Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22537 del 07/11/2016


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Cassazione civile sez. VI, 07/11/2016, (ud. 14/09/2016, dep. 07/11/2016), n.22537

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCHIRO’ Stefano – Presidente –

Dott. CIRILLO Ettore – Consigliere –

Dott. NAPOLETANO Giuseppe – Consigliere –

Dott. FEDERICO Guido – Consigliere –

Dott. VELLA Paola – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 17849/2015 proposto da:

IMMOBIL 4 SRL, in persona del suo amministratore unico e legale

rappresentante, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA CARLO POMA 4,

presso lo studio dell’avvocato PAOLO GELLI, che la rappresenta e

difende giusta procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, c.f. (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso L’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO che la rappresenta e

difende ope legis;

– controricorrente –

e contro

AGENZIA DELLE ENTRATE UFFICIO CARPI;

– intimata –

avverso la sentenza n. 71/2015 della COMMISSIONE TRIBUTARIA REGIONALE

di BOLOGNA, emessa il 13/10/2014 depositata il 15/01/2015;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

14/09/2016 dal Consigliere Relatore Dott. PAOLA VELLA.

Fatto

FATTO E DIRITTO

La Corte, costituito il contraddittorio camerale sulla relazione prevista dall’art. 380 bis c.p.c., osserva quanto segue.

1. Con unico motivo si deduce “violazione e falsa applicazione del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 39, comma 1, lett. D) e degli 2697, 2727 e 2729 c.c. “, per essersi la C.T.R. limitata “ad attribuire genericamente ed implicitamente valore indiziario agli elementi di fatto accertati dall’ufficio senza in alcun modo esplicitare quali (e per quali ragioni) assumessero rilievo sotto il profilo della precisione, gravità e concordanza e senza pertanto in alcun modo accertarne la capacita probatoria singolarmente e nel loro complesso”.

2. Il motivo è palesemente infondato.

3. Costituisce invero ius receptum nella giurisprudenza di questa Corte che “la procedura di accertamento tributario standardizzato mediante l’applicazione dei parametri o degli studi di settore costituisce un sistema di presunzioni semplici, la cui gravità, precisione e concordanza non è ex lege determinata dallo scostamento del reddito dichiarato rispetto agli standards in sè considerati – meri strumenti di ricostruzione per elaborazione statistica della normale redditività – ma nasce solo in esito al contraddittorio, da attivare obbligatoriamente, pena la nullità dell’accertamento, con il contribuente (Cass. n. 26635/2009; conf. da ultimo, Cass. ord. n. 7987/16), che consente l’adeguamento degli standard alla concreta realtà economica di quest’ultimo, determinando il passaggio dalla fase statica (gli standard come frutto dell’elaborazione statistica) alla fase dinamica dell’accertamento (l’applicazione degli standard al singolo destinatati dell’attività accertativa), tramite la valutazione delle controdeduzioni del contribuente cui essi sono applicati (ex multis, Cass. sez. 5, n. 7289/16; n. 17646/14, n. 2223/14, n. 11633/13).

4. La giurisprudenza ha altresì precisato che, a fronte della allegazione di fatti che possono costituire presunzioni gravi, precise e concordanti, la controparte ha l’onere di provare eventuali “controindizi”, idonei a privare dette presunzioni del requisito della concordanza (v. da ultimo Cass. n. 7289/16 cit.), e che, comunque, “l’apprezzamento in ordine alla gravità, precisione e concordanza degli indizi posti a fondamento dell’accertamento effettuato con metodo presuntivo attiene alla valutazione dei mezzi di prova, ed è pertanto rimesso in via esclusiva al giudice di merito, salvo lo scrutinio riguardo alla congiunta della relativa motivazione, che richiede però la prospetta lolle di una (livello conclusione logica che non sia meramente possibile e plausibile, bensì applicabile alla fattispecie di cui alla controversia” (Cass. un. 7289/16, 24437/13; cfr. Cass. s.u. n. 24148/13).

5. Nel caso di specie, la CTR ha fatto corretta applicazione dei principi esposti poichè – pacifico l’espletamento del contraddittorio – ha innanzitutto rilevato che l’accertamento era fondato non solo sullo scostamento dei ricavi dichiarati da quelli stimati nel corrispondente studio di settore, ma anche sulla incongruità riscontrata per due periodi di imposta, sul raffronto del prezzo delle vendite immobiliari con i valori OMI, sull’andamento negativo dell’impresa, sull’antieconomicità del comportamento del contribuente ed infine sulla capacità reddituale dei soci; ha quindi passato nuovamente in rassegna, respingendole, le originarie eccezioni del contribuente (riproposte anche in questa sede), per concludere che la serie di elementi allegati dall’Ufficio, se valutati non singolarmente ma complessivamente, davano luogo a presunzioni munite dei requisiti di gravita, precisione e concordanza, “sufficienti a confermare la validità dell’atto impositivo”.

6. D’altro canto la censura, laddove si risolve in un’istanza di rivalutazione dei “controindizi” allegati, incide inammissibilmente sul merito della vicenda, in contrasto con il granitico orientamento di questa Corte in base al duale il ricorso per cassazione non può costituire uno strumento per accedere ad un terzo grado di giudizio di merito, sollecitando una nuova valutazione di risultanze di fatto sulle quali il giudice d’appello abbia espresso opzioni non condivise (ex plurimis, Cass. s.u. n. 7931/13; Cass. un. 12264/14 e 3396/15).

7. Al rigetto del ricorso segue la condanna della società ricorrente alla rifusione delle spese del presente giudizio in favore dell’amministrazione controricorrente, liquidate in dispositivo.

PQM

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente alla rifusione delle spese processuali, liquidate in Euro 2.300,00 oltre spese prenotate a debito. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 14 settembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 7 novembre 2016

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