Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2257 del 26/01/2022

Cassazione civile sez. VI, 26/01/2022, (ud. 17/12/2021, dep. 26/01/2022), n.2257

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MOCCI Mauro – Presidente –

Dott. CAPRIOLI Maura – Consigliere –

Dott. LA TORRE Maria Enza – Consigliere –

Dott. LO SARDO Giuseppe – Consigliere –

Dott. DELLI PRISCOLI Lorenzo – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 26228-2020 proposto da:

B.N., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CICERONE, 44,

presso lo studio dell’avvocato AGNESE CRISTOFARO LATERZA,

rappresentato e difeso dagli avvocati GIUSEPPE D’ACUNTO, FRANCESCO

MARIA D’ACUNTO;

– ricorrente –

contro

COMUNE di NAPOLI, in persona del Sindaco pro tempore, elettivamente

domiciliato in ROMA, VIA DEGLI APPENNINI, 46, presso lo studio

dell’avvocato LUCA LEONE, rappresentato e difeso dagli avvocati

FABIO MARIA FERRARI, MARIA ANNA AMORETTI;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1533/25/2020 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE della CAMPANIA, depositata il 17/02/2020;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 17/12/2021 dal Consigliere Relatore Dott. LORENZO

DELLI PRISCOLI.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

Rilevato che:

la parte contribuente proponeva ricorso avverso un avviso di accertamento riguardante la TARI relativo all’anno d’imposta 2014;

la Commissione Tributaria Provinciale respingeva il ricorso della parte contribuente e la Commissione Tributaria Regionale ne respingeva l’appello affermando che il contribuente non ha mai avanzato alcuna richiesta al Comune fondata sul rilievo che il cespite si troverebbe in oggettive condizioni di non utililizzabilità che non consente la produzione di rifiuti e la presunzione di legge in ordine alla produzione di rifiuti può essere superata solo dall’allegazione e dalla prova dei fatti che rendono l’immobile (autorimessa) insuscettibile di produrre rifiuti e tali non sono né la risoluzione del rapporto di locazione né il distacco delle utenze, che rientrano nelle scelte soggettive del proprietario e sono circostanze transitorie.

Il contribuente proponeva ricorso affidato ad un unico motivo di impugnazione mentre il comune di Napoli si costituiva con controricorso.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Con il motivo d’impugnazione, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, il contribuente denuncia violazione e falsa applicazione della L. n. 147 del 2013, art. 1, nonché del Reg. attuativo, art. 8, adottato D.Lgs. n. 446 del 1997, ex art. 52, in quanto l’immobile in questione è un seminterrato già destinato a garage ma dismesso da lungo tempo e non produttivo di rifiuti e la legge prevede che non sono soggetti a TARI i locali che, secondo la comune esperienza non producono rifiuti per loro natura oppure risultano in obiettive condizioni di non utilizzabilità oppure ancora sono di fatto non utilizzati.

Il motivo di impugnazione è infondato.

Secondo questa Corte infatti:

il presupposto impositivo della TARI è costituito dalla detenzione o occupazione di una “res” suscettibile di produrre rifiuti (Cass. n. 17617 del 2021);

in materia di TARI, costituiscono presupposto impositivo l’occupazione o la conduzione di locali ed aree scoperte, adibiti a qualsiasi uso privato, non costituenti accessorio o pertinenza degli stessi, di talché è onere del contribuente dimostrare la sussistenza delle condizioni per beneficiare della riduzione della superficie tassabile ovvero dell’esenzione, trattandosi di eccezione rispetto alla regola generale del pagamento dell’imposta sui rifiuti urbani nelle zone del territorio comunale (Cass. n. 17032 del 2021; Cass. n. 12979 del 2019).

La Commissione Tributaria Regionale si è conformata ai predetti principi laddove – affermando che il contribuente non ha mai avanzato alcuna richiesta al Comune fondata sul rilievo che il cespite si troverebbe in oggettive condizioni di non utililizzabilità che non consente la produzione di rifiuti e la presunzione di legge in ordine alla produzione di rifiuti può essere superata solo dall’allegazione e dalla prova dei fatti che rendono l’immobile (autorimessa) insuscettibile di produrre rifiuti e tali non sono né la risoluzione del rapporto di locazione né il distacco delle utenze, che rientrano nelle scelte soggettive del proprietario e sono circostanze transitorie – ha correttamente considerato che l’impossibilità per il locale (nella specie, una autorimessa) di produrre rifiuti per sua natura o per il particolare uso, prevista dal D.Lgs. n. 507 del 1993, art. 62, non può essere ritenuta in modo presunto dal giudice tributario, essendo onere del contribuente indicare nella denuncia originaria o di variazione le obiettive condizioni di inutilizzabilità, le quali devono essere “debitamente riscontrate in base ad elementi obiettivi direttamente rilevabili o ad idonea documentazione”: la Commissione Tributaria Regionale ha dunque correttamente posto a carico del contribuente la prova che il suo immobile non produce rifiuti e l’ha ritenuta non assolta.

Ritenuto pertanto infondato il motivo di impugnazione, il ricorso va conseguentemente rigettato; le spese seguono la soccombenza.

P.Q.M.

rigetta il ricorso.

Condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali, che liquida in Euro 1.100, oltre a spese prenotate a debito.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente principale, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 17 dicembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 26 gennaio 2022

 

 

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