Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22601 del 07/11/2016


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Cassazione civile sez. VI, 07/11/2016, (ud. 18/05/2016, dep. 07/11/2016), n.22601

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ARMANO Uliana – Presidente –

Dott. DE STEFANO Franco – rel. Consigliere –

Dott. RUBINO Lina – Consigliere –

Dott. CIRILLO Francesco Maria – Consigliere –

Dott. ROSSETTI Marco – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 23911-2015 proposto da:

C.R. ((OMISSIS)), V.A. ((OMISSIS)), elettivamente

domiciliati in ROMA, Via San TOMMASO D’AQUINO 80, presso lo studio

dell’avvocato SEVERINO GRASSI, rappresentati e difesi dall’avvocato

ANIELLO CERATO, giusta procura speciale in calce al ricorso;

– ricorrenti –

contro

M.M., P.A.;

– intimati –

avverso il provvedimento del TRIBUNALE di PAOLA, depositato il

26/03/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

18/05/2016 dal Consigliere Relatore Dott. FRANCO DE STEFANO.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. – E’ stata depositata in cancelleria relazione ai sensi dell’art. 380 – bis c.p.c., datata 24.2.16 e regolarmente notificata ai difensori delle parti (in particolare, a mezzo p.e.c. in data 8.4.16), relativa al ricorso avverso il provvedimento 26.3.15 in proc. n. 27/07 r.g.e.i. del tribunale di Paola, del seguente letterale tenore:

“p. 1. – V.A. e C.R. ricorrono – affidandosi a tre motivi – direttamente a questa Corte per conseguire la cassazione del provvedimento indicato in epigrafe, con cui è stato dichiarato “non luogo a provvedere” sull’opposizione agli atti esecutivi da loro dispiegata nei confronti di M.M. ed P.A. nel corso di un giudizio di divisione endoesecutiva (iscr. al n. 541/12 r.g.a.c.), che asserivano essersi svolto a loro totale insaputa. Degli intimati nessuno notifica controricorso.

p. 2. – Il ricorso va trattato in camera di consiglio – ai sensi degli artt. 375, 376 e 380 – bis c.p.c. – potendo esservi dichiarato inammissibile.

p. 3. – Pare superflua la stessa illustrazione dei motivi di ricorso (“error in procedendo, per nullità della sentenza e del procedimento ex art. 360 c.p.c., n. 4, in relazione all’art. 618 c.p.c., abnormità ed illegittimità del provvedimento impugnato”; “error in procedendo, violazione delle norme in materia di attribuzione tabellare all’interno dell’ufficio giudiziario ex art. 360, n. 2”; “error in procedendo, ex art. 360 c.p.c., n. 5, per omessa pronuncia sulla domanda e su fatti decisivi oggetto del ricorso”), vista l’ormai consolidata giurisprudenza di legittimità sull’inammissibilità del ricorso diretto per cassazione avverso il provvedimento che definisca la fase sommaria di un’opposizione esecutiva senza fissare il termine per l’instaurazione del giudizio di merito. In tali casi, invero, chi ne ha interesse ha l’alternativa tra instare per la correzione della relativa omissione ed iscrivere direttamente a ruolo generale contenzioso il giudizio di merito stesso (Cass. 24 ottobre 2011, n. 22033, seguita da numerose conformi; per tutte, v.: Cass., ord. 14 dicembre 2015, n. 25111, ove altri richiami).

Infatti, se è vero che il giudice ha definito, davanti a sè, il giudizio col provvedimento oggi impugnato, per contro quest’ultimo, essendo stato emesso da un giudice investito di una cognizione sommaria e, pertanto, destinata a sfociare in provvedimenti ridiscutibili secondo le regole della cognizione piena e, dunque, del tutto provvisori, “non può acquisire una forza diversa a cagione della sua irritualità e, quindi, non può considerarsi “definitivo” dell’azione, nonostante che l’irritualità consista proprio nella chiusura illegittima del procedimento. Questa chiusura è essa stessa del tutto provvisoria e non definitiva”, poichè riguarda solo la fase sulla quale il giudice doveva provvedere, in via del tutto provvisoria in vista della possibile evoluzione dell’azione con la cognizione piena; cognizione, nient’affatto preclusa ai ricorrenti, a cui disposizione permanevano i rimedi suddetti.

p. 4. – Non si scorge alternativa, quindi, alla proposta di declaratoria di inammissibilità”.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

2. – Non sono state presentate conclusioni scritte, nè le parti hanno depositato memoria o sono comparse in camera di consiglio per essere ascoltate.

3. – seguito della discussione sul ricorso, tenuta nella camera di consiglio, ritiene il Collegio di condividere i motivi in fatto e in diritto esposti nella su trascritta relazione e di doverne fare proprie le conclusioni, avverso le quali del resto nessuna delle parti ha ritualmente mosso alcuna critica osservazione.

4. – Pertanto, ai sensi degli artt. 380 – bis e 385 c.p.c., il ricorso va dichiarato inammissibile, ma non vi è luogo a provvedere sulle spese del presente giudizio di legittimità, per non avervi svolto attività difensiva gli intimati.

5. – Deve, infine, trovare applicazione il D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13 comma 1 – quater, inserito dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, in tema di contributo unificato per i gradi o i giudizi di impugnazione: ai sensi di tale disposizione, il giudice dell’impugnazione è vincolato, pronunziando il provvedimento che la definisce, a dare atto – senza ulteriori valutazioni discrezionali – della sussistenza dei presupposti (rigetto integrale o inammissibilità o improcedibilità dell’impugnazione) per il versamento, da parte dell’impugnante integralmente soccombente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per l’impugnazione da lui proposta, a norma del medesimo art. 13, comma 1-bis.

P.Q.M.

La Corte:

– dichiara inammissibile il ricorso;

– ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 – quater, come modif. dalla L. n. 228 del 2012, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte dei ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del medesimo art. 13, comma 1 – bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della sesta sezione civile della Corte Suprema di Cassazione, il 18 maggio 2016.

Depositato in Cancelleria il 7 novembre 2016

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