Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22565 del 27/09/2017


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Cassazione civile, sez. trib., 27/09/2017, (ud. 19/09/2017, dep.27/09/2017),  n. 22565

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CHINDEMI Domenico – Presidente –

Dott. DE MASI Oronzo – Consigliere –

Dott. ZOSO Liana M. T. – rel. Consigliere –

Dott. STALLA Giacomo Maria – Consigliere –

Dott. CARBONE Enrico – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 28949-2010 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

D.M.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 98/2009 della COMM.TRIB.REG. di GENOVA,

depositata il 15/10/2009;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

19/09/2017 dal Consigliere Dott. LIANA MARIA TERESA ZOSO.

Fatto

ESPOSIZIONE DEI FATTI DI CAUSA

1. D.M. impugnava la cartella esattoriale relativa al pagamento della maggior imposta Irap, IVA e ritenute alla fonte. Secondo l’agenzia delle entrate non spettava al contribuente il credito di imposta che era stato esposto nell’anno 2001 dalla società Autoricambi Europa s.a.s. poichè essa era estinta e non poteva configurarsi giuridicamente la successione tra la società stessa ed il contribuente persona fisica, benchè egli si fosse dichiarato continuatore della società nella dichiarazione dei redditi dopo esserne diventato socio unico. La commissione tributaria provinciale di Genova rigettava il ricorso. Proposto appello da parte del contribuente, la CTR della Liguria lo accoglieva sul rilievo che era da ritenersi ammissibile la trasformazione di una società di persone in impresa individuale, per il che il ricorrente aveva titolo per beneficiare del credito di imposta dichiarato dalla società estinta.

2. Avverso la sentenza della CTR propone ricorso per cassazione l’agenzia delle entrate affidato ad un motivo. Il contribuente non si è costituito in giudizio.

3. Con l’unico motivo la ricorrente deduce violazione di legge, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in relazione all’art. 2498 c.c.. Sostiene che la trasformazione di società di persone in impresa individuale non è ammissibile, di talchè non spetta al contribuente il credito di imposta che già spettava alla società estinta.

Diritto

ESPOSIZIONE DELLE RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Osserva la Corte che il ricorso è infondato. Va considerato che, nel caso in cui si discuta della corretta interpretazione di norme di diritto, il controllo del giudice di legittimità investe direttamente anche la decisione e non è limitato solo alla plausibilità della giustificazione, sicchè, come desumibile dall’art. 384 c.p.c., comma 4, il giudizio di diritto può risultare incensurabile anche se mal giustificato, perchè la decisione erroneamente motivata in diritto non è soggetta a cassazione, ma solo a correzione quando il dispositivo sia conforme al diritto (cfr. Cass. n. 13086 del 24/06/2015). Ciò premesso, lo scioglimento della società in accomandita semplice, a norma dell’art. 2323 c.c., si determina quando rimangono solo soci accomandatari o soci accomandanti, semprechè nel termine di sei mesi non sia stato sostituito il socio che è venuto meno. Se il socio superstite decide di non trovare altri soci e di continuare l’attività come impresa individuale, non si verifica una trasformazione nel senso tecnico inteso dall’art. 2498 c.c., riferito alla trasformazione di una società da un tipo ad un altro, bensì un rapporto di successione tra soggetti distinti, distinguendosi, appunto, persona fisica e persona giuridica per natura, e non solo per forma. L’atipica trasformazione in parola è preceduta dallo scioglimento della società e dalla liquidazione della stessa, concludentesi con l’assegnazione del patrimonio sociale residuo al socio superstite ai fini della successiva estinzione della società stessa (Sez. 5, n. 3670/2007). Principio indubbiamente valido anche alla luce della riforma del diritto societario, posto che l’art. 2498 c.c. riserva la disciplina della trasformazione a quella di un “ente” in altro “ente” (nella trasformazione eterogenea da società in consorzi, società consortili, comunioni d’azienda, associazioni non riconosciute e fondazioni e viceversa: artt. 2500 septies e 2500 octies c.c.).

Non si realizza, dunque, nel caso che occupa, una trasformazione societaria ai sensi dell’art. 2498 c.c., ma solo una successione tra soggetti distinti, ossia tra colui che conferisce l’azienda (la società di persone in liquidazione) e la persona fisica che ne è beneficiaria (il socio superstite) (cfr. Cass. n. 496 del 14/01/2015). E nel caso di cessione d’azienda, il credito d’imposta per la parte già maturata, ma non ancora utilizzata dal cedente l’azienda, è trasferibile all’impresa – qualora quest’ultima prosegua la stessa attività – succeduta nella titolarità della stessa azienda, verificandosi una continuità anche fiscale tra le due aziende, come previsto dall’art. 2559 c.c. e D.P.R. n. 917 del 1986, art. 58 (cfr. Cass. n. 3342 del 12/02/2013). Ora, non è contestato che il D., dopo essere divenuto unico socio della società in accomandita semplice, ha proseguito l’attività di impresa quale imprenditore individuale, per il che vi è stato il trasferimento dell’azienda dalla società all’impresa individuale.

Inoltre mette conto considerare che non ha dedotto l’agenzia delle entrate che il D. abbia utilizzato il credito per somma già utilizzata dalla società. Ne consegue che, in quanto cessionario dell’azienda, spettava al contribuente il credito di imposta esposto dalla società.

2. Il ricorso va, dunque, rigettato. Non si provvede sulle spese data la mancata costituzione del contribuente.

PQM

 

La corte rigetta il ricorso.

Così deciso in Roma, nell’udienza camerale, il 19 settembre 2017.

Depositato in Cancelleria il 27 settembre 2017

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