Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22694 del 11/08/2021

Cassazione civile sez. VI, 11/08/2021, (ud. 20/04/2021, dep. 11/08/2021), n.22694

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCOTTI Umberto L.C.G. – rel. Presidente –

Dott. PARISE Clotilde – Consigliere –

Dott. MERCOLINO Guido – Consigliere –

Dott. TERRUSI Francesco – Consigliere –

Dott. NAZZICONE Loredana – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 9492-2020 proposto da:

C.Q.D.S., elettivamente domiciliato in ROMA,

PIAZZA CAVOUR presso la CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE,

rappresentato e difeso dagli avvocati MARIA ELENA GRECO, FEDERICO

LERA;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, (OMISSIS);

– intimato –

avverso l’ordinanza n. 71/2020 del GIUDICE DI PACE di GENOVA,

depositata il 16/03/2020;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 20/04/2021 dal Consigliere Relator Dott. UMBERTO

LUIGI CESARE GIUSEPPE SCOTTI.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA e RAGIONI DELLA DECISIONE

La Corte:

rilevato che:

con ordinanza del 30/1/2020 il Giudice di pace di Genova ha rigettato il ricorso proposto dal cittadino ecuadoregno C.Q.D.S. avverso il decreto di espulsione dal territorio nazionale emesso dal Prefetto di Genova il (OMISSIS) e notificato in pari data;

avverso la predetta ordinanza C.Q.D.S. ha proposto ricorso per cassazione rivolto contro il Ministero dell’Interno e notificato presso l’Avvocatura generale dello Stato in data 2/3/2020, svolgendo due motivi;

con il primo motivo di ricorso il ricorrente denuncia difetto di legittimazione in capo al funzionario (Dott. T. dell’Ufficio immigrazione della Questura e non della Prefettura) intervenuto in giudizio per l’Amministrazione resistente e privo di valida delega, con il conseguente difetto di rappresentanza o autorizzazione;

con il secondo motivo di ricorso, proposto ex art. 360 c.p.c., n. 5, il ricorrente denuncia omesso esame di fatto decisivo oggetto di discussione fra le parti per l’assoluta genericità e mancanza di attenzione del provvedimento impugnato ai plurimi elementi caratterizzanti la personalità del ricorrente prospettati dalla difesa, sacrificati per un immotivato giudizio di pericolosità sociale a suo carico (convivenza nel Comune di Chiavari con la compagna e due figlie minorenni di anni 6 ed 1, attestato da dichiarazione della compagna; paternità di altro bambino di anni 12, per cui il ricorrente versa assegno di mantenimento; rapporto di lavoro presso la ditta CIGIEMME di Chiavari da 16 anni; stipendio di Euro 1.500,00 al mese; assoluzione dall’accusa di spaccio di stupefacenti ex art. 73 T.U. risultante a terminale; precedenti penali assai risalenti a più di sette anni prima del provvedimento impugnato, controbilanciati dal giudizio di non pericolosità emesso dal Tribunale di Sorveglianza di Genova ai fini della esecuzione domiciliare della pena detentiva);

l’Amministrazione intimata non si è costituita in giudizio;

e’ stata proposta ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c. la trattazione in camera di consiglio non partecipata;

parte ricorrente ha illustrato con memoria ex art. 380 bis c.p.c., comma 2, le proprie difese.

Diritto

RITENUTO

che:

secondo giurisprudenza per lungo tempo assolutamente granitica di questa Corte nei giudizi di opposizione al provvedimento prefettizio di espulsione dello straniero, la legittimazione passiva appartiene in via esclusiva, personale e permanente al Prefetto, quale autorità che ha emesso il provvedimento, ed è inammissibile il ricorso per cassazione notificato al Ministero dell’Interno presso l’Avvocatura generale dello Stato invece che al Prefetto in proprio (Sez. 1, n. 9078 del 07/07/2000, Rv.53895501; Sez. 1, n. 5537 del 13/04/2001, Rv. 545917 – 01; Sez. U, n. 15141 del 28/11/2001, Rv. 550716 – 01; Sez. 1, n. 10991 del 10/06/2004, Rv. 573508 – 01; Sez. 1, n. 1395 del 27/01/2004, Rv. 569699 – 01; Sez. 1, n. 28869 del 29/12/2005, Rv. 585689 – 01; Sez. 1, n. 14293 del 21/06/2006, Rv. 592741-01; Sez. 1, n. 825 del 19/01/2010, Rv. 611929-01; Sez. 6 – 1, n. 16178 del 30/07/2015, Rv. 636358 – 01);

non diverge da questo orientamento la decisione di rinotificazione in sanatoria ex art. 291 c.p.c. disposta dalla Sez. 1 con ordinanza interlocutoria n. 12665 del 13/05/2019 (Rv. 653771 – 01), emessa in un caso in cui il ricorso era stato rivolto contro il Prefetto ma notificato a costui presso l’Avvocatura generale dello Stato e pertanto in una ipotesi nella quale non si erano registrati vizi intrinseci del ricorso quanto alla editio actionis e vocatio in ius, ma solo della sua notificazione;

nella specie il ricorso è stato rivolto al Ministero dell’Interno e ad esso notificato presso l’Avvocatura generale dello Stato;

recentemente però – come ricorda il ricorrente con la sua memoria – la Sez. 2, con ordinanza n. 24582 del 04/11/2020 (Rv. 659666 – 01) ha affermato che nel giudizio di cassazione avverso la convalida del decreto di espulsione emesso dal Prefetto, il contraddittorio con l’Amministrazione è correttamente instaurato mediante la notifica del ricorso al Ministero dell’interno, anziché al Prefetto, atteso che la legittimazione degli organi periferici del predetto Ministero a stare in giudizio per mezzo di propri funzionari costituisce una mera facoltà dell’Amministrazione, che non esclude l’evocazione diretta del Ministero dell’interno nel giudizio di legittimità, purché la notificazione del ricorso sia effettuata presso l’Avvocatura generale dello Stato;

tale pronuncia si è richiamata all’autorità di altro precedente della Sez. 1, n. 27692 del 30/10/2018 – Rv. 651449 – 01, reso, per vero, in tema di impugnazione della convalida del provvedimento del Questore di applicazione delle misure alternative al trattenimento, ma argomentato con riferimento alle stesse norme che governano l’impugnazione dei provvedimenti prefettizi di espulsione;

secondo tale pronuncia il contraddittorio con l’Amministrazione è correttamente instaurato mediante la notifica del ricorso al Ministero dell’interno presso l’Avvocatura generale dello Stato, poiché la legittimazione degli organi periferici del predetto Ministero a stare in giudizio per mezzo di propri funzionari costituisce una mera facoltà dell’Amministrazione che, tuttavia, non esclude, da un lato, la partecipazione dell’Avvocatura distrettuale dello Stato nelle fasi di merito e, dall’altro, che nel giudizio di legittimità possa essere evocato in giudizio direttamente il Ministero dell’Interno, essendo imposto ex lege in tale fase processuale soltanto che la notificazione del ricorso venga effettuata presso l’Avvocatura generale dello Stato;

nella citata pronuncia n. 27692/2018 si legge in particolare: “la legittimazione diretta degli organi periferici del Ministero, deve essere configurata come uno strumento di semplificazione della partecipazione in giudizio, in particolare nei gradi di merito, dell’Autorità statuale, in funzione della valorizzazione del principio di prossimità e di conseguente conoscenza della situazione da rappresentare e sostenere nel processo, oltre che dell’esigenza di non gravare l’Avvocatura distrettuale dello Stato della partecipazione necessaria a procedimenti che possono essere dislocati anche molto lontano dal capoluogo di regione. Si tratta pertanto di una facoltà, concessa, agli organi periferici del Ministero dell’Interno, di stare in giudizio con propri funzionari delegati ma senta escludere, da un lato, la possibilità della partecipa dell’Avvocatura distrettuale dello Stato, e dall’altro, che nel giudizio di legittimità possa essere evocato in giudizio direttamente il Ministero dell’Interno, essendo imposto ex lege, con riferimento a tale fase processuale, soltanto che la notificazione del ricorso venga effettuata presso l’Avvocatura generale dello Stato, peraltro senta che dall’errore (non commesso nel caso di specie) consegua alcun impedimento preclusivo della prosecuzione del giudizio, potendo procedersi alla rinnovazione, in funzione sanante, della notificazione. (ex multis, Cass. 27767 del 2013). In conclusione, deve escludersi, nella specie, il difetto di legittimazione passiva del Ministero evocato in giudizio e precisarsi che, anche qualora si ravvisasse erronea l’individuazione come soggetto legittimato del Ministero (o dell’organo periferico che ne costituisce articolazione organizzativa) si tratterebbe di un vizio di mera nullità senz’altro sanabile con la rinnovazione della notificazione. Tra l’organo periferico ed il Ministero, dotato ex lege di legittimazione e rappresentanza esterna, ricorre una relazione gerarchica di sotto-ordinazione che esclude comunque la ricorrenza di un effettivo errore identificativo, incidente sulla legittimazione processuale e sostanziale della parte resistente”;

v’e’ da dire, peraltro che la formulazione del D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, art. 13 bis, comma 2, primo periodo, (abrogato dal D.Lgs. 1 settembre 2011, n. 150, art. 34, comma 19, lett. c), secondo il quale “L’autorità che ha emesso il decreto di espulsione può stare in giudizio personalmente o avvalersi di funzionari appositamente delegati”, è stato riprodotto, pressoché pedissequamente, nel c.d. “decreto riti”, art. 18, comma 6, (D.Lgs. 1 settembre 2011, n. 150) secondo il quale “L’autorità che ha emesso il provvedimento impugnato può costituirsi fino alla prima udienza e può stare in giudizio personalmente o avvalersi di funzionari appositamente delegati”;

questi due precedenti divergenti non paiono in grado di infrangere l’orientamento più antico, non solo ben più numeroso, ma anche avallato da una pronuncia delle Sezioni Unite (n. 15141 del 28/11/2001), resa con riferimento alla pressoché identica precedente formulazione normativa in tema di giudizio di opposizione all’espulsione prefettizia, il che corrobora il predetto indirizzo con la particolare efficacia di cui all’art. 374 c.p.c., comma 3;

il predetto orientamento è stato inoltre riaffermato – anche dopo le due decisioni divergenti – da varie pronunce, come l’ordinanza della Sez. Lav. n. 29968 del 31/12/2020 e le ordinanze della Sez. 1 n. 9810,9814 e 9815 del 14/4/2021, che hanno ribadito l’esclusiva legittimazione prefettizia, salvo porsi il diverso problema della corretta notificazione dell’impugnazione a tale organo periferico dell’Amministrazione statale, nella stessa logica della citata ordinanza n. 12665 del 13/05/2019;

ritenuto pertanto che il presente ricorso debba essere dichiarato inammissibile, senza alcuna pronuncia in punto spese in difetto di costituzione della parte intimata.

P.Q.M.

La Corte:

dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, ove dovuto.

Depositato in Cancelleria il 11 agosto 2021

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