Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22602 del 10/08/2021

Cassazione civile sez. VI, 10/08/2021, (ud. 20/04/2021, dep. 10/08/2021), n.22602

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BISOGNI Giacinto – Presidente –

Dott. ACIERNO Maria – rel. Consigliere –

Dott. FERRO Massimo – Consigliere –

Dott. DI MARZIO Mauro – Consigliere –

Dott. VELLA Paola – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 29883-2018 proposto da:

P.C., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA GIACOMO

TREVIS 55, presso lo studio dell’avvocato FABIO LONGHI,

rappresentata e difesa dall’avvocato UGO CASERTA;

– ricorrente –

contro

PO.SA., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA SORELLE

MARCHISIO 5, presso lo studio dell’avvocato FRANCESCO PIO ALGHIRI,

che lo rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 3527/2018 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,

depositata il 13/07/2018;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di Consiglio non

partecipata del 20/04/2021 dal Consigliere Relatore Dott. ACIERNO

MARIA.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. Il Tribunale di Napoli, con sentenza depositata il 16/08/2017, ha dichiarato la cessazione degli effetti civili del matrimonio contratto tra P.C. e Po.Sa., disponendo a carico di quest’ultimo l’obbligo di versare in favore dell’ex coniuge un assegno divorzile di 400,00 Euro mensili.

2. Con ricorso del 23/02/2018, la P. ha proposto appello avverso la presente pronuncia, chiedendo alla Corte di Appello di Napoli di riconoscere in suo favore un assegno divorzile di 700,00 Euro mensili e l’assegnazione del 40% del TFR percepito dal Po., con pagamento diretto di tale importo da parte dell’INPS.

3. La Corte di Appello di Napoli, in parziale accoglimento dell’appello, ha determinato l’entità dell’assegno posto a carico del Po. nella misura di 465,92 Euro mensili, tenuto conto della durata del matrimonio, dell’età della P. (oltre 60 anni), del suo titolo di studio (licenza media) e del suo stato patologico, nonché, ai fini specifici della quantificazione della misura dell’assegno, della retribuzione di 400,00 Euro mensili comunque percepita dalla P. e dei parametri di riferimento, indicati dal rapporto ISTAT 2018, dell’obbligazione alimentare, dell’importo dell’assegno sociale minimo e della soglia minima di povertà per una famiglia di una persona. La Corte ha inoltre escluso il diritto dell’appellante all’assegnazione di una quota del TFR dell’ex coniuge, dal momento che nell’atto di appello non viene assunto che la maturazione di tale diritto sia avvenuta in un arco cronologico successivo alla domanda di divorzio.

4. Avverso la sentenza della Corte di Appello ha proposto ricorso per cassazione P.C.. Po.Sa. ha resistito con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

che:

5. Con il primo ed unico motivo di ricorso si deduce la violazione della L. n. 898 del 1970, art. 5, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, per avere il giudice di appello fondato le proprie conclusioni esclusivamente sul criterio dell’autosufficienza economica, senza valutare il reale contributo fornito dalla ricorrente alla formazione del patrimonio comune ed alla formazione del profilo economico patrimoniale dell’altro coniuge, avendo la stessa ridotto le proprie aspettative professionali per l’impegno familiare. Si evidenzia che il riconoscimento all’assegno divorzile ha natura composita: assistenziale ed, in pari misura, compensativo-perequativa.

6. Il ricorso è manifestamente fondato non avendo la Corte di Appello applicato correttamente i principi stabiliti dalle Sezioni Unite di questa Corte con la sentenza n. 18278/2018, secondo la quale il riconoscimento dell’assegno di divorzio in favore dell’ex coniuge – cui deve attribuirsi una funzione assistenziale ed in pari misura compensativa e perequativa, ai sensi della L. n. 898 del 1970, art. 5, comma 6 – richiede l’accertamento dell’inadeguatezza dei mezzi dell’ex coniuge istante e dell’impossibilità di procurarseli per ragioni oggettive, applicandosi i criteri equiordinati di cui alla prima parte della norma, i quali costituiscono il parametro cui occorre attenersi per decidere sia sulla attribuzione sia sulla quantificazione dell’assegno. Il giudizio dovrà essere espresso, in particolare, alla luce di una valutazione comparativa delle condizioni economico-patrimoniali delle parti, in considerazione del contributo fornito dal richiedente alla conduzione della vita familiare ed alla formazione del patrimonio comune, nonché di quello personale di ciascuno degli ex coniugi, in relazione alla durata del matrimonio ed all’età dell’avente diritto.

6.1. Deve osservarsi che il profilo perequativo-compensativo che integra, insieme al profilo assistenziale, la natura composita dell’assegno divorzile, discende direttamente dalla declinazione del principio costituzionale di solidarietà e conduce al riconoscimento di un contributo volto a consentire al coniuge richiedente non il conseguimento dell’autosufficienza economica sulla base di un parametro astratto, bensì il raggiungimento in concreto di un livello reddituale adeguato al contributo fornito nella realizzazione della vita familiare, in particolare tenendo conto delle aspettative professionali sacrificate (Cass., S.U., n. 18287/2018).

6.2. Nel caso di specie, la decisione in ordine all’attribuzione ed alla quantificazione dell’assegno di divorzio si è fondata esclusivamente sul criterio assistenziale inteso in senso stretto, avendo il giudice di appello valutato esclusivamente le condizioni economiche della ricorrente determinate dall’età, dal titolo di studio, dallo stato patologico e dalla retribuzione mensile percepita di 400,00 Euro – in comparazione ai parametri ISTAT relativi all’importo dell’assegno sociale minimo, all’obbligazione di mantenimento ed alla soglia minima di povertà per un nucleo familiare di una persona.

6.3. Dunque, nessun accertamento risulta essere stato svolto in relazione al contributo eventualmente fornito dalla ricorrente alla conduzione della vita familiare ed alla formazione del patrimonio comune, nonché di quello personale di ciascuno degli ex coniugi, in relazione alla sua età ed alla durata del matrimonio. Così operando, la Corte di Appello ha omesso di applicare i criteri contenuti nella prima parte della L. n. 898 del 1970, art. 5, comma 6 e di valorizzare il profilo perequativo-compensativo dell’assegno di divorzio, come affermato dalla giurisprudenza consolidata di questa Corte (Cass., n. 1882/2019; Cass., n. 32398/2019).

6.4. Ciò determina l’accoglimento del ricorso e la cassazione del provvedimento impugnato con rinvio alla Corte di Appello di Napoli in diversa composizione anche per le spese del presente giudizio, con conseguente possibilità per le parti di essere rimesse nei poteri di allegazione e prova conseguenti alle esigenze istruttorie determinate dall’applicazioni dei principi giurisprudenziali suesposti (Cass., n. 11178/2019).

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa e rinvia alla Corte di Appello di Napoli in diversa composizione anche per la liquidazione delle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 20 aprile 2021.

Depositato in Cancelleria il 10 agosto 2021

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