Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22736 del 09/11/2016


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Cassazione civile sez. trib., 09/11/2016, (ud. 14/09/2016, dep. 09/11/2016), n.22736

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VIRGILIO Biagio – Presidente –

Dott. GRECO Antonio – Consigliere –

Dott. ESPOSITO Antonio Francesco – Consigliere –

Dott. IANNELLO Emilio – rel. Consigliere –

Dott. CRISCUOLO Mauro – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso iscritto al n. 5598/2011 R.G. proposto da:

MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE, in persona del Ministro pro

tempore;

e da

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore, entrambi

elettivamente domiciliati in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e difende;

– ricorrenti –

contro

D.F.M., D.C.A.M., V.M.,

VI.MA.;

– intimati –

e nei confronti di:

UNIRISCOSSIONE S.P.A.;

– intimata –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale del Molise

n. 3/02/2010, depositata il 27/01/2010.

Udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 14

settembre 2016 dal Relatore Cons. Emilio Iannello;

udito per i ricorrenti l’Avvocato dello Stato Federico Di Matteo;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale dott.

Del Core Sergio, il quale ha concluso per l’inammissibilità o il

rigetto.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. Il Ministero dell’economia e delle finanze e l’Agenzia delle entrate propongono ricorso per cassazione, sulla base di due motivi, avverso la sentenza in epigrafe che ha confermato la decisione di primo grado di accoglimento del ricorso proposto da D.F.M., D.C.A.M., V.M. e Vi.Ma., eredi di D.C.F., avverso la cartella esattoriale notificata impersonalmente agli eredi di quest’ultimo nell’ultimo domicilio dello stesso, con cui si intimava il pagamento di Euro 49.001,09 per acconto Irpef e Ilor dovuto dal loro dante causa per agli anni 1996 – 1999 in relazione ai redditi di partecipazione nella società “Edizioni Cultura e Sport s.n.c.” di cui era socio per pari quote, insieme con D.C.A..

Gli intimati non hanno svolto difese nella presente sede.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

2. Con il primo motivo i ricorrenti denunciano omessa pronuncia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, sulla eccezione preliminarmente opposta in primo grado e poi iterata in appello di inammissibilità del ricorso introduttivo per difetto di interesse e di legittimazione attiva in capo ai ricorrenti non avendo essi la qualifica di eredi per avere rinunciato all’eredità di D.C.F., anteriormente alla proposizione del ricorso, con atto in notar Munzio di Vicenza del 4/11/2004, ed anche per effetto dello sgravio disposto dall’ufficio per gli anni 1998 e 1999 e dell’inibizione della procedura esecutiva per gli anni 1996 e 1997.

3. Con il secondo motivo i ricorrenti deducono difetto di motivazione, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, per avere i giudici a quibus posto a base della decisione anche un presunto difetto di motivazione degli avvisi di accertamento prodromici alla cartella esattoriale, trattandosi di atti comunque definitivi per mancata impugnazione.

Rilevano che, essendo stati l’avviso di accertamento e la susseguente cartella regolarmente notificati all’altro socio, D.C.A., altresì erede non rinunciatario, erroneamente la C.T.R. ha dichiarato la nullità della cartella anche nei suoi confronti.

4. Va preliminarmente rilevata l’inammissibilità del ricorso in quanto proposto nei confronti di V.M., stante la radicale inesistenza della relativa notifica (la relata attesta infatti l’esito negativo del tentativo all’uopo effettuato dall’ufficiale giudiziario per erronea indicazione dell’indirizzo).

Trattandosi di erede del contribuente, come tale mero condebitore solidale insieme con gli altri eredi (D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 65), e versandosi pertanto in ipotesi di cause scindibili, non sussiste litisconsorzio necessario e non va pertanto ordinata l’integrazione del contraddittorio nei confronti della predetta.

5. Esaminando dunque il ricorso in quanto proposto nei confronti degli altri eredi, deve rilevarsi la fondatezza del primo motivo.

La sentenza impugnata omette invero di pronunciarsi sulla questione pregiudiziale, ritualmente opposta e peraltro rilevabile d’ufficio, del difetto di legittimazione attiva in capo ai ricorrenti.

Trattandosi però di questione di mero diritto e non essendo necessari ulteriori accertamenti in fatto, essendo incontestati in causa i dati fattuali rilevanti per la sua risoluzione, il rilievo che precede non impone il rinvio al giudice a quo, potendo questa Corte pronunciare direttamente in merito, ai sensi dell’art. 384 cod. proc. civ..

Secondo consolidato orientamento, infatti, alla luce dei principi di economia processuale e di ragionevole durata del processo sancito dall’art. 111 Cost., comma 2, ed in base a lettura dell’art. 384 c.p.c. (come modificato dalla L. n. 40 del 2006, art. 12) conforme a tali principi, la corte di legittimità (investita, dalla citata novella procedimentale, di più estese funzioni rescissorie), può, una volta verificata l’omessa pronuncia su di un motivo di appello, omettere la cassazione con rinvio della sentenza impugnata e decidere la causa nel merito, sempre che la questione di diritto introdotta dal motivo non richieda ulteriori accertamenti in fatto (v. da ultimo, ex multis, Cass., Sez. 5, n. 21968 del 28/10/2015, Rv. 637019; Sez. 6 – 3, Ord. n. 21257 del 08/10/2014, Rv. 632915).

Il che consente di delibare anche la questione, di puro diritto, posta con la menzionata eccezione e non esaminata dal giudice del merito.

La stessa è fondata.

Nella stessa sentenza impugnata si dà atto che in data 27/10/2004, anteriormente alla impugnazione della cartella esattoriale de qua, i menzionati ricorrenti D.F.M., D.C.A.M., Vi.Ma., avevano fatto rituale rinuncia all’eredità del contribuente cui è riferita la pretesa erariale.

Tale atto, impedendo il realizzarsi dell’effetto successorio, esclude certamente che la pretesa medesima possa spiegare effetto alcuno nella sfera giuridica dei predetti e, per converso, fa venir meno ogni interesse e la stessa legittimazione ad impugnare la cartella medesima.

In accoglimento dunque del primo motivo di ricorso, assorbito il secondo, la sentenza impugnata va cassata.

Non richiedendosi – come detto – ulteriori accertamenti di fatto, è possibile decidere anche nel merito ai sensi dell’art. 384 cod. proc. civ., con la declaratoria di inammissibilità del ricorso introduttivo, per difetto di legittimazione attiva.

Avuto riguardo alle ragioni del contendere si ravvisano i presupposti per l’integrale compensazione delle spese dell’intero processo.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso in quanto proposto nei confronti di V.M.; pronunciando nei confronti degli altri intimati, accoglie il primo motivo di ricorso; dichiara assorbito il secondo; cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, dichiara inammissibile il ricorso introduttivo; compensa tra le parti le spese dell’intero giudizio.

Così deciso in Roma, il 14 settembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 9 novembre 2016

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