Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22566 del 10/08/2021

Cassazione civile sez. trib., 10/08/2021, (ud. 25/05/2021, dep. 10/08/2021), n.22566

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FUOCHI TINARELLI Giuseppe – Presidente –

Dott. SUCCIO Roberto – Consigliere –

Dott. CASTORINA Rosaria Maria – Consigliere –

Dott. FICHERA Giuseppe – Consigliere –

Dott. NOVIK Adet Toni – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 9639/2015 R.G. proposto da:

Capriccio s.r.l., in persona del L.R. pro tempore, rappresentata e

difesa dall’avv. Giuseppina Dell’Aquila, elett. dom. presso lo

studio in Roma, via Giovanni Pierluigi da Palestrina 48;

– ricorrente –

contro

Agenzia delle Entrate, in persona del direttore pro tempore,

domiciliata in Roma, via dei Portoghesi 12, presso l’Avvocatura

Generale dello Stato, che la rappresenta e difende;

– resistente –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale del Lazio,

n. 5832/22/14, depositata il 2 ottobre 2014, non notificata.

Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 25/05/2021

dal Consigliere Dott. Novik Adet Toni.

 

Fatto

PREMESSO

CHE:

– Con sentenza n. 5832/22/2014, emessa in data 21 maggio 2014, depositata il 2 ottobre successivo, la Commissione tributaria regionale del Lazio (CTR) ha respinto l’appello proposto della società Capriccio S.r.l. avverso la sentenza emessa dalla Commissione tributaria provinciale di Roma (CTP) che, a sua volta, aveva rigettato il ricorso avverso l’avviso di accertamento per l’anno di imposta 2005;

– la controversia ha ad oggetto la determinazione di maggiori ricavi per Ires, Irap e Iva in conseguenza dell’applicazione dello studio di settore alla società titolare di una profumeria nel quartiere romano di Trastevere;

– in particolare, il recupero concerneva le vendite, pari al 52% del totale, effettuate dalla Capriccio S.r.l. alla Gleap S.r.l., di cui era soca, con applicazione di un margine di ricarico del 2% e la vendita in blocco della merce in magazzino con uno sconto medio, pari al 96,35%, praticato sui prezzi di vendita;

– secondo la contribuente, il ridotto margine di ricarico sulle vendite alla Gleap derivava dal fatto che quest’ultima società fungeva da collettore di una molteplicità di esercizi in modo da consentire che ciascuno di essi attraverso lo scambio potesse avere prodotti differenziati di alta qualità che non avrebbe potuto conseguire da sola, e che la vendita in blocco aveva riguardato prodotti sostanzialmente invendibili;

– nel respingere i motivi di gravame, la CTR ha osservato che non era configurabile uno scambio tra grossisti, escluso dall’applicabilità dello studio di settore, e che le operazioni poste in essere risultavano altamente antieconomiche e, quindi, giustificavano l’applicabilità dello studio di settore, rispetto al quale la società contribuente non aveva fornito prova sufficiente a dimostrare scostamento tra reddito dichiarato ed accertato;

– la società ricorre per cassazione con un motivo, illustrato con memoria; l’agenzia delle entrate si è costituita al solo fine di partecipare all’udienza di discussione della causa.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

– con l’unico motivo di ricorso, la società deduce la “violazione e falsa applicazione di norme di diritto ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in relazione all’errata valutazione delle prove e in relazione alla violazione e falsa applicazione della presunzione semplice di cui agli studi di settore”: in sintesi, la società lamenta che non sia stata riconosciuta vera la ricostruzione dei rapporti con la Gleap S.r.l. e la vendita a stock aveva riguardato prodotti di profumeria di rimanenza, non più vendibili; sul punto dell’applicabilità degli studi di settore, lamenta che la zona di esercizio sia stata ritenuta commerciale, non considerandosi l’apertura di nuovi punti vendita;

– la censura è inammissibile;

– la ricorrente, pur denunciando, apparentemente, una violazione di legge chiede, in realtà, a questa Corte di pronunciarsi ed interpretare questioni di mero fatto non censurabili in questa sede, mostrando di anelare ad una surrettizia trasformazione del giudizio di legittimità in un nuovo, non consentito, terzo grado di merito, nel quale ridiscutere analiticamente tanto il contenuto dei fatti storici quanto le valutazioni di quei fatti espresse dal giudice di appello – non condivise e per ciò solo censurate al fine di ottenerne la sostituzione con altre più consone alle proprie aspettative. Chiaro indice di ciò è riscontrabile nell’addebito che la stessa ricorrente muove alla decisione di essere incorsa in “errata valutazione delle prove”, cioè in errori nell’apprezzamento dei fatti;

– secondo principio consolidato nella giurisprudenza di questa Corte, la procedura di accertamento tributario standardizzato mediante l’applicazione dei parametri o degli studi di settore costituisce un sistema di presunzioni semplici, la cui gravità, precisione e concordanza non è ex lege determinata dallo scostamento del reddito dichiarato rispetto agli standards in sé considerati – meri strumenti di ricostruzione per elaborazione statistica della normale redditività – ma nasce solo in esito al contraddittorio da attivare obbligatoriamente, pena la nullità dell’accertamento, con il contribuente; in tale sede, quest’ultimo ha l’onere di provare, senza limitazione alcuna di mezzi e di contenuto, la sussistenza di condizioni che giustificano l’esclusione dell’impresa dall’area dei soggetti cui possono essere applicati gli standards o la specifica realtà dell’attività economica nel periodo di tempo in esame, mentre la motivazione dell’atto di accertamento non può esaurirsi nel rilievo dello scostamento, ma deve essere integrata con la dimostrazione dell’applicabilità in concreto dello standard prescelto e con le ragioni per le quali sono state disattese le contestazioni sollevate dal contribuente; ove il contribuente non abbia risposto all’invito al contraddittorio in sede amministrativa, restando inerte, egli assume le conseguenze di questo suo comportamento, in quanto l’Ufficio può motivare l’accertamento sulla sola base dell’applicazione degli standards, dando conto dell’impossibilità di costituire il contraddittorio, nonostante il rituale invito, ed il giudice può valutare, nel quadro probatorio, la mancata risposta all’invito (cfr. Cass., Sez. U, n. 26635/2009); nel caso di specie la sentenza impugnata si è conformata a questi principi: pacifico essendo in causa che il contraddittorio non è stato attivato per la mancata partecipazione del contribuente, i giudici d’appello hanno ritenuto idonee le risultanze degli studi di settore a fondare l’accertamento affermando l’inverosimiglianza della percentuale di ricarico applicata nelle vendite con la Gleap e l’irragionevolezza di una vendita a prezzi antieconomici, giungendo quindi alla conclusione che non fosse stata fornita dalla società a paralizzare l’utilizzabilità degli studi di settore, non è sufficiente tuttavia la sola allegazione, ossia la sola asserzione l’esistenza di circostanze idonee in astratto a contrastare la presunzione di maggior reddito derivante dallo studio di settore applicato; va sottolineato che, nel riparto degli oneri, “al contribuente è assegnato quello non solo di allegare ma anche di provare – ancorché senza limitazioni di mezzi e di contenuto la sussistenza di circostanze di fatto tali da allontanare la sua attività dal modello normale al quale l’parametri fanno riferimento, sì da giustificare un reddito inferiore a quello che sarebbe stato normale secondo la procedura di accertamento tributario standardizzato, mentre all’ente impositore incombe l’onere della dimostrazione dell’applicabilità dello standard prescelto al caso concreto oggetto di accertamento” (cfr. ex multis Cass. n. 3415/2015);

– il ricorso va quindi respinto; nulla per le spese.

PQM

La Corte dichiara innammissibile il ricorso. Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, ove dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 25 maggio 2021.

Depositato in Cancelleria il 10 agosto 2021

 

 

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA