Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22670 del 27/09/2017


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Cassazione civile, sez. II, 27/09/2017, (ud. 22/06/2017, dep.27/09/2017),  n. 22670

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Felice – Presidente –

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – Consigliere –

Dott. D’ASCOLA Pasquale – Consigliere –

Dott. CRISCUOLO Mauro – rel. Consigliere –

Dott. GRASSO Gianluca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 23241/2012 proposto da:

M.N. (OMISSIS), domiciliato in ROMA presso la Cancelleria

della Corte di Cassazione, e rappresentato e difeso dall’avv.

GIUSEPPE MANCINI, giusta procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

U.A., domiciliato in ROMA presso la Cancelleria della Corte

di Cassazione, e rappresentato e difeso dall’avv. PIER LUIGI

PETRAGNANI giusta procura in calce al controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 148/2012 del TRIBUNALE di LANCIANO, depositata

il 28/03/2012;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

22/06/2017 dal Consigliere Dott. MAURO CRISCUOLO.

Fatto

RAGIONI IN FATTO ED IN DIRITTO

1. M.N. ha proposto appello averso la sentenza del Giudice di Pace di Lanciano n. 211 del 2010 con la quale era stata rigettata l’opposizione proposta avverso il decreto ingiuntivo emesso in favore di U.A. per l’importo di Euro 725,11, quale corrispettivo per l’utilizzo di un’autogru, come da fattura n. (OMISSIS).

Il Tribunale di Lanciano con la sentenza n. 148 del 28 marzo 2012 ha rigettato l’appello.

Dopo avere disatteso alcune eccezioni di carattere preliminare, la decisione de qua riteneva di condividere le conclusione del giudice di pace, nella parte in cui aveva ritenuto che, pur non potendo utilizzarsi la cd. bolla di accompagnamento, per essere stata disconosciuta la sottoscrizione apposta in calce alla stessa, tuttavia la prova dell’effettiva prestazione di noleggio dell’autogru emergeva dalla deposizione del teste R..

Inoltre, quanto alla contestazione dell’opponente, secondo cui in realtà la prestazione era stata resa da altro soggetto, e cioè dalla U. S.r.l., soggetto diverso dalla ditta individuale di U.A., mancava la prova che la diversa prestazione fosse stata poi effettivamente pagata a colui che era indicato come creditore.

In merito alla fattura n. (OMISSIS) emessa appunto dalla società, il Tribunale rilevava che la sua produzione era tardiva, trattandosi di documento che era nella disponibilità del M. sin dal momento in cui aveva proposto opposizione, non potendo quindi essere introdotta nel giudizio in epoca successiva alla scadenza delle preclusioni istruttorie, nè in grado di appello, dovendosi anche escludere il carattere della sua indispensabilità, risultando comunque non idonea a dimostrare che la prestazione ivi fatturata fosse la medesima posta a fondamento della pretesa azionata in via monitoria dall’ U.. Infine riteneva che non fosse censurabile la decisione del giudice di prime cure di non disporre la riaudizione di un teste nonchè l’omessa trasmissione degli atti alla Procura, non emergendo in alcun modo con certezza la falsità della deposizione resa dal teste T..

Per la cassazione della sentenza del Tribunale ricorre M.N. sulla base di tre motivi.

U.A. resiste con controricorso.

2. Il primo motivo di ricorso denunzia la violazione dell’art. 210 c.p.c. e dell’art. 94 disp. att. c.p.c..

Si deduce che era stato lo stesso opposto a sollecitare l’ordine di esibizione delle scritture contabili dell’opponente e che, avendo disposto in tal senso il giudice di pace, dal riscontro dei libri contabili era emersa l’esistenza di una fattura concernente prestazioni di noleggio di un’autogru, fattura che era però riferibile alla società e non all’opposto, quale imprenditore individuale.

In tal senso deve quindi ritenersi erronea l’affermazione del Tribunale di ritenere tardiva la produzione della fattura de qua. Il secondo motivo di ricorso denunzia la manifesta illogicità della motivazione del Tribunale sostenendosi che dalle prove raccolte emergerebbe l’unicità della prestazione resa presso il cantiere del R., con la conseguenza che sarebbe del tutto illogico sostenere, come invece ha fatto il Tribunale che la produzione in giudizio della fattura n. (OMISSIS) emessa dalla società non sarebbe dirimente ai fini della decisione.

Ritiene il Collegio che rivesta carattere assolutamente preliminare la questione relativa alla stessa ammissibilità dell’appello, atteso che trattasi di controversia avente ad oggetto il pagamento di somma inferiore all’importo di cui dell’art. 113 c.p.c., comma 2, per la quale l’appello è consentito solo per i motivi di cui dell’art. 339 c.p.c.. u.c..

Nel caso di specie, come si rileva dalla narrazione contenuta nella sentenza gravata e della stessa esposizione di parte ricorrente, i motivi addotti a sostegno dell’appello non rientravano tra quelli appunto previsti dalla norma sopra richiamata, con la conseguenza che l’appello andava dichiarato inammissibile.

Da ciò consegue altresì che, in assenza di un’espressa decisione del giudice di appello che abbia negato l’esistenza della causa di inammissibilità, questa Corte deve rilevare d’ufficio l’inammissibilità maturata (cfr. ex multis e da ultimo, Cass. n. 15370/2016, per la quale la rilevazione del giudicato formale può avvenire d’ufficio in ogni stato e grado del giudizio, senza che possa ritenersi precluso il suo rilievo ad istanza della parte interessata per effetto della sua precedente inerzia o per effetto del mancato svolgimento di attività difensiva in sede di legittimità, essendo mancata nella fattispecie ora in esame, come detto, una valutazione positiva in termini di ammissibilità dell’appello da parte del Tribunale, che sulla questione ha ritenuto semplicemente opportuno soprassedere).

Ne discende che la sentenza impugnata dev’essere cassata senza rinvio ai sensi dell’art. 382, terzo comma, c.p.c. perchè il giudizio non poteva essere proseguito. Da tanto deriva altresì che resta ferma la decisione resa dal primo giudice.

Ai sensi dell’art. 385 c.p.c., comma 2, si deve provvedere sulle spese del giudizio di appello e su quelle del giudizio di cassazione, mentre restano ferme le statuizioni della sentenza di primo grado in ragione dell’inammissibilità dell’appello.

Le spese dei due gradi seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo.

PQM

 

La Corte, visto l’art. 382 c.p.c., comma 3, cassa senza rinvio la sentenza impugnata perchè il giudizio di appello non poteva essere proseguito.

Condanna il ricorrente al rimborso delle spese di lite che liquida per il giudizio di appello in Euro 500,00 e per il giudizio di legittimità in Euro 600,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre spese generali, pari al 15% sui compensi, ed accessori di legge.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 22 giugno 2017.

Depositato in Cancelleria il 27 settembre 2017

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