Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22576 del 31/10/2011

Cassazione civile sez. trib., 31/10/2011, (ud. 13/10/2011, dep. 31/10/2011), n.22576

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LUPI Fernando – Presidente –

Dott. BERNARDI Sergio – Consigliere –

Dott. DI IASI Camilla – Consigliere –

Dott. IACOBELLIS Marcello – rel. Consigliere –

Dott. GRECO Antonio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

V.A., elett.te dom.to in Roma, alla piazza Barberini n.

12, presso lo studio dell’avv. Visentini Gustavo, rapp.to e difeso

dall’avv. Paratore Giuseppe, giusta procura in atti;

– ricorrente –

contro

Agenzia delle Entrate, in persona del legale rapp.te pro tempore,

domiciliata in Roma, via dei Portoghesi n. 12, presso l’Avvocatura

Generale dello Stato che lo rappresenta e difende per legge;

– controricorrente –

per la cassazione della sentenza della Commissione Tributaria

Regionale della Toscana n. 24/2006/26 depositata il 27/6/2006;

Udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

giorno 13/10/2011 dal Consigliere Relatore Dott. Marcello Iacobellis;

Udite le richieste del P.M., in persona del Sostituto Procuratore

Generale, dott. Del Core.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

La controversia promossa da V.A. contro l’Agenzia delle Entrate è stata definita con la decisione in epigrafe, recante l’accoglimento dell’appello proposto dall’Agenzia delle Entrate contro la sentenza della CTP di Firenze n. 29/9/2005 che aveva accolto il ricorso del contribuente avverso il silenzio rifiuto dell’Ufficio sull’istanza di rimborso Irap versata negli anni 1998 e 1999. Il ricorso proposto si articola in due motivi. Resiste con controricorso l’Agenzia delle Entrate. Il relatore ha depositato relazione ex art. 380 bis c.p.c. Il presidente ha fissato l’udienza del 13/10/2011 per l’adunanza della Corte in Camera di Consiglio. Il P.G. ha concluso aderendo alla relazione.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con primo motivo il ricorrente assume la violazione o falsa applicazione del D.Lgs. n. 446 del 1997, art. 2 in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, deducendo che il requisito dell’autonoma organizzazione non sarebbe ravvisabile nel caso in cui l’attività di lavoro autonomo sia resa internamente alla struttura organizzala da altri soggetti.

La censura è fondata. In tema di IRAP, il requisito dell’autonoma organizzazione, il Cui accertamento spetta al giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità se congruamente motivato, ricorre quando 11 contribuente , nell’esercizio della propria attività di lavoro autonomo, sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione (Sent. 3678 del 16/02/2007).

Con secondo motivo il ricorrente assume al violazione e falsa applicazione dell’art. 2697 c.c. nonchè l’omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione. La CTR avrebbe leso il principio dell’onere della prova nel condividere le argomentazioni degli appellanti nonostante “la convincente prova dello svolgimento dell’attività forense contando sulla sua persona e senza l’impiego di capitale e lavoro altrui”. La sentenza non darebbe conto delle ragioni per le quali la responsabilità della struttura organizzativa è stata attribuita al contribuente.

La censura di violazione di legge è inammissibile. In tema di ricorso per cassazione, il vizio di violazione di legge consiste nella deduzione di un’erronea ricognizione, da parte del provvedimento impugnato, della fattispecie astratta recata da una norma di legge e quindi implica necessariamente un problema interpretativo della stessa; viceversa, l’allegazione di un’erronea ricognizione della fattispecie concreta a mezzo delle risultanze di causa – quale quella prospettata dalla ricorrente – è esterna all’esatta interpretazione della norma di legge e inerisce alla tipica valutazione del giudice di merito.

Quanto ritenuto nell’esame del primo motivo di ricorso ha effetto assorbente sulla censura in ordine alla motivazione.

Consegue da quanto sopra la cassazione della sentenza impugnata in relazione al motivo accolto; non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, ai sensi dell’art. 384 c.p.c., decidendo nel merito, va accolto il ricorso proposto dal V. avverso il silenzio rifiuto dell’Ufficio sull’istanza di rimborso Irap versata negli anni 1998 e 1999.

La natura della controversia, le pregresse incertezze giurisprudenziali giustificano la compensazione delle spese dell’intero giudizio.

P.Q.M.

La Corte accoglie il primo motivo di ricorso, rigetta il secondo, cassa la sentenza impugnata e decidendo nel merito, accoglie il ricorso proposto dal V. avverso il silenzio rifiuto dell’Ufficio sull’istanza di rimborso Irap versata negli anni 1998 e 1999, compensando tra le parti le spese dell’intero giudizio.

Così deciso in Roma, il 13 ottobre 2011.

Depositato in Cancelleria il 31 ottobre 2011

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