Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22523 del 10/09/2019

Cassazione civile sez. III, 10/09/2019, (ud. 06/05/2019, dep. 10/09/2019), n.22523

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ARMANO Uliana – Presidente –

Dott. SESTINI Danilo – Consigliere –

Dott. OLIVIERI Stefano – Consigliere –

Dott. GIANNITI Pasquale – Consigliere –

Dott. MOSCARINI Anna – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 28440-2017 proposto da:

O.E., elettivamente domiciliato in ROMA, CIRCONVALLAZIONE

CLODIA 120, presso lo studio dell’avvocato ALESSANDRO PIERMARINI,

che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato ANTONIO

FRANCESCO PAPADIA;

– ricorrente –

contro

R.M., domiciliato ex lege in ROMA, presso la CANCELLERIA DELLA

CORTE DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso dagli avvocati FRANCESCO

FRIGERIO, MARCO MORO VISCONTI;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1405/2017 del TRIBUNALE di COMO, depositata il

04/10/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

06/05/2019 dal Consigliere Dott. ANNA MOSCARINI.

Fatto

FATTI DI CAUSA

In data 26/5/2015 il rag. R.M. notificò ad O.E. ed a Playscaping s.r.l. (di cui l’ O. era socio di maggioranza e consigliere delegato) un decreto ingiuntivo emesso dal Giudice di Pace di Como intimante il pagamento della somma di Euro 2.351,23, oltre accessori, quale corrispettivo di fatture emesse dal professionista nei confronti della società per attività professionale di consulenza del lavoro e di assistenza fiscale. Assunse che soci della società erano lo stesso O. (socio per 2/3 del capitale sociale), la signora Ra. (compagna dell’ O. e titolare di una quota pari ma Euro 5.000), nonchè M.M. (pure titolare di una quota pari ad Euro 5.000); che l’ O., pur avendo affidato l’incarico di opera professionale, non aveva corrisposto il saldo, ma che aveva fatto una ricognizione di debito con scrittura del 19/6/2014 con la quale espressamente aveva dichiarato, rivolgendosi ai titolari dello studio R., “…in mio nome e per conto della società che rappresento…confermo che il mio debito nei suoi confronti è pari a quanto da lei comunicato con la presente. Scusandomi per il ritardo nei pagamenti…..”. Nonostante le intimazioni inviate alla società e all’ O. in proprio entrambi restavano morosi sicchè il R., da un lato, comunicava il recesso per giusta causa dal contratto e, dall’altro, agiva per l’appunto con decreto monitorio.

L’ O. propose opposizione, sollevando una serie di eccezioni tra cui quella di essere stato destinatario di un’ingiunzione in proprio, laddove egli non si era impegnato personalmente ma solo in nome e per conto della società. Il Giudice di Pace adito rigettò l’opposizione, ritenendo che la ricognizione di debito effettuata dell’ O. dovesse essere interpretata quale assunzione diretta del debito da parte dell’ O. oltre che dalla società; diversamente si sarebbe scritto “in nome e per conto della società”. Questa interpretazione è stata pienamente confermata dal Tribunale di Como con sentenza n. 1405 del 4/10/2017 che ha diffusamente argomentato circa le ragioni per le quali si dovesse optare per l’interpretazione data dal primo giudice, resa obbligata da tutti i criteri di interpretazione del contratto, applicabili alla ricognizione di debito, e per il riconoscimento di una espromissione posta in essere dall’ O. nei confronti delle obbligazioni delle società, secondo una prassi diffusa in base alla quale i soci di una società a responsabilità limitata garantiscono personalmente nei confronti dei creditori l’adempimento delle obbligazioni della società. In mancanza di prova contraria ed in applicazione dell’art. 1272 c.c. il Giudice ha ritenuto che socio espromittente e società rispondano in solido nei confronti del creditore. Conseguentemente il Giudice ha rigettato l’appello, condannando l’ O. alle spese del grado.

Avverso la sentenza l’ O. propone ricorso per cassazione sulla base di cinque motivi. Resiste il R. con controricorso.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1.Con il primo motivo denuncia l’omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio, oggetto di discussione tra le parti. In sostanza il ricorrente lamenta che il Giudice non abbia tenuto conto del fatto che l’ O. avesse sottoscritto una ricognizione di debito molto ambigua, la cui lettura non poteva essere condotta sulla base dei criteri indicati dal giudice d’appello. Ad avviso del ricorrente la spendita della qualità di consigliere delegato della società avrebbe dovuto indurre il Giudice a ritenere che egli riconoscesse il debito esclusivamente quale rappresentante della società e non anche in proprio. Per opinare diversamente, ad avviso del ricorrente, l’ O. avrebbe dovuto spendere con chiarezza la propria volontà di obbligarsi personalmente in nome proprio.

2. Con il secondo motivo censura la sentenza per violazione dell’art. 1362 c.c. con riguardo all’art. 360 c.p.c., n. 3. Si duole del fatto che il Giudice del merito, interpretando la ricognizione di debito, abbia ipotizzato che il rapporto sottostante fosse una espromissione con ciò violando tutte le norme in tema di interpretazione del contratto.

3. Con il terzo motivo censura l’errata interpretazione del comportamento complessivo delle parti di causa da parte del Tribunale ordinario di Como, in particolare sull’omesso esame del destinatario delle fatture dell’estratto conto inviato dallo Studio R..

Ad avviso del ricorrente il giudice avrebbe omesso di considerare che, come desumibile dall’estratto conto inviato dallo studio R. l’unico rapporto professionale intercorso era quello tra lo studio e la società Playscaping s.r.l., come desumibili anche dal fatto che le fatture emesse dallo studio R., nelle quali l’ O. non è mai menzionato, erano indirizzate esclusivamente alla società.

4. Con il quarto motivo – sulla mancata applicazione dell’art. 1366 c.c. con riguardo all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 – si duole del fatto che l’interpretazione seguita dal giudice d’appello e volta ad accreditare una ricognizione di debito in proprio da parte dell’ O. oltre che come rappresentante legale della società contrasterebbe con la causa concreta del contratto, consistente nello svolgimento di una serie di prestazioni contabili in favore della società. In base all’interpretazione di buona fede il Giudice avrebbe dovuto interpretare la ricognizione di debito come fatta solo a nome della società, dato che la funzione della medesima è proprio quella di far venir meno la separazione della responsabilità tra socio e società di capitali.

5. Con il quinto motivo censura la sentenza per mancata applicazione dell’art. 1370 c.c. con riguardo all’art. 360 c.p.c., n. 3. Il Giudice, pur non trovandosi di fronte a moduli e formulari avrebbe dovuto interpretare la clausola contro il predisponente a salvaguardia dell’obbligo di correttezza e buona fede dell’altra parte.

1-5 I motivi sono tutti inammissibili: quelli motivazionali perchè formulati in violazione del principio della doppia conforme di cui all’art. 348 ter c.p.c., comma 4; quelli volti a proporre censure in relazione alle regole di interpretazione del contratto perchè di merito, essendo l’intero ricorso volto a sollecitare questa Corte ad una nuova interpretazione della ricognizione di debito, senza neanche indicare, come il ricorrente avrebbe dovuto fare, in quale modo e con quali considerazioni il giudice del merito si sia discostato dai criteri di ermeneutica contrattuale pretesamente violati, con la conseguenza dell’inammissibilità del motivo di ricorso che si fondi sull’asserita violazione delle norme ermeneutiche o del vizio di motivazione e si risolva, in realtà, nella proposta di una interpretazione diversa (Cass., L n. 10554 del 30/4/2010; Cass., 3, n. 10891 del 26/5/2016), non potendo il ricorrente neppure dolersi, in sede di legittimità, del fatto che, in presenza di più interpretazioni possibili e plausibili della stessa clausola contrattuale, il giudice di merito ne abbia privilegiata una piuttosto che l’altra (Cass., 3 n. 24539 del 20/11/2009; Cass., 3, n. 16254 del 25/9/2012; Cass., 1, n. 6125 del 17/3/2014; Cass., 1 n. 27136 del 15/11/2017). In base alla giurisprudenza di questa Corte, alla quale si intende dare continuità, quando di una clausola contrattuale sono possibili due o più interpretazioni, non è consentito alla parte che aveva proposto quella disattesa dal giudice del merito, dolersi in sede di legittimità del fatto che sia stata privilegiata l’altra.

Il Tribunale ha con motivazione congrua e priva di contraddizioni interpretato la scrittura privata del 19/6/2014 pervenendo alla conclusione che l’ O. in quanto socio di maggioranza e amministratore della società abbia voluto garantire personalmente l’adempimento dell’obbligazione ormai scaduta della sua società, sicchè ha riconosciuto, contestualmente, un debito proprio e della società che rappresentava. Ad opinare diversamente non si comprenderebbe la ragione di una ricognizione di debito che pacificamente sussisteva in capo alla società nei confronti dello Studio R., sicchè l’unica ragione per mettere per iscritto tale riconoscimento non poteva che essere quella di assumere anche in nome proprio, oltre che della società, la responsabilità del pagamento di un debito scaduto.

6. Conclusivamente il ricorso va dichiarato inammissibile ed il ricorrente condannato alle spese del giudizio di cassazione, liquidate come in dispositivo, oltre che al cd. “raddoppio” del contributo unificato.

P.Q.M.

La Corte dichiara il ricorso inammissibile e condanna il ricorrente alle spese del giudizio di cassazione, liquidate in Euro 2.000 (più Euro 200 per esborsi), oltre accessori di legge e spese generali al 15%. Dà atto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Terza Sezione Civile, il 29 aprile 2019.

Depositato in Cancelleria il 10 settembre 2019

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA