Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2268 del 26/01/2022

Cassazione civile sez. VI, 26/01/2022, (ud. 18/11/2021, dep. 26/01/2022), n.2268

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BISOGNI Giacinto – Presidente –

Dott. DI MARZIO Mauro – Consigliere –

Dott. MARULLI Marco – Consigliere –

Dott. MERCOLINO Guido – Consigliere –

Dott. CARADONNA Lunella – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 8513/2021 proposto da:

S.O.O., rappresentato e difeso dall’Avv. Anna Rosa

Oddone, come da delega in calce al ricorso per cassazione.

– ricorrente –

e:

Ministero dell’Interno, in persona del Ministro in carica,

domiciliato ex lege in Roma, Via dei Portoghesi, 12, presso gli

uffici dell’Avvocatura Generale dello Stato.

– resistente –

avverso la sentenza della Corte d’appello di TORINO, emessa nel proc.

n. 903/2019, decisa nella Camera di consiglio del 22 gennaio 2021;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 18 novembre 2021 dal consigliere Lunella Caradonna.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. S.O.O., nato in Nigeria (Benin City), ricorre, con atto affidato a due motivi, nei confronti del Ministero dell’interno, contro la sentenza del 22 gennaio 2021, con cui la Corte d’appello di Torino ha respinto il suo appello avverso l’ordinanza del Tribunale di rigetto della domanda di protezione internazionale ed umanitaria.

2. Il ricorrente ha lasciato il suo paese di origine, perché si era rifiutato di diventare membro dapprima della setta denominata “(OMISSIS)” e poi della setta dei “(OMISSIS)”, scatenendo in tal modo l’ira e il desiderio di vendetta del padre.

3. L’Amministrazione intimata si è costituita ai soli fini dell’eventuale partecipazione all’udienza di discussione della causa ai sensi dell’art. 370 c.p.c..

4. Il ricorso è stato assegnato all’adunanza in Camera di consiglio non partecipata del giorno 18 novembre 2021 ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c..

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Il primo mezzo denuncia violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, comma 1, lett. c), in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, o comunque omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, per non avere la Corte d’appello valutato in modo approfondito le doglienze difensive relative al paese d’origine del ricorrente e per non avere valutato le fonti aggiornate e specifiche sulla situazione in atto in Nigeria.

1.1 Il motivo è inammissibile, perché volto a sollecitare questa Corte ad una rivalutazione delle fonti informative per accreditare, in questo giudizio di legittimità, un diverso apprezzamento della situazione di pericolosità interna della Nigeria, giudizio quest’ultimo inibito alla corte di legittimità ed invece rimesso alla cognizione esclusiva dei giudici del merito, la cui motivazione è stata articolata – sul punto qui in discussione – in modo adeguato e scevro da criticità argomentative, avendo specificato, alle pagine 4 e 5 della sentenza impugnata, con l’indicazione di fonti aggiornate al 2016, che nel paese di provenienza del richiedente non si assiste ad un conflitto armato generalizzato, tale da integrare il pericolo di danno protetto dalla norma sopra ricordata.

2. Il secondo motivo denuncia l’omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, avendo omesso la Corte d’appello di valutare la condizione di vulnerabilità del ricorrente, in ordine alle sue vicende personali e alla situazione di criticità del territorio.

2.1 Il motivo è inammissibile, atteso che il denunciato vizio di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, concerne esclusivamente l’omesso esame di un fatto storico, principale o secondario, la cui esistenza risulti dal testo della sentenza o dagli atti processuali, che abbia costituito oggetto di discussione tra le parti e che abbia carattere decisivo per il giudizio (Cass., Sez. U., sentenza 7 aprile 2014, n. 8053).

Questa Corte ha, infatti, chiarito che il fatto storico prospettato, inteso come un preciso accadimento o una precisa circostanza in senso storico-naturalistico, deve essere decisivo, ovvero per potersi configurare il vizio è necessario che la sua assenza conduca, con un giudizio di certezza e non di mera probabilità, ad una diversa decisione, in un rapporto di causalità fra la circostanza che si assume trascurata e la soluzione giuridica data, vale a dire un fatto che se esaminato avrebbe determinato un esito diverso della controversia (Cass., 8 ottobre 2014, n. 21152; Cass., 14 novembre 2013, n. 25608).

2.2 La Corte d’appello, peraltro, ha affermato che il ricorrente aveva censurato in modo generico l’ordinanza impugnata e che non era sufficiente, al fine di ottenere la protezione umanitaria, nell’assenza di un collegamento concreto tra la situazione statale e la persecuzione allegata dal soggetto, il mero dato della provenienza dalla Nigeria; mentre in relazione alla riferita integrazione sociale, la documentazione versata in atti non era decisiva, essendosi in presenza di un lavoro a tempo determinato e con retribuzione modesta, che non consentiva una totale indipendenza economica del richiedente asilo.

3. In conclusione, il ricorso va dichiarato inammissibile.

Nulla sulle spese, poiché l’Amministrazione intimata non ha svolto difese.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, si dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, ove dovuto.

Così deciso in Roma, il 18 novembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 26 gennaio 2022

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