle concernenti la conoscenza di associazioni per la difesa dei diritti degli omosessuali; l’allegazione da parte dello straniero di una condizione personale di omosessualità impone che il giudice si ponga in una prospettiva dinamica e non statica, vale a dire che verifichi la sua concreta esposizione a rischio, sia in relazione alla rilevazione di un vero e proprio atto persecutorio, ove nel paese di origine l’omosessualità sia punita come reato e sia prevista una pena detentiva sproporzionata o discriminatoria, sia in relazione alla configurabilità della protezione sussidiaria, che può verificarsi anche in mancanza di una legislazione esplicitamente omofoba ove il soggetto sia esposto a gravissime minacce da agenti privati e lo Stato non sia in grado di proteggerlo, dovendosi evidenziare che tra i trattamenti inumani e degradanti lesivi dei diritti fondamentali della persona omosessuale non vi è solo il carcere ma vi sono anche gli abusi medici, gli stupri ed i matrimoni forzati, tenuto conto che non è lecito pretendere che la persona tenga un comportamento riservato e nasconda la propria omosessualità (CGUE 7/11/2013 C-199/2012 e C201/2012) (Cass. n. 9815 del 2020, Cass. n. 16401 del 2020);

12. nello specifico la valutazione di non credibilità del richiedente nel suo nucleo centrale rappresentato dall’esposizione al rischio di un grave danno connesso alla condizione di omosessuale non è stata effettuata in coerenza con i criteri di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 5; in particolare è mancata la verifica attraverso fonti qualificate relativa alla considerazione ed al trattamento sociale e giuridico della condizione degli omosessuali in Ghana posto che le informazioni richiamate attengono ad aspetti – partecipazione alla vita politica delle opposizioni, libertà di stampa, crescita economica – che non sono immediatamente pertinenti con la condizione denunziata; sotto un diverso e concorrente profilo deve rilevarsi l’errore di diritto nel quale è incorsa la Corte di merito laddove sembra attribuire esclusivo rilievo alle incertezze dimostrate dal richiedente in merito al proprio orientamento sessuale in sede di ascolto senza considerare che ai sensi del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 8, al fine del timore del richiedente di essere perseguitato è irrilevante che possegga effettivamente determinate caratteristiche, da un punto di vista sessuale, purché tale caratteristica gli venga attribuita dall’autore delle persecuzioni;

3.3. in base alle considerazioni che precedono in accoglimento del primo motivo di ricorso, assorbito il secondo, la sentenza impugnata deve essere cassata con rinvio per il riesame della concreta fattispecie alla luce dei criteri sopra enunciati;

4. alla Corte di rinvio è demandato il regolamento delle spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte accoglie il primo motivo assorbito il secondo. Cassa la sentenza impugnata e rinvia anche ai fini del regolamento delle spese del giudizio di cassazione alla Corte di appello di Genova in diversa composizione.

Così deciso in Roma, il 20 ottobre 2021.

Depositato in Cancelleria il 26 gennaio 2022

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