Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22630 del 10/08/2021

Cassazione civile sez. I, 10/08/2021, (ud. 08/04/2021, dep. 10/08/2021), n.22630

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCALDAFERRI Andrea – Presidente –

Dott. MERCOLINO Guido – Consigliere –

Dott. TERRUSI Francesco – Consigliere –

Dott. CAMPESE Eduardo – Consigliere –

Dott. AMATORE Roberto – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 17644-2020 r.g. proposto da:

T.A. B., (cod. fisc. (OMISSIS)), rappresentato e difeso,

giusta procura speciale apposta in calce al ricorso, dall’Avvocato

Francesco Tartini, con cui elettivamente domicilia in Roma, via

Casale Strozzi n. 31, presso lo studio dell’Avvocato Barberio;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, (cod. fisc. (OMISSIS)), in persona del legale

rappresentante pro tempore il Ministro;

– intimato –

avverso la sentenza della Corte di Appello di Venezia, depositata in

data 5.11.2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

8/4/2021 dal Consigliere Dott. Roberto Amatore.

 

Fatto

RILEVATO

CHE:

1.Con la sentenza impugnata la Corte di appello di Venezia ha ri gettato l’appello proposto da T.A. B., cittadino del (OMISSIS), nei confronti del Ministero dell’Interno, avverso l’ordinanza emessa in data 23 luglio 2018 dal Tribunale di Venezia, con la quale erano state respinte le domande di protezione internazionale ed umanitaria avanzate dal richiedente.

La Corte di merito ha ricordato, in primo luogo, la vicenda personale del richiedente asilo, secondo quanto riferito da quest’ultimo; egli ha infatti narrato: i) di essere nato nel villaggio di (OMISSIS), nel (OMISSIS); h) di essere stato costretto a fuggire dal suo paese, perché, quale militante del partito (OMISSIS), aveva subito atti di persecuzione politica da parte dei suoi oppositori che si erano concretizzati anche nell’arresto e nella sottoposizione a torture. La Corte territoriale ha, poi, ritenuto che: a) non erano fondate le domande volte al riconoscimento dello status di rifugiato e della protezione sussidiaria, sub D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 14, lett. a e b, in quanto sebbene il racconto dovesse ritenersi fornito di riscontri documentali (quanto all’appartenenza del ricorrente al partito (OMISSIS)) – la ragione di tutela allegata doveva considerarsi non integrante un pericolo attuale, essendo la situazione politica in (OMISSIS) radicalmente mutata con l’elezione di B. come presidente e la sconfitta di Y.J.; b) non era fondata neanche la domanda di protezione sussidiaria D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, ex art. 14, lett. c, in ragione dell’assenza di un rischio-paese riferito al (OMISSIS), stato di provenienza del richiedente, collegato ad un conflitto armato generalizzato; c) non poteva accordarsi tutela neanche sotto il profilo della richiesta protezione umanitaria, perché il ricorrente non aveva allegato né dimostrato una condizione di soggettiva vulnerabilità ovvero una situazione di deprivazione dei diritti umani fondamentali nel suo paese di provenienza.

2. La sentenza, pubblicata il 5.11.2019, è stata impugnata da T.A. B. con ricorso per cassazione, affidato a cinque motivi.

L’amministrazione intimata non ha svolto difese.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

1. Con il primo motivo il ricorrente lamenta, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, violazione e falsa applicazione degli artt. 25 e 102 Cost., dell’art. 158 c.p.c. e del R.D. 30 gennaio 1941, n. 12, art. 110 con conseguente nullità della sentenza impugnata, in ragione, per un verso, dell’illegittima presenza nel collegio giudicante della corte di appello di un giudice ausiliario non togato (per la quale questa Corte di Cassazione aveva anche sollevato questione di legittimità costituzionale innanzi alla Consulta) e, per altro verso, per la presenza comunque nel medesimo collegio di un giudice del distretto non specializzato applicato “a rotazione” nei collegi giudicanti in materia di protezione internazionale.

2. Con il secondo mezzo si deduce violazione e falsa applicazione, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, del D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 14, lett. c., e del D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 8, art. 3, comma, e art. 35bis, n. 9, in relazione al diniego della richiesta protezione sussidiaria.

3. Con il terzo motivo si censura il provvedimento impugnato, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, per vizio di motivazione apparente, sempre in relazione al rigetto della protezione sussidiaria.

4. Il quarto mezzo denuncia, sempre ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, 4, vizio di motivazione apparente e nullità della sentenza, in relazione alla domanda di protezione umanitaria D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, ex art. 5, comma 6.

5. Il ricorrente propone infine una quinta doglianza con la quale deduce vizio di violazione di legge, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in relazione all’errata applicazione del D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, art. 5, comma 6, rispetto alla situazione generale di insicurezza della (OMISSIS) (rectius, (OMISSIS)) e all’omessa consultazione di fonti COI aggiornate.

6. Il ricorso è infondato.

6.1.1 In relazione al primo profilo di censura, occorre ricordare che è intervenuta da ultimo la sentenza n. 41/2021 della Corte Costituzionale che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del D.L. 21 giugno 2013, n. 69, artt. 62,63,64,65,66,67,68,69,70,71 e 72 (Disposizioni urgenti per il rilancio dell’economia), convertito, con modificazioni, in L. 9 agosto 2013, n. 98, nella parte in cui non prevedono che essi si applichino fino a quando non sarà completato il riordino del ruolo e delle funzioni della magistratura onoraria nei tempi stabiliti dal D.Lgs. 13 luglio 2017, n. 116, art. 32 (Riforma organica della magistratura onoraria e altre disposizioni sui giudici di pace, nonché disciplina transitoria relativa ai magistrati onorari in servizio, a norma della L. 28 aprile 2016, n. 57).

La Consulta ha infatti osservato che – allo scopo di evitare, nell’immediato, un pregiudizio all’amministrazione della giustizia – è possibile nell’attuale contesto normativo – che vede una riforma in progress della magistratura onoraria (D.Lgs. n. 116 del 2017), la cui completa entrata in vigore è già differita per vari aspetti al 31 ottobre 2025 (art. 32 di tale decreto legislativo) e che è attualmente oggetto di iniziative di ulteriore riforma, all’esame del Parlamento (D.D.L. n. S1516, testo unificato dei D.D.L. nn. 1438, 1555, 1582 e 1714) – dichiarare l’illegittimità costituzionale della normativa censurata nella parte in cui non prevede che essa si applichi fino al completamento del riordino del ruolo e delle funzioni della magistratura onoraria nei tempi contemplati dal citato D.Lgs. n. 116 del 2017, art. 32. Il Giudice delle Leggi ha così riconosciuto – per l’incidenza dei concorrenti valori di rango costituzionale – una temporanea tollerabilità costituzionale, rispetto all’evocato parametro dell’art. 106 Cost., commi 1 e 2, della normativa denunciata di incostituzionalità, rimanendo – anche con riguardo ai giudizi a quibus – “legittima la costituzione dei collegi delle corti d’appello con la partecipazione di non più di un giudice ausiliario a collegio e nel rispetto di tutte le altre disposizioni, sopra richiamate, che garantiscono l’indipendenza e la terzietà anche di questo magistrato onorario” (così, expressis verbis, Corte Cost. n. 41/2021).

Ne consegue che il profilo di nullità della sentenza impugnata per la denunciata illegittimità di costituzione del collegio giudicante, ai sensi dell’art. 158 c.p.c., deve ritenersi infondata proprio in ragione del pronunciamento della Corte Cost. da ultimo ricordato.

6.1.2 Del pari infondata deve essere considerata l’ulteriore censura di irregolare costituzione del collegio giudicante in quanto integrato da un giudice non specializzato del distretto della corte di appello e collocato a rotazione nel collegio nelle materie di protezione internazionale, posto che il giudice integrante il collegio è un magistrato togato appartenente al distretto della corte di appello e per il quale non è dato comprendere il profilo di illegittimità denunciato, potendo in realtà il collegio di corte di appello essere integrato anche da altri magistrati togati appartenenti al distretto e non essendo rilevabile alcuna vizio di costituzione del giudice denunciabile ai sensi dell’art. 158 c.p.c..

Del resto, è affermazione costante nella giurisprudenza di questa Corte quella secondo cui la irregolare costituzione del giudice si determina solo nelle ipotesi in cui vi sia un difetto così grave da rivelare la totale carenza di legittimazione del giudice o dei singoli componenti del collegio, ovvero la loro assoluta inidoneità a far parte di un organo giurisdizionale (Cass. Sez. U, Sentenza n. 15342 del 12/06/2018).

6.2 Il secondo e terzo motivo – che possono essere esaminati congiuntamente – sono invece inammissibili.

6.2.1 In ordine alle doglianze proposte in relazione alla negata attualità del pericolo (per aver la Corte di appello evidenziato il mutamento della situazione generale del paese in seguito all’elezione a presidente di B.), la censura è con tutta evidenza inammissibile perché conta di contrapporre ad una valutazione in fatto svolta dal giudice di appello (peraltro con argomentazioni adeguate e fondate sulla conoscenza di fonti informative internazionali) una contrapposta valutazione in fatto per un nuovo giudizio sull’attualità del pericolo di persecuzione politica in danno del richiedente, scrutinio quest’ultimo che – implicando una rilettura degli atti istruttori non è richiedibile al giudice di legittimità.

6.2.2 Ma anche l’ulteriore censura incentrata sul diniego della richiesta protezione sussidiaria D.Lgs. n. 251 del 2008, ex art. 14, lett. c, è inammissibile in ragione della sua evidente genericità di formulazione, posto che il ricorrente non indica quali fossero le diverse e più aggiornate fonti di informazione del cui omesso esame ora si duole in sede di giudizio di cassazione ed in relazione alle quali ogni censura rimane comunque superata dalla dimostrazione (qui non fornita) che tali fonti informative (COI) erano state comunque allegate nei giudizi di merito.

6.3 Il quarto e quinto motivo – declinati entrambi in riferimento al diniego dell’invocata protezione umanitaria e che dunque possono essere esaminati congiuntamente – sono invece inammissibili perché volti a richiedere un nuovo scrutinio di questa Corte sulle valutazioni del giudice del gravame, da un lato, sulla deprivazione dei diritti umani fondamentali in (OMISSIS) e, dall’altro, sulla sussistenza di condizioni di soggettiva vulnerabilità del richiedente, profili quest’ultimi correttamente esaminati e posti a confronto dalla corte di merito secondo il paradigma di giudizio declinato dalla giurisprudenza di legittimità (Cass. 4455/2018).

A fronte di questa adeguata e corretta motivazione, il ricorrente contrappone solo osservazioni generiche, sviluppate in fatto, che neanche indicano l’eventuale documentazione allegata nei gradi di merito e del cui omesso esame ora si potrebbe dolere nei ristretti limiti di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5.

Ne consegue il complessivo rigetto del ricorso.

Nessuna statuizione è dovuta per le spese del giudizio di legittimità, stante la mancata difesa dell’amministrazione intimata.

Per quanto dovuto a titolo di doppio contributo, si ritiene di aderire all’orientamento già espresso da questa Corte con la sentenza n. 9660-2019.

P.Q.M.

rigetta il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, se dovuto, per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 8 aprile 2021.

Depositato in Cancelleria il 10 agosto 2021

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