Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2270 del 30/01/2020

Cassazione civile sez. VI, 30/01/2020, (ud. 17/12/2019, dep. 30/01/2020), n.2270

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GENOVESE Francesco Antonio – Presidente –

Dott. TRICOMI Laura – Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – Consigliere –

Dott. TERRUSI Francesco – Consigliere –

Dott. LAMORGESE Antonio Pietro – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 4929-2018 proposto da:

C.T., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR

presso la CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE, rappresentato e

difeso dall’avvocato DUILIO BALOCCO;

– ricorrente –

Contro

MINISTERO DELL’INTERNO;

– intimato –

avverso il decreto n. 380/2017 del TRIBUNALE di CAGLIARI, depositato

il 28/12/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 17/12/2019 dal Consigliere Relatore Dott. LAMORGESE

ANTONIO PIETRO.

Fatto

FATTO E DIRITTO

Ritenuto che C.T., cittadino della Guinea, ricorre avverso il decreto del Tribunale di Cagliari del 28 dicembre 2017, che ha rigettato la sua domanda di riconoscimento della protezione internazionale e umanitaria.

Considerato che egli ha proposto ricorso sulla base dei seguenti motivi: i primi quattro deducono infondatamente l’illegittimità costituzionale del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35 bis, come inserito dal D.L. n. 17 del 2017, art. 6, lett. g), conv. in L. n. 46 del 2017, per avere soppresso il grado d’impugnazione in appello, ma il dubbio è fugato da Cass. 27700/2018; per avere eliminato la sospensione degli effetti del provvedimento impugnato nel tempo occorrente per l’acquisto di definitività dello stesso e per non avere il legislatore previsto la necessità dell’audizione del richiedente asilo in mancanza dell’acquisizione della videoregistrazione, ma i suddetti dubbi di costituzionalità sono fugati da Cass. 17717 e 32319/2018;

con il quinto motivo, che denuncia la violazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35 bis, n. 13, il ricorrente assume la necessità di disporre l’audizione del richiedente asilo in mancanza della videoregistrazione del colloquio dinanzi alla Commissione territoriale, ma l’orientamento di questa Corte è in senso contrario (ord. n. 32319/2018 cit.);

il sesto motivo, che denuncia la mancata acquisizione della videoregistrazione del colloquio dinanzi alla Commissione territoriale, è infondato: dal ricorso si desume che il tribunale, mancando la videoregistrazione, ha tenuto l’udienza dinanzi a sè e ciò è sufficiente per escludere la denunciata violazione di legge, alla luce della giurisprudenza di legittimità (Cass. n. 17717/2018, n. 32319/2018), tanto più che il cittadino straniero ha partecipato all’udienza ed ha risposto ad alcune domande del giudice;

il settimo motivo, che denuncia violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, e del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 32, comma 3, per avere negato il riconoscimento della protezione umanitaria senza verificare i parametri della vulnerabilità e della integrazione nel paese d’accoglienza, è inammissibile, risolvendosi nel tentativo di ottenere una impropria revisione di incensurabili apprezzamenti di fatto congruamente compiuti dai giudici di merito; il ricorso è rigettato;

non si deve provvedere sulle spese, non avendo il Ministero dell’interno svolto attività difensiva.

PQM

la Corte rigetta il ricorso.

Dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, in misura pari a quello, ove dovuto, per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 17 dicembre 2019.

Depositato in Cancelleria il 30 gennaio 2020

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