Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22607 del 10/08/2021

Cassazione civile sez. VI, 10/08/2021, (ud. 20/04/2021, dep. 10/08/2021), n.22607

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BISOGNI Giacinto – Presidente –

Dott. ACIERNO Maria – Consigliere –

Dott. FERRO Massimo – rel. Consigliere –

Dott. DI MARZIO Mauro – Consigliere –

Dott. PAZZI Alberto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

Sul ricorso proposto da:

M.N.U., rappr. e dif. dall’avv. Francesco Tartini,

francescotartini.pec.ordineavvocatitreviso.it, elett. dom. presso lo

studio legale Barberio, in Roma, via del Casale Strozzi n. 31, come

da procura allegata in calce all’atto;

– ricorrente –

Contro

MINISTERO DELL’INTERNO, in persona del Ministro p.t., rappr e dif. ex

lege dall’Avvocatura generale dello Stato, presso i cui Uffici è

domiciliata, in Roma, via dei Portoghesi n. 12;

– costituito –

per la cassazione del decreto Trib. Venezia 13.2.2020, n. cron.

1936/2020, R.G. 6290/2018;

udita la relazione della causa svolta dal Consigliere relatore Dott.

Ferro Massimo alla Camera di Consiglio del 20.4.2021.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

Rilevato che:

1. M.N.U. impugna il decreto Trib. Venezia 13.2.2020, n. 1936/2020, R.G. 6290/2018 che ha rigettato il ricorso contro il provvedimento del 14.5.2018 della competente Commissione territoriale, la quale aveva negato la protezione internazionale, in tutte le misure, nonché il permesso di soggiorno per motivi umanitari;

2. il tribunale, premesso che l’impugnazione non avversava anche il diniego dello status di rifugiato ma doveva essere trattata anche a tale riguardo, stante il suo carattere unitario, per quanto qui d’interesse ha ritenuto: a) esclusa la credibilità del narrato, ove il richiedente ha fatto generico riferimento prima a conflitti familiari, per una disputa ereditaria e poi alle intimidazioni e aggressioni di usurai, del partito Awami League, vanamente denunciati per un’estorsione; b) insussistente ogni rischio di danno grave da sanzione penale estrema o trattamento degradante, posto che, tra l’altro e sul punto, nulla avrebbe dedotto, così come assente il conflitto armato di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c), nel Bangladesh, nonostante l’instabilità della regione, secondo le fonti acquisite; c) esclusi i presupposti della protezione umanitaria, per genericità della domanda e difetto già di allegazione della vulnerabilità, anche in ragione della insufficiente documentazione medica (un isolato accesso al pronto soccorso di gennaio del 2019) e della circostanza che anche la situazione lavorativa in sé non è bastevole;

3. il ricorso è su sei motivi; ad esso resiste il Ministero che si è costituito; il ricorrente ha depositato memoria.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Considerato che:

1. con il ricorso si contestano: a) la violazione delle norme preposte allo scrutinio della credibilità del dichiarante e di quelle fondative dell’obbligo di cooperazione istruttoria, nonché il vizio di motivazione quanto alla situazione interna del Paese di provenienza (primo e secondo motivo); b) la mera apparenza della motivazione quanto al rigetto della protezione sussidiaria D.Lgs. n. 251 del 2007 ex art. 14, lett. c), (terzo motivo) e la violazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35-bis, n. 9 (quarto motivo); c) il vizio di motivazione e la violazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, avendo errato il tribunale nel denegare la protezione umanitaria;

2. i primi due motivi, da trattare congiuntamente perché connessi, sono fondati, con assorbimento dei successivi; il tribunale ha escluso la credibilità delle dichiarazioni del richiedente, facendo leva – in apparenza – sulla versione mutata o sulla diversa determinazione all’espatrio assunte da circostanze prima di conflitto privato e familiare e poi di un contesto estorsivo, aggiungendo un difetto di specificità della narrazione quanto in particolare alle vicissitudini di ricovero in ospedale del richiedente e del padre (del quale è stato riferito l’omicidio), oltre che la sorte della madre;

3. orbene, nel ricorso la trascrizione delle dichiarazioni rese a verbale e il richiamo dei documenti versati mettono in evidenza il carattere primario delle estorsioni subite dalla famiglia (dedita al commercio) del richiedente, la sostanziale unitarietà del contesto criminoso in cui sarebbero maturati il predetto duplice ricovero e la morte del genitore e dunque una necessità di approfondimento istruttorio, anche in termini di più dettagliata audizione, che non risulta compiuto; tanto più che l’istante ha sottoposto al tribunale documentazione pertinente ai fatti narrati la quale sul punto non poteva che scaturire, almeno quanto alle denunce alla polizia e alle autorità sanitarie, proprio da un’iniziativa del richiedente, mentre il contratto di locazione dell’esercizio gerito dal padre integrava almeno un indizio di coerenza; su tale questione, il tribunale non ha negato né autenticità, né appropriatezza della produzione in atti, limitandosi ad uno sbrigativo giudizio di irrilevanza;

4. va allora ribadito che “il D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 5, obbliga il giudice a sottoporre le dichiarazioni del richiedente, ove non suffragate da prove, non soltanto ad un controllo di coerenza interna ed esterna ma anche ad una verifica di credibilità razionale della concreta vicenda narrata a fondamento della domanda, verifica sottratta al controllo di legittimità al di fuori dei limiti di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5” (Cass. 21142/2019) e però “la valutazione di credibilità delle dichiarazioni… non è affidata alla mera opinione del giudice ma è il risultato di una procedimentalizzazione legale della decisione, da compiersi non sulla base della mera mancanza di riscontri oggettivi ma alla stregua dei criteri indicati nel D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 5, tenendo conto “della situazione individuale e delle circostanze personali del richiedente” di cui al comma 3 dello stesso articolo, senza dare rilievo esclusivo e determinante a mere discordanze o contraddizioni su aspetti secondari o isolati del racconto. Detta valutazione, se effettuata secondo i criteri previsti dà luogo ad un apprezzamento di fatto, riservato al giudice del merito, essendo altrimenti censurabile in sede di legittimità per la violazione delle relative disposizioni (Cass. 14674/2020);

il ricorso va dunque accolto quanto ai primi due motivi, assorbiti i restanti, con cassazione e rinvio al Tribunale di Venezia, anche per la liquidazione delle spese del procedimento.

P.Q.M.

la Corte accoglie il ricorso quanto ai primi due motivi, dichiara assorbiti i restanti, cassa e rinvia al Tribunale di Venezia, in diversa composizione, anche per la liquidazione delle spese del procedimento.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 20 aprile 2021.

Depositato in Cancelleria il 10 agosto 2021

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA