Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2273 del 26/01/2022

Cassazione civile sez. lav., 26/01/2022, (ud. 20/10/2021, dep. 26/01/2022), n.2273

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIA Lucia – Presidente –

Dott. LEONE Margherita Maria – Consigliere –

Dott. PAGETTA Antonella – rel. Consigliere –

Dott. AMENDOLA Fabrizio – Consigliere –

Dott. BOGHETICH Elena – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 6905-2020 proposto da:

M.M.M., elettivamente domiciliato in ROMA, VIALE

ANGELICO 38, presso lo studio dell’avvocato ROBERTO MAIORANA, che lo

rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO;

– intimato –

avverso la sentenza n. 7645/2019 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 09/12/2019 R.G.N. 3723/2018;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

20/10/2021 dal Consigliere Dott. ANTONELLA PAGETTA.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. la Corte di appello di Roma ha respinto la impugnazione dell’attuale ricorrente, cittadino del Bangladesh, avverso l’ordinanza del Tribunale di rigetto della domanda di protezione internazionale, sussidiaria e umanitaria;

2. la Corte distrettuale, ritenute scarsamente credibili le dichiarazioni del richiedente in ordine alle ragioni, sostanzialmente legate a fatti di rilievo politico, dell’allontanamento dal paese di origine che avrebbero potuto in ipotesi giustificare la maggiore protezione del rifugio, ha evidenziato quanto alla protezione sussidiaria D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 14, che il richiedente aveva fatto generico riferimento alla situazione socio politica omettendo di prospettare con maggiore specificità il concreto pericolo di trattamenti disumati o di minacce gravi e individuali alla vita e alla persona; le informazioni tratte dalle fonti indicate non consentivano, inoltre, di ritenere una situazione di violenza indiscriminata da conflitto armato interno o internazionale; infine, quanto alla protezione umanitaria la vicenda narrata non evidenziava specifici profili di vulnerabilità: non era stata allegata o offerta prova della eventuale integrazione in Italia o comunque l’avvio di stabile attività lavorativa;

3. per la cassazione della decisione ha proposto ricorso il richiedente, sulla base di tre motivi; il Ministero dell’Interno intimato non ha resistito con controricorso, ma ha depositato atto di costituzione ai fini della eventuale partecipazione all’udienza di discussione ai sensi dell’art. 370 c.p.c., comma 1, ultimo alinea, cui non ha fatto seguito alcuna attività difensiva.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. con il primo motivo di ricorso parte ricorrente deduce violazione o falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, censurando il mancato riconoscimento della protezione sussidiaria che assume frutto della mancata consultazione di fonti attualizzate; denunzia, inoltre che vi era contrasto tra il relativo contenuto e le conclusioni attinte dal giudice di secondo grado;

2. con il secondo motivo deduce: violazione o falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 2, 3, 4,5,6, e 14, e del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8; difetto di motivazione e travisamento dei fatti; denunzia assoluta carenza di istruttoria sulla situazione socio economica del paese di origine alla base del rigetto della domanda di protezione umanitaria;

3. con il terzo motivo censura la decisione per omessa applicazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, omessa applicazione dell’art. 10 Cost., omesso esame delle fonti informative relative alla situazione socio economica del Paese e omesso esame delle condizioni personali per l’applicabilità della protezione umanitaria; richiama la diffusa situazione di povertà in Bangladesh quale elemento giustificativo della concessione della protezione umanitaria;

4. premesso che non sussiste apparenza di motivazione in relazione al rigetto della domanda di protezione sussidiaria in quanto le ragioni alla base del decisum risultano chiaramente percepibili nei loro presupposti fattuali e giuridici, facendo riferimento in concreto al mancato assolvimento degli oneri di allegazione quanto alle ipotesi di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. a) e b), ed alle informazioni tratte dalle fonti consultate quanto alla ipotesi di cui al citato art. 14, lett. c), il primo motivo di ricorso deve essere accolto con riferimento alla denunzia relativa alla violazione dell’obbligo di cooperazione istruttoria in punto di fonti utilizzate nel pervenire all’esclusione di una situazione di violenza indiscriminata nel paese di origine;

4.1. la Corte di merito ha tratto le informazioni utilizzate da un articolo del giornale “(OMISSIS)” dell’8 marzo 2019 e dal sito (OMISSIS), senza indicare per il sito l’epoca alla quale si riferivano le informazioni utilizzate;

4.2. secondo la costante giurisprudenza di questa Corte ai fini del riconoscimento della protezione sussidiaria, ai sensi del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, è dovere del giudice verificare, avvalendosi dei poteri officiosi di indagine e di informazione di cui al D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3, se la situazione di esposizione a pericolo per l’incolumità fisica indicata dal ricorrente e astrattamente sussumibile in una situazione tipizzata di rischio, sia effettivamente sussistente nel Paese nel quale dovrebbe essere disposto il rimpatrio, con accertamento aggiornato al momento della decisione (Cass. n. 28990 del 12/11/2018; Cass. n. 17075 del 28/06/2018; Cass. n. 17069 del 28/06/2018; Cass. n. 9427 del 17/04/2018; Cass. n. 14998 del 16/07/2015; Cass. n. 7333 del 10/04/2015; Cass. n. 16202 del 24/09/2012; Cass. Sez. Un. 27310 del 17/11/2008, Il predetto accertamento va compiuto in base a quanto prescritto dal D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3, e quindi “… alla luce di informazioni precise e aggiornate circa la situazione generale esistente nel Paese di origine dei richiedenti asilo e, ove occorra, dei Paesi in cui questi sono transitati, elaborate dalla Commissione nazionale sulla base dei dati forniti dall’ACNUR, dal Ministero degli affari esteri, anche con la collaborazione di altre agenzie ed enti di tutela dei diritti umani operanti a livello internazionale, o comunque acquisite dalla Commissione stessa; in particolare è stato puntualizzato “ai fini del riconoscimento della protezione internazionale sussidiaria, nell’ipotesi prevista dal D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, comma 1, lett. c), il dovere di cooperazione istruttoria di cui al D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, e al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, impone al giudice di utilizzare, in vista della decisione, le informazioni relative alla condizione interna del Paese di provenienza o rimpatrio del richiedente, ovvero di una specifica area del Paese stesso (cd. C.O.I.), tratte dalle fonti di cui al citato art. 8, o anche da concorrenti canali di informazione, quali i siti “internet” delle principali organizzazioni non governative attive nel settore dell’aiuto e della cooperazione internazionale, che siano adeguatamente aggiornate e tengano conto dei fatti salienti interessanti quel Paese o area, soprattutto in relazione ad eventi di pubblico dominio; la mancata considerazione di tali informazioni, in funzione della loro oggettiva notorietà, è censurabile in sede di legittimità.” (Cass. n. 14682 del 2021);

4.3. la Corte di merito non si è attenuta a tali indicazioni in quanto il riferimento al sito (OMISSIS) è privo di indicazioni temporali che consentano la verifica dell’epoca cui si riferiscono le informazioni tratte, risultandone altresì pregiudicato il diritto di difesa del ricorrente al quale in tal modo è precluso ogni possibilità di controllo sia dell’attualità dell’informazione sia della corrispondenza tra il contenuto della stessa e le conclusioni alle quali è pervenuto il giudicante; il riferimento all’articolo di “(OMISSIS)” dell’8 marzo 2019 è a sua volta inidoneo, considerata la finalità genericamente e prevalentemente divulgativa degli articoli di stampa tratti da testate giornalistiche non specializzate, a restituire quella approfondita conoscenza della complessiva situazione interna del paese di origine del richiedente conseguibile attraverso informazioni tratte dalle fonti di cui al citato art. 8, o anche da concorrenti canali di informazione, quali i siti “internet” delle principali organizzazioni non governative attive nel settore dell’aiuto e della cooperazione internazionale;

4.4. si impone pertanto la cassazione della decisione per il riesame alla luce dei principi ora richiamati, restando assorbite tutte le ulteriori censure in ricorso articolate;

5. al giudice del rinvio è demandato il regolamento delle spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso per quanto di ragione. Cassa la sentenza impugnata e rinvia anche ai fini del regolamento delle spese del giudizio di cassazione alla Corte di appello di Roma in diversa composizione.

Così deciso in Roma, il 20 ottobre 2021.

Depositato in Cancelleria il 26 gennaio 2022

 

 

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