Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22681 del 19/10/2020

Cassazione civile sez. VI, 19/10/2020, (ud. 15/09/2020, dep. 19/10/2020), n.22681

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCALDAFERRI Andrea – Presidente –

Dott. SCOTTI Umberto Luigi C.G. – Consigliere –

Dott. PARISE Clotilde – rel. Consigliere –

Dott. MARULLI Marco – Consigliere –

Dott. NAZZICONE Loredana – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 18962-2019 proposto da:

L.F., elettivamente domiciliato in ROMA, VIALE ANGELICO 38,

presso lo studio dell’avvocato MARCO LANZILAO, che lo rappresenta e

difende;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO COMMISSIONE TERRITORIALE PER IL RICONOSCIMENTO

DELLA PROTEZIONE INTERNAZIONALE DI ROMA;

– intimato –

avverso la sentenza n. 2393/2019 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 09/04/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 15/09/2020 dal Consigliere Relatore Dott. CLOTILDE.

PARISE.

 

Fatto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con sentenza n. 2393/2019 pubblicata il 9-4-2019 la Corte D’Appello di Roma ha dichiarato inammissibile per difetto di specificità l’appello proposto da L.F., cittadino del Ghana, avverso l’ordinanza del Tribunale di Roma che aveva rigettato la sua domanda avente ad oggetto in via gradata il riconoscimento dello status di rifugiato, della protezione sussidiaria e di quella umanitaria. La Corte d’appello ha ritenuto inammissibili per difetto di specificità tutte le censure svolte dall’appellante, il quale riferiva di essere di religione cristiana e di essere fuggito perchè aggredito, minacciato e sottoposto a violenze e torture da suo padre e dagli abitanti del suo villaggio, che volevano costringerlo a convertirsi alla religione musulmana. La Corte territoriale ha rilevato che l’appellante non aveva richiamato le ragioni poste dal Tribunale a fondamento del provvedimento impugnato, nè le aveva sottoposte ad argomentata critica.

2. Avverso il suddetto provvedimento, il ricorrente propone ricorso per cassazione, affidato a quattro motivi, nei confronti del Ministero dell’Interno, che è rimasto intimato.

3. I motivi di ricorso sono così rubricati: 1. “art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, Contenuto dell’atto di appello ed ammissibilità dell’impugnazione in relazione all’obbligo di specificità dei motivi statuito dall’art. 342 c.p.c.. Violazione dell’art. 342 c.p.c.”; 2. “art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, Errato esame delle dichiarazioni rese dal ricorrente alla Commissione Territoriale e delle allegazioni portate in giudizio per la valutazione della condizione personale del ricorrente”; 3. ” art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, Mancata concessione della protezione sussidiaria cui il ricorrente aveva diritto ex lege in ragione delle attuali condizioni socio politiche del paese di provenienza. Violazione o falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14″; 4. “art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, Omessa applicazione al ricorrente della protezione, ai sensi del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, non potendo essere rifiutato il permesso di soggiorno allo straniero, qualora ricorrano seri motivi di carattere umanitario, nonchè del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 19, che vieta l’espulsione dello straniero che possa essere perseguitato nel suo paese d’origine o che ivi possa correre gravi rischi. Omessa applicazione dell’art. 10 Cost.”.

4. Il primo motivo è inammissibile.

4.1. Il ricorrente, nel censurare la statuizione di inammissibilità dell’appello dallo stesso proposto, deduce di aver criticato, con il suddetto atto di gravame, la ricostruzione in fatto effettuata dal Tribunale sia sul giudizio di non credibilità della vicenda personale narrata sia sulla situazione del suo paese e sulle condizioni di pericolo ivi esistenti anche ai fini del riconoscimento della protezione umanitaria. Assume di aver dedotto le corrispondenti violazioni di legge e di avere così sufficientemente spiegato i motivi di impugnazione, ampiamente argomentati, dei quali riporta in ricorso la rubrica e la sintesi (pag. nn. 3 e 4 del ricorso).

4.2. Secondo la costante giurisprudenza di questa Corte, ove il ricorrente censuri la statuizione di inammissibilità, per difetto di specificità, di un motivo di appello, ha l’onere di specificare, nel ricorso, le ragioni per cui ritiene erronea tale statuizione del giudice di appello e sufficientemente specifico, invece, il motivo di gravame sottoposto a quel giudice, e non può limitarsi a rinviare all’atto di appello, ma deve riportarne il contenuto nella misura necessaria ad evidenziarne la pretesa specificità (Cass.n. 22880/2017).

4.3. Nel caso di specie la Corte d’appello ha rilevato che l’appellante, attuale ricorrente, non aveva neppure richiamato le ragioni poste dal Tribunale a fondamento del provvedimento impugnato, nè le aveva sottoposte ad argomentata critica. La Corte territoriale ha affermato che i motivi d’appello erano stati proposti in termini di assoluta genericità, senza introdurre alcuna parte argomentativa contenente riferimenti a fatti determinati colti a contestare il percorso logico-argomentativo della sentenza impugnata.

Il ricorrente si limita a dedurre di aver adeguatamente criticato la decisione di primo grado, riproponendo sic et simpliciter la sua versione dei fatti, ed assume che l’atto di gravame sia stato molto chiaro nel sostenere la violazione delle norme di legge asseritamente violate dal Tribunale, senza tuttavia riportare nel ricorso per cassazione, nelle parti essenziali, la motivazione della sentenza di primo grado, che afferma di avere sottoposto a critica con ampie argomentazioni, non meglio precisate (pag. n. 4 ricorso).

Riporta, inoltre, nel ricorso, la rubrica dei quattro motivi d’appello e la sintesi di tre di essi, e tuttavia nella sintesi dei motivi non è dato rinvenire alcuna argomentazione critica specifica o l’allegazione di fatti precisi ed individualizzati, con riferimento alle carenze indicate nella sentenza impugnata.

Le censure svolte in appello, nella parte riportata nel ricorso per cassazione, si risolvono in una contestazione del tutto generica dei fatti accertati dal Tribunale, priva di attinenza al percorso motivazionale della sentenza di primo grado, che è riassunto nella sentenza impugnata (pag. n. 2 della sentenza, in cui si legge che, ad avviso del Tribunale, il racconto del richiedente non era coerente con le informazioni sul Ghana, che ha assetto istituzionale stabile da anni), ma al cui specifico contenuto nessun accenno si rinviene (Cass. Sez.VI – 1, 07/09/2017 n. 20910). Nè può in alcun modo sostenersi, come sembra assumere il ricorrente, che la specificità possa consistere nella mera segnalazione delle norme violate, senza attinenza al percorso motivazionale del provvedimento impugnato, e nella generica doglianza di mancato approfondimento istruttorio.

5. Restano assorbiti gli altri motivi, concernenti il merito non esaminato dalla Corte d’appello, che il ricorrente propone “per quanto necessario”

6. Nulla si dispone circa le spese del giudizio di legittimità, stante il mancato svolgimento di attività difensiva da parte del Ministero.

7. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, deve darsi atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso per cassazione, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, ove dovuto (Cass. n. 23535/2019).

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso per cassazione, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, ove dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della VI-1 Sezione civile, il 15 settembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 19 ottobre 2020

 

 

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