Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22636 del 10/08/2021

Cassazione civile sez. I, 10/08/2021, (ud. 28/05/2021, dep. 10/08/2021), n.22636

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GENOVESE Francesco A. – Presidente –

Dott. ACIERNO Maria – Consigliere –

Dott. TERRUSI Francesco – rel. Consigliere –

Dott. LAMORGESE Antonio – Consigliere –

Dott. PAZZI Alberto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 12876/2020 proposto da:

U.E., rappresentato e difeso dall’avv. Daniela Vigliotti,

(daniela.vigliotti.busto.pecavvocati.it) giusta procura speciale

allegata al ricorso per cassazione;

– ricorrente –

contro

Ministero dell’Interno, domiciliato in Roma, via dei Portoghesi 12,

presso l’avvocatura generale dello Stato che lo rappresenta ope

legis;

– intimato –

avverso la sentenza n. 385/2020 della CORTE D’APPELLO di BRESCIA,

depositata il 24/04/2020;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

28/05/2021 dal cons. Dott. TERRUSI FRANCESCO.

 

Fatto

RILEVATO

che:

la corte d’appello di Brescia ha respinto il gravame di U.E., (OMISSIS), teso a ottenere la protezione internazionale;

contro la sentenza è ora proposto ricorso per cassazione in quattro motivi;

il Ministero dell’Interno ha depositato un semplice atto di costituzione.

Diritto

CONSIDERATO

che:

il primo motivo (violazione del D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, artt. 8 e 35-bis e D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 14, lett. c) in ordine al diniego di protezione sussidiaria) è inammissibile;

si censura la decisione per mancato utilizzo delle informazioni sulla situazione interna della (OMISSIS), quando invece la relativa valutazione è stata fatta dalla corte d’appello, con esito contrastante la situazione di violenza generalizzata da conflitto armato;

la critica svolta dal ricorrente a tal riguardo è assolutamente generica, siccome tratta da mera articolazione di principi giurisprudenziali, senza indicazione di elementi oggettivi di segno contrario a quanto affermato dall’impugnata sentenza; i restanti motivi sono tutti afferenti al diniego di protezione umanitaria;

ci si duole dell’omesso esame delle condizioni di vulnerabilità relative sia alla condizione pregressa vissuta nel paese di provenienza, sia a quella derivata dal paese di transito (la Libia);

i motivi, unitariamente esaminabili per connessione, sono inammissibili;

la corte d’appello ha osservato che ai fini della vulnerabilità soggettiva il richiedente si era limitato ad addurre di trovarsi in precarie condizioni di salute, con necessità di interventi chirurgici da associare ai patimenti subiti in Libia, mentre invece la problematica di salute si era sostanziata in una semplice appendicite, peraltro già risolta con un primo intervento;

dopodiché la corte d’appello ha osservato che nessuno sforzo il ricorrete aveva compiuto col fine di circostanziare la sua domanda;

il ricorso, onde contrastare simile complessiva ratio, non soddisfa il fine di specificità, essendo incentrato su mere affermazioni generali relative alle caratteristiche dell’istituto evocato;

l’atto di costituzione dell’avvocatura dello Stato non costituisce controricorso, per cui non devesi provvedere sulle spese processuali.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello relativo al ricorso, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della sezione prima civile, il 28 maggio 2021.

Depositato in Cancelleria il 10 agosto 2021

 

 

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