Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22726 del 28/09/2017


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Cassazione civile, sez. lav., 28/09/2017, (ud. 17/05/2017, dep.28/09/2017),  n. 22726

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. AMOROSO Giovanni – Presidente –

Dott. CURCIO Laura – Consigliere –

Dott. DE GREGORIO Federico – Consigliere –

Dott. PATTI Adriano Piergiovanni – Consigliere –

Dott. SPENA Francesca – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 18801-2011 proposto da:

POSTE ITALIANE S.P.A., C.F. (OMISSIS), in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE

MAZZINI 134, presso lo studio dell’avvocato LUIGI FIORILLO,

rappresentata e difesa dall’avvocato GAETANO GRANOZZI, giusta delega

in atti;

– ricorrente –

contro

P.M.R., C.F. (OMISSIS);

– intimata –

avverso la sentenza n. 897/2010 della CORTE D’APPELLO di CATANZARO,

depositata il 02/07/2010 R.G.N. 1163/2007;

Il P.M. ha depositato conclusioni scritte.

Fatto

RILEVATO

che con sentenza in data 6.5.2010-12.7.2010 (nr. 897/2010) la Corte di Appello di Catanzaro ha rigettato l’appello proposto da POSTE ITALIANE spa avverso la sentenza del Tribunale di Cosenza (del 9-19/6/2006) che aveva dichiarato la illegittimità del trasferimento della lavoratrice P.M.R. all’esito della esecuzione della pronunzia giudiziaria che, definendo il precedente giudizio tra le medesime parti, aveva accertato la illegittimità del termine originariamente apposto al contratto di lavoro;

che avverso tale sentenza ha proposto ricorso POSTE ITALIANE, affidato a sei motivi, al quale l’intimata non ha opposto difese.

Diritto

CONSIDERATO

1. che la società ricorrente ha impugnato la sentenza deducendo:

– con il primo motivo: insufficiente motivazione su un punto decisivo della controversia in relazione alla statuizione di rigetto della sollevata eccezione di inammissibilità della azione della lavoratrice per la accettazione del trasferimento in calce al provvedimento (documento allegato 6 al fascicolo del primo grado), statuizione fondata sulla interpretazione della sottoscrizione come atto di ottemperanza e non di consenso al provvedimento;

– con il secondo motivo: violazione degli artt. 1362 e 1324 c.c., in relazione alla medesima statuizione, per non avere il giudice dell’appello tenuto conto del significato letterale delle espressioni usate dalla lavoratrice;

– con il terzo motivo: violazione dell’art. 112 c.p.c. e art. 114 c.p.c., n. 4 nonchè dell’art. 2103 c.c.; la ricorrente ha esposto che la lavoratrice nel ricorso di primo grado non aveva dedotto la illegittimità del trasferimento per insussistenza di ragioni tecniche, organizzative e produttive, limitandosi ad affermare il proprio diritto alla reintegra nella sede originaria ed a lamentare i disagi conseguenti al provvedimento;

– con il quarto motivo: insufficiente motivazione della statuizione di mancanza di prova delle ragioni tecniche, organizzative e produttive del provvedimento, per non avere la sentenza chiarito le ragioni della irrilevanza della documentazione prodotta (docc. allegati sub nn. 5, 7 ed 8). Dalla stessa risultava, invece, che il Comune con disponibilità di posti più vicino a quello di assegnazione originaria ((OMISSIS) – filiale di (OMISSIS)) era quello di trasferimento ((OMISSIS), appartenente alla filiale di (OMISSIS)) giacchè presso la filiale di provenienza ((OMISSIS)) rispetto a n.219 zone di recapito operavano 291 unità di personale, con esubero del 37,7%. Tale percentuale era largamente superiore alla previsione massima di esubero, pari al 9%, concordata in sede sindacale con accordo del 27.7.2004 e del 30.9.2004. La società ha, altresì, censurato la mancata ammissione della prova testimoniale articolata sul punto, riproposta in appello, in assenza di motivazione;

– con il quinto motivo: violazione dell’art. 421 c.p.c. nonchè violazione e falsa applicazione degli artt. 2103 e 2697 c.c., art. 1362 c.c. e segg., censurando la mancata ammissione della prova per testi diretta a dimostrare la condizione di esubero della sede di provenienza e la disponibilità di posti in quella di assegnazione, sede più vicina disponibile, dovendo considerarsi irrilevante, contrariamente a quanto asserito in sentenza, l’omessa produzione di documenti comprovanti la avvenuta comunicazione alle organizzazioni sindacali, nazionale e regionali, dell’ elenco dei Comuni eccedentari aggiornato mensilmente, come previsto dall’ accordo sindacale;

– con il sesto motivo: violazione dell’art. 2103 c.c. nonchè violazione e falsa applicazione dell’art. 37 CCNL 2003 e degli artt. 1362 c.c. e ss. in riferimento alla statuizione di illegittimità del trasferimento per non avere tenuto conto, come previsto dalla disposizione del CCNL, delle condizioni personali e familiari della lavoratrice; la ricorrente ha assunto che la norma contrattuale non impediva il trasferimento ma prescriveva, ove possibile, di renderlo meno disagevole e neppure imponeva di indicare nel provvedimento l’esito della valutazione delle condizioni della lavoratrice;

2. che ritiene il collegio si debba rigettare il ricorso;

3. che, infatti:

– quanto al primo motivo, il vizio di motivazione denunziabile in sede di legittimità, secondo la formulazione dell’art. 360 c.p.c., n. 5 vigente ratione temporis, concerne l’omesso, insufficiente e contraddittorio esame di un fatto controverso e decisivo per il giudizio, “fatto” da intendersi nel senso storico-naturalistico; le circostanze di cui si lamenta il mancato esame risultano esaminate in sentenza (sottoscrizione per accettazione del trasferimento, allegazioni del ricorso di primo grado) o, comunque, appaiono prive del carattere di decisività (contenuti della nota di convocazione della lavoratrice del 17.2.2005)

– la interpretazione della volontà della lavoratrice neppure è affetta dal vizio di diritto denunziato con il secondo motivo, avendo la Corte di merito tenuto conto del tenore letterale delle espressioni usate, ritenendo che la espressione “per accettazione” avesse il significato di obbedienza al provvedimento e non di sua condivisione;

– in ordine al vizio di ultrapetizione denunziato con il terzo motivo deve darsi in questa sede continuità al principio, già affermato da questa Corte (Cass. sez. lav., sent. 11 febbraio 1998 nr. 1438), secondo cui nell’ipotesi in cui venga contestata la legittimità sul piano sostanziale del trasferimento, la controversia investe la sussistenza degli elementi costitutivi della fattispecie prevista dall’art. 2103 c.c., che pone a carico del datore di lavoro l’onere della prova dei presupposti per l’esercizio del potere datoriale; la verifica di tali elementi, anche se non espressamente richiesta, deve ritenersi implicitamente contenuta nel thema decidendum. La sentenza impugnata sfugge, dunque, alla censura formulata;

– il quarto ed il quinto motivo, che possono essere esaminati congiuntamente in quanto connessi, sono infondati. La Corte territoriale ha ritenuto carente la prova del rispetto delle condizioni previste dal CCNL 29.7.2004 (con il quale in sede sindacale le parti disciplinavano la riammissione in servizio dei dipendenti già assunti a termine e regolamentavano consensualmente il potere di trasferimento del datore di lavoro) sia quanto alla indisponibilità di posti nell’ufficio di provenienza ((OMISSIS)) sia quanto alla prescritta comunicazione mensile dell’elenco dei Comuni eccedentari alle Organizzazioni Sindacali. Le prove testimoniali delle quali Poste Italiane lamenta la mancata ammissione appaiono prive di decisività: esse non afferivano alla comunicazione degli elenchi dei Comuni eccedentari alle Organizzazioni Sindacali, che la sentenza ha ritenuto costituire condizione di legittimità del provvedimento. Tale statuizione è stata contestata dalla odierna ricorrente soltanto genericamente (senza neppure dedurre un vizio di interpretazione dell’accordo sindacale);

– che il rigetto delle censure proposte con il quarto ed il quinto motivo determinano il difetto di interesse della società ricorrente all’esame del sesto (con il quale si censura la ritenuta necessità di motivare il trasferimento anche rispetto alla considerazione delle esigenze personali e familiari della lavoratrice), in quanto esso attiene ad una ratio decidendi concorrente rispetto a quella, autonomamente decisiva, del difetto di prova del rispetto dell’accordo del 29.7.2004, con il quale le parti codificavano le ragioni di carattere tecnico, organizzativo e produttivo richiamate nell’art. 2013 c.c. (si veda alla pagina 4 della sentenza, in principio);

che il ricorso deve essere conclusivamente respinto;

che non vi è luogo a provvedere sulle spese, per la mancata costituzione della intimata.

PQM

 

La Corte rigetta il ricorso. Nulla per le spese.

Così deciso in Roma, nella adunanza camerale, il 17 maggio 2017.

Depositato in Cancelleria il 28 settembre 2017

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