Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22518 del 16/10/2020

Cassazione civile sez. trib., 16/10/2020, (ud. 13/02/2020, dep. 16/10/2020), n.22518

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BISOGNI Giacinto – Presidente –

Dott. FUOCHI TINARELLI Giuseppe – Consigliere –

Dott. SUCCIO Roberto – Consigliere –

Dott. PUTATURO DONATI VISCIDO M.G. – Consigliere –

Dott. LEUZZI Salvatore – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 7124/2015 R.G. proposto da:

P.V., rappresentato e difeso dall’Avv. Salvatore

Cantelli, elettivamente domiciliato presso il suo studio in Roma,

via Pietro della Valle n. 1;

– ricorrente –

contro

Agenzia delle entrate, rappresentata e difesa dall’Avvocatura

Generale dello Stato, in persona del Direttore p.t., con domicilio

elettivamente presso gli uffici della predetta Avvocatura, in Roma,

via dei Portoghesi, n. 12;

– resistente –

EQUITALIA SUD SPA AGENTE PER LA RISCOSSIONE DEL ALA PROVINCIA DI

ROMA;

– intimata –

avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale del Lazio

n. 5424/14/14, depositata il 2 settembre 2014.

Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 13 febbraio

2020 dal Consigliere Dott. Leuzzi Salvatore.

 

Fatto

RILEVATO

CHE:

– Nel 2012 l’Agente per la riscossione notificava al contribuente in epigrafe, in relazione all’anno 2003, cartella di pagamento basata su due avvisi di accertamento, con la quale si recuperavano importi Irpef, addizionali regionali e comunali correlate, oltre sanzioni e accessori.

– La CTP di Roma dichiarava inammissibile il ricorso del contribuente.

– La CTR del Lazio, adita in sede d’appello, ha ritenuto ammissibile l’originario ricorso, tuttavia rigettando nel merito il gravame del contribuente.

– Quest’ultimo affida il proprio ricorso per cassazione a quattro motivi, e depositata la memoria;

– L’Agenzia delle entrate si è costituita ai soli fini di partecipare all’udienza di discussione della causa ai sensi dell’art. 370 c.p.c., comma 1.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

– Con il primo motivo di ricorso si denuncia la violazione del combinato disposto del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 60 e L. n. 890 del 1982, artt. 8 e 14, artt. 140 e 148 c.p.c., D.P.R. n. 600 del 1973, art. 42, art. 6 L. n. 212 del 2000, art. 6, art. 2697 c.c., artt. 3,24,111 Cost., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3; nullità della sentenza per violazione del principio di invalidità derivata, violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 19; violazione D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 7 e artt. 112 e 115 c.p.c.; nullità per motivazione meramente apparente e manifestamente illogica con violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 36 e degli artt. 112 e 132 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 4, nonchè violazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 43 e D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 20, per non aver rilevato l’intervenuta decadenza in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3; omesso esame circa fatti decisivi per il giudizio che sono stati oggetto di discussione tra le parti, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5.

– Con il secondo motivo si denuncia la violazione del combinato disposto del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 60 e D.P.R. n. 602 del 1973, art. 26, vizio di notifica della cartella di pagamento; notifica effettuata per posta direttamente da dipendenti di Equitalia e relata di notifica in bianco, violazione dell’art. 148 c.p.c.; inesistenza della notifica della cartella non sanabile dalla proposizione del ricorso; violazione della L. n. 212 del 2000, art. 6, degli artt. 3,24 e 111 Cost.. Nullità per motivazione meramente apparente e manifestamente illogica con violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 36 e artt. 112 e 132 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 4.

– Con il terzo motivo si denuncia l’invalidità del ruolo per difetto di sottoscrizione e violazione del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 12, comma 4; l’illegittimità della cartella che contiene il ruolo; la violazione degli artt. 3,24 e 111 Cost.; la violazione dell’art. 2697 c.c.; la nullità per motivazione meramente apparente e manifestamente illogica con violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 36 e degli artt. 112 e 132 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3 e n. 4.

– Con il quarto motivo si lamenta il difetto di motivazione degli atti impugnati e la mancata prova e allegazione della notifica degli atti presupposti; la violazione della L. n. 212 del 2000, artt. 7 e 17, nonchè la violazione degli artt. 3,24 e 111 Cost.; la violazione dell’art. 2697 c.c.; la nullità per motivazione meramente apparente e manifestamente illogica con violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 36 e degli artt. 112 e 132 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 4.

– Il primo motivo è privo di pregio e va disatteso.

– Il coacervo censorio attinge sotto i plurimi profili della violazione di legge, del vizio di motivazione e del vizio di invalidità della sentenza, il profilo della notifica degli avvisi di accertamento prodromici alla cartella oggetto del giudizio, notifica di cui assume la nullità assoluta.

– La CTR ha accertato, in realtà, l’avvenuta, regolare notifica degli avvisi di accertamento, nelle date dell’8 agosto e del 17 novembre del 2011 in favore del contribuente al domicilio indicato nell’ultima dichiarazione reddituale.

– A fronte di tale accertamento di merito, il contribuente insiste in senso contrario sul mancato perfezionamento del procedimento notificatorio e sulla nullità della notifica degli “atti presupposti”, adducendo essere state “allegate” “fotocopie” prive di “alcun valore”.

– Va richiamato, tuttavia, il condiviso principio secondo cui “Nel processo tributario, in caso di impugnazione, da parte del contribuente, della cartella esattoriale per l’invalidità della notificazione dell’avviso di accertamento, la Corte di Cassazione non può procedere ad un esame diretto degli atti per verificare la sussistenza di tale invalidità, trattandosi di accertamento di fatto, rimesso al giudice di merito, e non di nullità del procedimento, in quanto la notificazione dell’avviso di accertamento non costituisce atto del processo tributario, ma riguarda solo un presupposto per l’impugnabilità, davanti al giudice tributario, della cartella esattoriale, potendo l’iscrizione a ruolo del tributo essere impugnata solo in caso di mancata o invalida notifica al contribuente dell’avviso di accertamento, a norma dell’abrogato del D.P.R. n. 636 del 1972, art. 16, comma 3 e del vigente D.P.R. n. 546 del 1992, art. 19, comma 3” (v. Cass. n. 18472 del 2016; Cass. n. 11674 del 2013; Cass. n. 3554 del 2002; Cass. n. 9032 del 1997).

– Le dedotte circostanze, quindi, non sono suscettibili di essere apprezzate in questa sede ostandovi la preclusione connessa all’applicazione del richiamato principio.

– Il secondo motivo di ricorso è infondato.

– Costituisce principio consolidato – cui si intende dare continuità in questa sede – quello per cui la notificazione della cartella, emessa per la riscossione di imposte o sanzioni, può essere eseguita anche mediante invio, da parte dell’esattore, di raccomandata con avviso di ricevimento, nel qual caso la notifica si ha per avvenuta alla data indicata nell’avviso di ricevimento sottoscritto dal ricevente o dal consegnatario, senza necessità di redigere un’apposita relata di notifica. Tale soluzione, in particolare, risponde al disposto di cui al D.P.R. n. 602 del 1973, art. 26 che prescrive l’onere, per l’esattore, di conservare per cinque anni la matrice o la copia della cartella con l’avviso di ricevimento (cfr. Cass. n. 4567 del 2015; Cass. n. 16949 del 2014): in tale sistema, infatti, è proprio l’ufficiale postale a garantire, nel menzionato avviso, l’esecuzione effettuata su istanza del soggetto legittimato e l’effettiva coincidenza tra destinatario e consegnatario della cartella (cfr. anche Cass. n. 6395 del 2014). Ai fini del perfezionamento della notifica opera, dunque, il D.M. 9 aprile 2001, artt. 32 e 39, secondo cui è sufficiente che la spedizione postale sia avvenuta con consegna del plico al domicilio del destinatario, senz’altro adempimento ad opera dell’ufficiale postale, se non quello di curare che la persona da lui individuata come legittimata alla ricezione apponga la sua firma sul registro di consegna della corrispondenza, oltre che sull’avviso di ricevimento da restituire al mittente; con l’ulteriore precisazione che, persino se manchino nell’avviso di ricevimento le generalità della persona cui l’atto è stato consegnato e/o la relativa sottoscrizione sia inintelligibile, l’atto è comunque valido, poichè la relazione tra la persona cui esso è destinato e quella cui è stato consegnato costituisce oggetto di un preliminare accertamento di competenza dell’ufficiale postale, assistito dall’efficacia probatoria di cui all’art. 2700 c.c. (cfr. Cass. n. 11708 del 2011; Cass. n. 14327 del 2009).

– I medesimi principi sono stati recentemente confermati ancora di recente, essendo stato ribadito dalla Corte nomofilattica che la notificazione della cartella di pagamento può essere eseguita anche mediante invio, da parte del concessionario, di raccomandata con avviso di ricevimento, (perfezionandosi, in tal caso, alla data indicata nell’avviso di ricevimento sottoscritto dal ricevente o dal consegnatario, senza necessità di redazione di un’apposita relata di notifica, in quanto l’avvenuta effettuazione della notificazione, su istanza del soggetto legittimato, e la relazione tra la persona cui è stato consegnato l’atto ed il destinatario della medesima costituiscono oggetto di una attestazione dell’agente postale assistita dall’efficacia probatoria di cui all’2700 c.c.) (Cass. n. 4275 del 2018). La complessiva legittimità di tale forma di notifica (cd. diretta) è stata da ultimo corroborata anche dalla Corte Costituzionale, la quale ha osservato come, alla luce di una lettura combinata dell’art. 26 citato e della L. n. 212 del 2000m, art. 6 (cd. Statuto del contribuente), le regole semplificate (si discorre, nella motivazione del giudice delle leggi, di “scostamenti”) della notifica in commento rispetto al regime “ordinario” non integrano alcuna violazione dell’art. 24 Cost., art. 3 Cost., comma 1, art. 111 Cost., commi 1 e 2 (Corte Cost. n. 175 del 2018).

– Escluso, dunque, che si possa discorrere di inesistenza della notificazione (con ciò disattendendosi il primo motivo), ove anche si volesse ipotizzare la sussistenza di un vizio comportante la nullità della medesima, quest’ultima – come correttamente affermato dalla C.T.R. – dovrebbe considerarsi comunque sanata ai sensi dell’art. 156 c.p.c. a seguito della tempestiva proposizione dell’originario ricorso in opposizione ad opera delb P. innanzi aea C.T.P. (v. in tal senso Cass. n. 6613 del 2013; Cass. n. 8321 del 2013; Cass. n. 2272 del 2011; Cass., sez. un., n. 19854 del 2004; Cass. n. 1109 del 2017) per cui la natura sostanziale e non processuale dell’avviso di accertamento tributario non osta all’applicazione di istituti appartenenti al diritto processuale, soprattutto quando vi sia un espresso richiamo di questi nella disciplina tributaria; sicchè il rinvio disposto dal D.P.R. n. 602 del 1973, art. 26, comma 5 (dettato in materia di notifica della cartella di pagamento), al D.P.R. n. 600 del 1973, art. 60 (dettato in materia di notificazione dell’avviso di accertamento), il quale, a propria volta, rinvia alle norme sulle notificazioni nel processo civile (con espressa esclusione di quelle di cui alla lettera “r” del comma 1, tra cui non è ricompreso l’art. 156 c.p.c.), comporta, quale logica conseguenza, l’applicazione del regime delle nullità e delle sanatorie dettato per la notifica dell’avviso di accertamento.

– Conseguentemente, se la proposizione del ricorso del contribuente produce l’effetto di sanare la nullità della notificazione dell’avviso di accertamento per raggiungimento dello scopo dell’atto, ex art. 156 c.p.c. (in tal senso cfr. anche Cass. n. 6613 del 2013), ad analoga conclusione deve pervenirsi con riguardo alla notificazione della cartella di pagamento.

– Il terzo motivo è infondato.

– Parte ricorrente non considera, infatti, che, secondo il costante insegnamento di questa Corte – cui ancora una volta si intende dare continuità in questa sede – il difetto di sottoscrizione del ruolo da parte del capo dell’ufficio non incide in alcun modo sulla validità dell’iscrizione a ruolo del tributo, poichè si tratta di atto interno e privo di autonomo rilievo esterno, trasfuso nella cartella da notificare al contribuente, per la quale ultima neppure è prescritta la sottoscrizione del titolare dell’ufficio (cfr. Cass. n. 26053 del 2015; Cass. n. 6199 del 2015; Cass. n. 6613 del 2013), costituendo ius receptum il principio per cui la mancata sottoscrizione della cartella di pagamento da parte del funzionario competente non comporta l’invalidità dell’atto “quando non è in dubbio la riferibilità di questo all’Autorità da cui promana, giacchè l’autografia della sottoscrizione è elemento essenziale dell’atto amministrativo nei soli casi in cui sia prevista dalla legge” (cfr. Cass. n. 19761 del 2016, in motivazione; in senso conforme cfr., anche, Cass. n. 4555 del 2015; Cass. n. 25773 del 2014; Cass. n. 1425 del 2013; Cass. n. 11458 del 2012; Cass. n. 6616 del 2011; Cass. n. 4283 del 2010; Cass. n. 4757 del 2009; Cass. n. 14894 del 2007, Cass. n. 9779 del 2003; da ultimo v. Cass. n. 27561 del 2018).

– A quanto detto deve inoltre aggiungersi (sulla scia di Cass. n. 19761 del 2016) che il D.P.R. n. 602 del 1973, art. 12 non prevede alcuna sanzione per l’ipotesi di mancata sottoscrizione del ruolo; sicchè non può che operare la presunzione generale di riferibilità dell’atto amministrativo all’organo da cui promana, con onere della prova dell’insussistenza del potere e/o della provenienza a carico del contribuente (Cass. n. 24322 del 2014): il quale ultimo, peraltro, non può limitarsi ad una generica contestazione della insussistenza del potere e/o della provenienza dell’atto, ma deve allegare elementi specifici e concreti (Cass. n,. 6616 del 2011), tenuto conto anche della “natura vincolata” degli atti meramente esecutivi, quali il ruolo e la cartella di pagamento, che non presentano in fase di formazione e redazione margini di discrezionalità amministrativa, con conseguente applicazione, nei loro confronti, del generale principio di irrilevanza dei vizi di invalidità del provvedimento, ai sensi della L. n. 241 del 1990, art. 21-octies (che impedisce l’annullamento del provvedimento adottato in violazione di norme sul procedimento o sulla forma degli atti qualora, per la natura vincolata del provvedimento, il suo contenuto dispositivo non avrebbe comunque potuto essere diverso da quello in concreto adottato: cfr. anche Cass. n. 2365 del 2013).

– Il quarto motivo è privo di pregio e va disatteso.

– Va in primo luogo rilevato, in linea con la giurisprudenza consolidata di questa Corte, che la cartella esattoriale recante intimazione di pagamento di credito tributario, avente titolo in un precedente avviso di accertamento notificato a suo tempo non impugnato, può essere contestata innanzi agli organi del contenzioso tributario ed essere da essi invalidata solo per vizi propri, non già per vizi suscettibili di rendere nullo o annullabile l’avviso di accertamento presupposto. A fronte dell’accertamento reso dalla CTR in ordine alla notifica degli atti prodromici rispetto alla cartella di pagamento, il ricorrente non ha dedotto alcuna effettiva e specifica limitazione del proprio diritto di difesa nè ha illustrato i profili suscettibili di obliterare le ragioni dell’intimazione di pagamento ricevuta (Cass. n. 25995 del 2017; Cass. n. 8704 del 2013).

– Va soggiunto che la nullità dell’atto per carenza motivazionale è predicabile solo ove si tratti di carenze tali da non consentire al contribuente l’agevole identificazione della causale delle somme pretese dall’Amministrazione finanziaria e più in generale di controllare la correttezza dell’imposizione (v. Cass. n. 20847 del 2005; Cass. 1111 del 2018). I dati testuali di cui alla L. n. 212 del 2000, art. 7, comma 3, e al D.P.R. n. 602 del 1973, artt. 1 e 12 sono eloquenti dacchè non casulamente si limitano ad esigere un mero “riferimento all’eventuale precedente atto di accertamento ovvero, in mancanza, la motivazione anche sintetica della pretesa”.

– Questa Corte (v. Cass. n. 12261 del 2016; Cass. n. 25343 del 2018), ha osservato che per la validità della cartella di pagamento, D.P.R. n. 602 del 1973, ex art. 25, non è indispensabile l’indicazione degli estremi identificativi o della data di notificazione dell’accertamento precedentemente emesso nei confronti del contribuente ed al quale la riscossione faccia riferimento, essendo, al contrario, sufficiente l’indicazione di circostanze univoche ai fini dell’individuazione di quell’atto, così che resti soddisfatta l’esigenza del contribuente di controllare la legittimità della procedura di riscossione promossa nei suoi confronti (v. Cass. n. 11466 del 2011).

– Le Sezioni Unite di questa Corte (Cass. n. 11722 del 2010) hanno, peraltro, affermato, con indirizzo al quale si intende dare continuità, che il difetto di motivazione della cartella esattoriale non può condurre alla dichiarazione di nullità, allorchè la cartella sia stata impugnata dal contribuente il quale abbia dimostrato in tal modo di avere piena conoscenza dei presupposti dell’imposizione, per averli puntualmente contestati, ed abbia omesso di allegare e specificamente provare quale sia stato in concreto il pregiudizio che il vizio dell’atto abbia determinato al suo diritto di difesa (v. anche n. 3516 del 2002).

– Il ricorso va in ultima analisi rigettato. Non v’è luogo per la regolazione delle spese, essendo l’Agenzia rimasta intimata.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso. Nulla sulle spese.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Tributaria della Suprema Corte di Cassazione, il 13 febbraio 2020.

Depositato in Cancelleria il 16 ottobre 2020

 

 

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