Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22544 del 27/09/2017


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Cassazione civile, sez. trib., 27/09/2017, (ud. 12/07/2017, dep.27/09/2017),  n. 22544

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CHINDEMI Domenico – Presidente –

Dott. DE MASI Oronzo – Consigliere –

Dott. ZOSO Liana M. T. – Consigliere –

Dott. STALLA Giacomo Maria – Consigliere –

Dott. FASANO Anna Maria – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 6951-2013 proposto da:

Z.C., elettivamente domiciliata in ROMA VIA VAL D’OSSOLA

116, presso lo studio dell’avvocato MARCO FEDELI, rappresentata e

difesa dall’avvocato CARLA PANIZZI;

– ricorrente –

contro

SAVNO SRL, elettivamente domiciliato in ROMA VIA FONTANELLA BORGHESE

72, presso lo studio dell’avvocato ANTONIO VOLTAGGIO, che lo

rappresenta e difende unitamente all’avvocato LORENZO BOTTEON;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 91/2012 della COMM. TRIB. REG. di VENEZIA,

depositata il 21/09/2012;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

12/07/2017 dal Consigliere Dott. FASANO ANNA MARIA.

Fatto

RITENUTO IN FATTO

CHE:

Z.C. propone ricorso per la cassazione della sentenza della CTR del Veneto, in epigrafe indicata, affidandolo a due motivi, nei confronti della società Sav.No s.r.l., la quale – in controversia riguardante l’impugnazione di una ingiunzione di pagamento ex R.D. 14 aprile 1910, n. 639, e succ. modifiche, relativa all’omesso versamento per gli anni di imposta 2006, 2007, 2008 della TIA, con la quale veniva richiesto il pagamento della fattura emessa dalla società Savno s.r.l. svolgente il servizio di trasporto tributi per conto del comune di Motta di Livenza – confermava la sentenza della CTP di Treviso, che aveva rigettato il ricorso della contribuente, ritenendo la legittimità della determinazione della tariffa TIA da parte dei comuni facenti parte del bacino di utenza del consorzio igiene ambientale TV1. Si è costituito con controricorso la società Sav.No s.r.l..

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

CHE:

1. Con il primo motivo di ricorso si censura la sentenza impugnata denunciando omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia, nonchè violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 36, dell’art. 132 c.p.c., n. 4, dell’art. 118 disp. att. c.p.c., atteso che la CTR avrebbe omesso di motivare in ordine a tutti i motivi addotti nell’atto di appello, limitandosi a confermare la decisione della CTR, con la conseguenza che la sentenza sarebbe affetta da nullità assoluta per mancanza di requisiti essenziali.

2. Con il secondo motivo di ricorso si censura la sentenza impugnata, denunciando omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia, violazione ed errata applicazione degli art. 23 Cost., D.Lgs. 5 febbraio 1997, n. 22, art. 172, lett. c, e TUEL (D.Lgs. n. 267 del 2000), atteso che i giudici della CTR, con la sentenza impugnata, non avrebbero in alcun modo motivato sulle censure proposte con atto di appello, ed avrebbero omesso di considerare il dettato normativo che sottende alla materia trattata ed ampiamente richiamata nei ricorsi, ovvero l’art. 23 Cost., il D.Lgs. n. 22 del 1997 ed il testo unico degli enti locali.

3.1 motivi di ricorso, da trattarsi congiuntamente, in quanto inerenti alla medesima questione, sono fondati, in ragione delle seguenti considerazioni.

a) Questa Corte ha chiarito che: “Ricorre il vizio di omessa motivazione della sentenza, denunziabile in sede di legittimità, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, quando il giudice di merito ometta di indicare gli elementi da cui ha tratto il proprio convincimento ovvero indica tali elementi senza una approfondita disamina logica e giuridica, rendendo in tal modo impossibile ogni controllo sull’esattezza e sulla logicità del ragionamento”. (Cass. 6-5 n. 9097 del 2017).

b) La sentenza impugnata non risulta aver effettuato una adeguata disamina della realtà fattuale, rendendo, così, impossibile il controllo sulla logicità del ragionamento utilizzato dal giudicante per giungere alla rassegnata decisione.

La CTR, valorizza un generico riferimento alla “documentazione esistente, prodotta e richiamata” senza indicare puntualmente quale, e rinvia semplicemente “a quanto motivato e deciso dai giudici di prima istanza”, senza illustrare in nessun modo, neppure sinteticamente, le ragioni della conferma della pronuncia di primo grado, in relazione ai motivi di impugnazione proposti, in modo da consentire, attraverso la parte motiva di entrambe le sentenze, di ricavare un percorso argomentativo adeguato e corretto.

Secondo l’indirizzo espresso da questa Corte, a cui si intende dare continuità, è ammissibile il rinvio per relationem alla sentenza di primo grado, ma è necessario che tale rinvio sia operato in modo da rendere possibile ed agevole il controllo motivazionale, dando conto delle argomentazioni delle parti e della loro identità con quelle esaminate nella pronuncia impugnata, “mentre va cassata la decisione con cui il giudice si sia limitato ad aderire alla decisione di primo grado senza che emerga, in alcun modo, che a tale risultato sia pervenuto attraverso l’esame e la valutazione di infondatezza dei motivi di gravame” (Cass. n. 14786 del 2016).

c) Nella specie, i giudici del merito hanno omesso di indicare, nella sentenza, gli elementi da cui ha tratto il proprio convincimento, con la conseguenza che il ricorso va accolto, la sentenza impugnata deve essere cassata con rinvio alla CTR del Veneto in diversa composizione, per il riesame, la quale provvederà a regolare anche la spese del presente giudizio di legittimità.

PQM

 

Accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia per il riesame alla CTR del Veneto, in diversa composizione, la quale provvederà anche alla liquidazione delle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 12 luglio 2017.

Depositato in Cancelleria il 27 settembre 2017

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