Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22594 del 07/11/2016


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Cassazione civile sez. VI, 07/11/2016, (ud. 29/09/2016, dep. 07/11/2016), n.22594

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. IACOBELLIS Marcello – Presidente –

Dott. MANZON Enrico – Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – Consigliere –

Dott. CRUCITTI Roberta – Consigliere –

Dott. CONTI Roberto Giovanni – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 27287-2012 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– ricorrente –

contro

S.F., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA XXIV

MAGGIO 43, presso lo studio dell’avvocato PAOLO PURI, che la

rappresenta e difende giusta procura a margine del controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 246/01/2012 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE di ROMA del 3/04/2012, depositata il 24/05/2012;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

29/09/2016 dal Consigliere Relatore Dott. CONTI ROBERTO GIOVANNI;

udito l’Avvocato Mario Del Vaglio (delega avvocato Paolo Puri) che si

riporta agli scritti.

Fatto

IN FATTO E IN DIRITTO

L’Agenzia delle entrate ha proposto ricorso per cassazione, affidato ad un unico motivo, contro la sentenza resa dalla CTR Lazio n. 246/2012/01, depositata il 24.5.2012, che, decidendo in sede di rinvio disposto da questa Corte con ordinanza n. 18704/2010, aveva accolto l’appello del contribuente S.F. riconoscendo la legittimità della richiesta di annullamento del diniego dell’istanza di rimborso di IRAP corrisposta dalla contribuente negli anni dal 1998 al 2001.

Secondo il giudice di appello non sussisteva il presupposto dell’autonoma organizzazione.

La parte intimata ha depositato controricorso.

L’Agenzia delle entrate prospetta il vizio di motivazione della sentenza impugnata che non aveva in alcun modo considerato i costi sostenuti dalla parte contribuente nel corso degli anni in contestazione inerenti l’attività professionale svolta.

Il ricorso è fondato.

Va premesso che, secondo la giurisprudenza di questa Corte,è soggetto passivo dell’IRAP colui che si avvalga, nell’esercizio dell’attività di lavoro autonomo, di una struttura organizzata in un complesso di fattori che, per numero, importanza e valore economico, sono suscettibili di creare un valore aggiunto rispetto alla mera attività intellettuale supportata dagli strumenti indispensabili e di corredo al suo know-how, potendosi escludere il presupposto di imposta quando il risultato economico trovi ragione esclusivamente nell’autoorganizzazione del professionista o, comunque, quando l’organizzazione da lui predisposta abbia un’incidenza marginale e non richieda necessità di coordinamento. Si è parimenti aggiunto che nel giudizio instaurato per il rimborso dell’imposta, che si assume indebitamente pagata, grava sul contribuente l’onere dimostrativo del fatto costitutivo della sua pretesa, e cioè dalla mancanza del presupposto alla base del prelievo fiscale, spettando al giudice del merito ricercare gli opposti dati di riscontro (del presupposto impositivo) attraverso l’esame della dichiarazione del contribuente, in particolare, soffermandosi sul dettaglio riportato nelle pertinenti sezioni del quadro RE (riguardante la determinazione del reddito di lavoro autonomo ai fini Irpef), che specifica la composizione dei costi – cfr. Cass. n. 27213/2013. Più di recente, le Sezioni Unite di questa Corte (Cass., Sez. Un., n. 9451/2016) hanno affermato il seguente principio di diritto: “A norma del combinato disposto del D.Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446, art. 2, primo periodo, e art. 3, comma 1, lett. c), l’esercizio delle attività di lavoro autonomo di cui all’art. 49, comma 1 (nella versione vigente fino al 31/12/2003), ovvero all’art. 53, comma 1, (nella versione vigente dal 1/1/2004), del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, è escluso dall’applicazione dell’imposta regionale sulle attività produttive (IRAP) solo qualora si tratti di attività non autonomamente organizzata. Il requisito della autonoma organizzazione, il cui accertamento spetta al giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità se congruamente motivato, ricorre quando il contribuente: a) sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione e non sia, quindi, inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse; b) impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l’id quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui. Costituisce onere del contribuente che chieda il rimborso dell’imposta asseritamente non dovuta dare la prova dell’assenza delle condizioni sopraelencate”.

Orbene, nel caso di specie la CTR, per escludere l’esistenza del requisito dell’autonoma organizzazione, ha fatto riferimento alle spese per collaborazione professionale e per dipendenti, al ricorso a forme di capitalizzazione a prestito o di utilizzo di canoni di locazione finanziaria, rilevandone l’assenza, ma ha totalmente tralasciato di considerare l’incidenza delle rilevanti spese risultanti dalle dichiarazioni dei redditi della parte contribuente indicate dall’Ufficio e la loro eventuale incidenza ai fini del superamento o meno del minimo indispensabile di beni strumentali. Sotto tale profilo la motivazione è senz’altro gravemente carente, tenuto conto dei criteri valutativi fissati dalla vecchia formulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, applicabile ratione temporis.

Sulla base di tali considerazioni il ricorso va accolto e la sentenza cassata con rinvio ad altra sezione della CTR del Lazio anche per la liquidazione delle spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte, visti gli artt. 375 e 380 bis c.p.c..

Accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia ad altra sezione della CTR del Lazio anche per la liquidazione delle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della sesta sezione civile, il 29 settembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 7 novembre 2016

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