Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2265 del 26/01/2022

Cassazione civile sez. VI, 26/01/2022, (ud. 18/11/2021, dep. 26/01/2022), n.2265

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BISOGNI Giacinto – Presidente –

Dott. DI MARZIO Mauro – Consigliere –

Dott. MARULLI Marco – Consigliere –

Dott. MERCOLINO Guido – Consigliere –

Dott. CARADONNA Lunella – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 6470/2021 proposto da:

O.F., rappresentato e difeso dall’Avv. Irene Marucco, per

procura rilasciata su foglio separato facente parte del ricorso per

cassazione.

– ricorrente –

e:

Ministero dell’Interno, in persona del Ministro in carica,

domiciliato ex lege in Roma, Via dei Portoghesi, 12, presso gli

uffici dell’Avvocatura Generale dello Stato.

– resistente –

avverso la sentenza della Corte d’appello di TORINO, n. 76/2021,

pubblicata in data 22 gennaio 2021;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 18 novembre 2021 dal consigliere Lunella Caradonna.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. O.F., nato a Port Harcourt, nel sud della Nigeria (River State), ricorre, con atto affidato ad un unico motivo, nei confronti del Ministero dell’interno, contro la sentenza del 22 gennaio 2021, con cui la Corte d’appello di Torino ha respinto il suo appello avverso l’ordinanza del Tribunale di rigetto della domanda di protezione internazionale ed umanitaria.

2. Il ricorrente ha lasciato il suo paese di origine, perché, a causa di un esproprio operato dallo Stato, era stato costretto a chiudere la sua attività di vendita di pezzi di ricambio.

3. L’Amministrazione intimata si è costituita ai soli fini dell’eventuale partecipazione all’udienza di discussione della causa ai sensi dell’art. 370 c.p.c..

4. Il ricorso è stato assegnato all’adunanza in Camera di consiglio non partecipata del giorno 18 novembre 2021 ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c..

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Il primo ed unico mezzo denuncia la violazione e/o erronea applicazione, ex art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 1 e 3, del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6 e art. 19, ed in relazione all’art. 10 Cost., comma 3, avendo omesso la Corte territoriale l’audizione del richiedente, richiesta espressamente nell’atto di impugnazione, ed avendo negato la protezione umanitaria, non tenendo conto della situazione esistente in Nigeria e della posizione del richiedente, che aveva lasciato il suo paese di origine in condizione di assoluta precarietà e che era arrivato in Italia in giovane età e dopo avere subito un periodo di terribile detenzione in Libia, nonché dello svolgimento continuativo di attività lavorativa.

1. Il motivo è inammissibile.

1.2 Questa Corte, sotto lo specifico profilo, della violazione di un preteso obbligo di assumere, comunque, l’audizione, di recente, ha affermato che “Nei giudizi in materia di protezione internazionale il giudice, in assenza della videoregistrazione del colloquio svoltosi dinanzi alla Commissione territoriale, ha l’obbligo di fissare l’udienza di comparizione, ma non anche quello di disporre l’audizione del richiedente, a meno che: a) nel ricorso non vengano dedotti fatti nuovi a sostegno della domanda (sufficientemente distinti da quelli allegati nella fase amministrativa, circostanziati e rilevanti); b) il giudice ritenga necessaria l’acquisizione di chiarimenti in ordine alle incongruenze o alle contraddizioni rilevate nelle dichiarazioni del richiedente; c) il richiedente faccia istanza di audizione nel ricorso, precisando gli aspetti in ordine ai quali intende fornire chiarimenti e sempre che la domanda non venga ritenuta manifestamente infondata o inammissibile” (Cass., 7 ottobre 2020, n. 21584).

Ancor più di recente è stato, quindi, ribadito che l’audizione non è un obbligo, ma una facoltà che ha come presupposto imprescindibile l’esplicitazione dei motivi della decisione assunta al riguardo, a fronte della quale non si pone il diritto potestativo del ricorrente, come sarebbe se al fondo di essa fosse riscontrabile un incombente processuale automatico, necessariamente insito nella fissazione dell’udienza e tale da impedire al giudice di rigettare altrimenti la domanda e che il corredo esplicativo dell’istanza di audizione deve risultare anche dal ricorso per cassazione, in prospettiva di autosufficienza; nel senso che il ricorso, col quale si assuma violata l’istanza di audizione, implica che sia soddisfatto da parte del ricorrente l’onere di specificità della censura, con indicazione puntuale dei fatti a suo tempo dedotti a fondamento di quell’istanza (Cass., 11 novembre 2020, n. 25312).

In ultimo, questa Corte ha stabilito che “nel solco di quanto affermato dalla citata Cass. n. 21584 del 2020 vi è da aggiungere che il corredo esplicativo dell’istanza di audizione deve risultare anche dal ricorso per cassazione, in prospettiva di autosufficienza; nel senso che il ricorso, col quale si assuma violata l’istanza di audizione, implica che sia soddisfatto da parte del ricorrente l’onere di specificità della censura, con indicazione puntuale dei fatti a suo tempo dedotti a fondamento di quell’istanza” (Cass., 23 settembre 2021, n. 25922).

1.3 Ciò posto, nel caso in esame, non è ravvisabile una violazione processuale, sanzionabile a pena di nullità, nell’omessa audizione personale del richiedente, non avendo il ricorrente precisato gli aspetti in ordine ai quali intendeva fornire chiarimenti, né indicato le specifiche circostanze fattuali meritevoli di approfondimenti, con la conseguenza che la censura si appalesa del tutto.

1.4 Anche la censura riguardante specificamente la protezione umanitaria è inammissibile, perché non si confronta con l’iter argomentativo della Corte, laddove ha affermato, alle pagine 11 e 12 del provvedimento impugnato, che non risultavano provate le ragioni di carattere umanitario rilevanti ai fini del rilascio del permesso di soggiorno, precisando che dalla disamina della documentazione prodotta era emerso un limitato percorso di integrazione del richiedente che risultava attualmente disoccupato e non sembrava avere raggiunto alcuna indipendenza né dal punto di vista economico, né dal punto di vista del collocamento abitativo ed evidenziando, inoltre, la giovane età dell’odierno appellante e l’assenza di riscontrate patologie fisiche e mentali; la Corte di merito, inoltre, ha sottolineato che in Italia il richiedente non aveva alcun radicamento affettivo, mentre nel paese di origine aveva ancora tutto il suo nucleo familiare, composto da moglie e figlio, e che il rientro nel suo paese non lo avrebbe esposto ad una situazione di particolare vulnerabilità e fragilità.

2. In conclusione, il ricorso va dichiarato inammissibile.

Nulla sulle spese, poiché l’Amministrazione intimata non ha svolto difese.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, si dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, ove dovuto.

Così deciso in Roma, il 18 novembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 26 gennaio 2022

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA