Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22588 del 10/08/2021

Cassazione civile sez. lav., 10/08/2021, (ud. 14/01/2021, dep. 10/08/2021), n.22588

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BERRINO Umberto – Presidente –

Dott. NEGRI DELLA TORRE Paolo – Consigliere –

Dott. ARIENZO Rosa – rel. Consigliere –

Dott. LORITO Matilde – Consigliere –

Dott. DE MARINIS Nicola – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 4214-2019 proposto da:

S.L., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DELLA

PANETTERIA 15, presso lo studio dell’avvocato NICOLA PROCACCINI,

rappresentato e difeso dall’avvocato MASSIMO PROCACCINI;

– ricorrente –

contro

IMPRESA SANGALLI GIANCARLO & C. S.R.L., in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

BADIA DI CAVA N. 62, presso lo studio dell’avvocato PAOLO ARCANGELI,

rappresentata e difesa dall’avvocato DAVIDE VALSECCHI;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 4610/2018 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 03/12/2018 R.G.N. 418/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

14/01/2021 dal Consigliere Dott. ROSA ARIENZO.

 

Fatto

RILEVATO

CHE:

1. la Corte d’appello di Roma, con sentenza del 3.12.2018, rigettava il reclamo proposto avverso la sentenza emessa in sede di opposizione dal Tribunale di Latina, confermativa dell’ordinanza con la quale era stato respinto il ricorso proposto da S.L. di impugnativa del licenziamento intimato al predetto in data 18.3.2013, relativo alla contestazione di mancata vigilanza, se non addirittura di una collaborazione, riguardo al comportamento tenuto e confermato da tale D. relativo allo scarico, privo di alcun formulario, dei rifiuti di carta presso un centro non autorizzato e non accreditato per la raccolta di particolari rifiuti (carta), pur verificatosi una volta sola, ma con gravi pregiudizi per la società e con lesione irrimediabile del rapporto di fiducia necessario per la prosecuzione del rapporto lavorativo;

2. lo S. era incaricato della organizzazione e controllo della raccolta, della conduzione presso le discariche convenzionate e successivo smaltimento dei rifiuti raccolti presso il Comune di Sabaudia ed aveva acconsentito al trasporto illecito ed al successivo smaltimento di rifiuti provenienti dai vari Comuni, senza inserimento degli stessi nei formulari previsti dalla normativa ambientale per l’individuazione dei flussi di scarico, con successiva discarica presso la piattaforma ecologica di A.G.. I controlli erano stati attivati in relazione ad un sensibile calo della raccolta registratosi ed al mancato corrispettivo da parte delle ditte cui erano conferiti i rifiuti economicamente apprezzabili;

3. la Corte evidenziava come fosse emerso lo smaltimento irregolare di carichi di carta irregolari provenienti dal Comune di Sabaudia presso la piattaforma ecologica dell’ A., a fronte dei quali erano corrisposte somme di denaro in quantità non eccessiva, e che tale conferimento andava avanti da tempo, senza che venissero compilati formulari da parte dello S., che era l’organizzatore rispetto al ruolo di esecutore dell’autista D.;

4. veniva osservato che i rifiuti di carta presso l’ A., che aveva una convenzione solo per rifiuti ingombranti indifferenziati, e non per il ritiro di carta dal Comune di Sabaudia, erano stati effettuati senza documentazione di supporto e che lo scarico era avvenuto in piena violazione della procedura, senza che l’ A. fornisse una plausibile spiegazione, avendo quella resa in sede processuale meno credibilità di quella resa nell’immediatezza del fatto, che aveva fatto emergere una prassi dei dipendenti dell’impresa Sa. tesa a sottrarre i rifiuti alle ordinarie modalità di conferimento per trarne un vantaggio economico individuale;

5. nella sostanza doveva ritenersi confermato un accordo tra chi eseguiva materialmente l’attività e chi avrebbe dovuta controllarla e seguirla, ossia da parte dello S.; né era stata proposta nei confronti della motivazione del Tribunale alcuna doglianza riferita alla gravità della condotta contestata;

6. di tale decisione domanda la cassazione S.L., affidando l’impugnazione a due motivi, cui resiste, con controricorso la società;

7. entrambe le parti hanno depositato memorie, ai sensi dell’art. 380 bis. 1 c.p.c.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

1. con il primo motivo, lo S. denunzia violazione o falsa applicazione dell’art. 70 dell’accordo collettivo nazionale di lavoro, che si assume allegato al ricorso (di Igiene ambientale – Fise Assoambiente – sottoscritto il 5.4. 2008 e rinnovato il 21.3.2012 per il periodo 1.1.2011/31), nonché dell’art. 2119 c.c., osservando che il comportamento, giustificativo del provvedimento disciplinare, sia concretamente identificato nella “mancata vigilanza” rispetto agli addebiti concretamente rivolti all’autista D., il quale avrebbe effettuato uno scarico di rifiuti, senza il prescritto formulario, presso un centro di raccolta non autorizzato e non accreditato per il conferimento di carta; rileva che la lettera di licenziamento contesta, oltre alla mancata vigilanza, un contegno di fattiva collaborazione di esso S. con l’autista e che lo scarico, quand’anche si fosse verificato una volta sola, era avvenuto con presumibili interessi economici, da ciò facendosi conseguire il venir meno in modo irrimediabile del rapporto di fiducia necessario per la prosecuzione del rapporto lavorativo; aggiunge che, se fosse stata ritenuta la sussistenza di tali comportamenti, non sarebbe comprensibile la mancanza di ogni denunzia per reati pur procedibili a querela di parte e che l’obbligo di denunzia gravava anche sui giudici che si erano occupati della controversia di lavoro, sicché dovevano escludersi le condotte riferite alla pluralità degli scarichi effettuati con presumibili interessi economici in presenza di fattiva collaborazione della S.;

1.2. non era, peraltro, emersa prova alcuna in ordine al versamento di denaro da parte del titolare del Centro di conferimento e quindi l’esame doveva riguardare solo le contestazioni residuali, riferite alla mancanza di vigilanza da parte dello S. sul comportamento del D. che avrebbe effettuato conferimenti di rifiuti differenziati non accompagnati dal prescritto formulario, senza interessi economici, o in un’unica occasione o in più occasioni;

1.3. il ricorrente evidenzia come in tal caso si imponesse la valutazione di proporzionalità tra illecito disciplinare e sanzione irrogata e contesta l’affermazione della Corte distrettuale circa la mancanza di ogni censura sulla gravità del fatto, osservando che era stata espressamente contestata la sproporzione della sanzione e l’inesistenza di giusta causa del licenziamento, tenuto conto del principio che la valutazione di proporzionalità compete comunque al giudicante anche d’ ufficio;

1.4. sostiene che l’omesso esame della proporzionalità giustifichi l’accoglimento del ricorso;

2. con il secondo motivo, S.L. lamenta violazione o falsa applicazione degli artt. 115 e 116 c.p.c. per omessa valutazione di risultanze probatorie dedotte come decisive per il giudizio di sussistenza dell’illecito disciplinare e di sproporzione tra tale illecito e la sanzione inflitta;

2.1. contesta l’interpretazione del materiale probatorio compiuta dalla Corte distrettuale, dolendosi del travisamento dell’interrogatorio libero di esso ricorrente, del valore del formulario, della negata credibilità di testimonianze rese dall’ A. in sede processuale, dell’attendibilità conferita ai testi Z. e L., e a quant’altro ha costituito oggetto della valutazione del materiale istruttorio posto a fondamento della ricostruzione effettuata dal giudice del gravame;

2.2. in particolare, assume che le delazioni di coloro che avevano interesse ad individuare “capri espiatori” siano prive di qualsiasi contenuto circostanziato idoneo a provare in concreto i comportamenti illeciti del D. e dello S. e non consentano agli accusati di fornire una prova contraria, in particolare con riguardo alla mancata indicazione dei destinatari delle somme asseritamente versate quale corrispettivo dell’attività illecitamente posta in essere;

3. quanto al primo motivo, nin si precisa in dispregio del principio di specificità del ricorso e dei suoi motivi, in quale allegato dei fascicoli diparte dei gradi di merito fosse contenuto il richiamato c.c.n.l., che, diversamente da quanto dedotto, non risulta neanche menzionato tra i documenti allegati al presente ricorso, non contenente alcun elenco o foliario;

3.1. all”assolvimento del relativo onere la parte ricorrente può adempiere anche con il deposito del fascicolo di merito, nel quale sia stato allegato il contratto, ma deve, anche in tal caso, specificare, nella indicazione degli allegati in calce al ricorso, in quale parte di tale fascicolo, depositato in cassazione, si trovi allegato il contratto collettivo (cfr. Cass. n. 7161 del 2010), non potendosi ritenere sufficiente, pertanto, il mero richiamo operato nella trattazione dei motivi di ricorso;

3.2. va anche in proposito richiamato il principio secondo cui l’onere del ricorrente di produrre, a pena di improcedibilità del ricorso, “gli atti processuali, i documenti, i contratti o accordi collettivi sui quali il ricorso si fonda” è soddisfatto, sulla base del principio di strumentalità delle forme processuali, quanto agli atti e ai documenti contenuti nel fascicolo di parte, anche mediante la produzione del fascicolo nel quale essi siano contenuti e, quanto agli atti e ai documenti contenuti nel fascicolo d’ufficio, mediante il deposito della richiesta di trasmissione presentata alla cancelleria del giudice che ha pronunciato la sentenza impugnata, munita di visto ai sensi dell’art. 369, ferma, in ogni caso, l’esigenza di specifica indicazione, a pena di inammissibilità ex art. 366 c.p.c., n. 6, degli atti, dei documenti e dei dati necessari al reperimento degli stessi (cfr. tra le più recenti Cass. nn. 195 del 2016, 21554 del 2017, 28893 del 2019; 31396 del 2019); nella specie, il ricorso per cassazione non contiene alcun elemento utile a far comprendere se il contratto collettivo sia mai stato depositato in giudizio e dove in atti si trovi, onde anche tale motivo va dichiarato inammissibile;

3.3. tanto è sufficiente per ritenere inammissibile il motivo, non essendo possibile scrutinare la fondatezza delle censure che si fondano sulla essenza della contestazione e sulla sua conformità alla fattispecie contrattuale, rispetto alle quali dovrebbe vagliarsi la correttezza della valutazione compiuta dalla Corte del merito; è evidente che anche ai fini di uno scrutinio relativo alla correttezza del giudizio di proporzionalità sia necessario avere riguardo alle fattispecie contrattualmente previste in relazione alle diverse sanzioni irrogabili, in funzione della gradualità delle previsioni contrattuali con riguardo ai comportamenti tipizzati, che costituiscono parametro di giudizio anche con riferimento a condotte non tipizzate;

4. quanto al secondo motivo, a prescindere dalla mancata trascrizione degli esiti di ciascuna prova orale richiamata, nonché di ogni riferimento al contenuto dei formulari di cui si assume la non necessità per il tipo di trasporto effettuato rispetto al foglio contenuto in bacheca, recante l’indicazione del luogo ove doveva avvenire il trasporto, è sufficiente osservare che la verifica dell’attendibilità e dell’attitudine probatoria del materiale istruttorio acquisito al giudizio è prerogativa e compito esclusivo del giudice del merito (Cass. n. 25608/2013, fra le molte conformi), il quale, nella specie, ha comunque dato conto delle proprie valutazioni, sia pure sinteticamente, mediante l’indicazione dei passi essenziali delle deposizioni ritenuti a tal fine concludenti, con conseguente inammissibilità anche di tale motivo;

5. alla stregua delle svolte osservazioni, deve pervenirsi alla declaratoria di inammissibilità complessiva del ricorso;

6. le spese del presente giudizio seguono la soccombenza della ricorrente e sono liquidate nella misura indicata in dispositivo;

7. essendo stato il ricorso proposto in tempo posteriore al 30 gennaio 2013, occorre dare atto della sussistenza dei presupposti per l’applicabilità del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, presupposti che ricorrono anche in ipotesi di declaratoria di inammissibilità del ricorso (cfr. Cass., Sez. Un., n. 22035/2014).

P.Q.M.

La Corte dichiara l’inammissibilità del ricorso. Condanna il ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio di legittimità, liquidate in Euro 200,00 per esborsi, Euro 5250,00 per compensi professionali, oltre accessori come per legge, nonché al rimborso delle spese generali in misura del 15%.

Ai sensi del D.P.R. n. 30 maggio 2002 art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dell’art. 13, comma 1 bis citato D.P.R., ove dovuto.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale, il 14 gennaio 2021.

Depositato in Cancelleria il 10 agosto 2021

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