Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22510 del 16/10/2020

Cassazione civile sez. trib., 16/10/2020, (ud. 31/01/2020, dep. 16/10/2020), n.22510

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VIRGILIO Biagio – Presidente –

Dott. CATALLOZZI Paolo – Consigliere –

Dott. TRISCARI Giancarlo – Consigliere –

Dott. SUCCIO Roberto – Consigliere –

Dott. CORRADINI Grazia – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sui ricorso 280-2015 proposto da:

COMUNE DI COLLEFERRO, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA OSLAVIA

30, presso lo studio dell’avvocato ALBERTO COLABIANCHI, che lo

rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE DIREZIONE PROV.LE DI ROMA GIA’ AGENZIA DELLE

ENTRATE UFFICIO DI VELLETRI, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA

DEI PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo

rappresenta e difende;

– controricorrente –

e contro

EQUITALIA GERIT SPA AGENTE RISCOSSIONE PROVINCIA DI ROMA;

– intimata –

avverso la sentenza n. 425/2013 della COMM. TRIB. REG. del LAZIO,

depositata il 11/11/2013;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

31/01/2020 dal Consigliere Dott. CORRADINI GRAZIA.

 

Fatto

RITENUTO

CHE:

Con sentenza n. 225/38/2011 la Commissione Tributaria Provinciale di Roma dichiarò inammissibile il ricorso proposto dal Comune di Colleferro nei confronti della Agenzia delle Entrate – Direzione Provinciale di Roma e dell’Agente della Riscossone di Roma – Equitalia Sud Spa contro la cartella di pagamento n. (OMISSIS) portante la iscrizione a ruolo di IVA ed accessori per l’anno di imposta 1985 sulla cui debenza si era pronunciata la Commissione Tributaria Regionale del Lazio con la sentenza n. 139/20/2006, depositata il 14.11.2006, divenuta definitiva per mancata impugnazione.

Il ricorrente aveva dedotto che la sentenza della CTR, sulla cui base erano stati emessi il ruolo e la cartella esattoriale, era inesistente in quanto non era mai stato notificato l’atto di appello, ma la Commissione Tributaria Provinciale ritenne il ricorso inammissibile, ai sensi del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 19, poichè la cartella poteva essere impugnata solo per vizi propri mentre non erano proponibili vizi di merito o procedurali relativi al pregresso contenzioso ormai definito per mancata impugnazione.

Investita dall’appello del Comune di Colleferro che aveva riproposto le questioni già dedotte in primo grado, nonchè dall’appello incidentale della Agenzia delle Entrate che aveva protestato per la compensazione delle spese di primo grado, la Commissione Tributaria Regionale del Lazio, con sentenza n. 425/4/2013, depositata in data 11.11.2013, rigettò l’appello principale rilevando l’che non era possibile ottenere, mediante la impugnazione della cartella esattoriale, il riesame di un contenzioso conclusosi con una pronuncia passata in giudicato, mentre, in accoglimento dell’appello incidentale della Agenzia delle Entrate, condannò il Comune al pagamento delle spese del doppio grado del giudizio di merito.

Contro la sentenza di appello, non notificata, ha proposto ricorso il Comune di Colleferro con atto notificato il 13.12.2014 alla Agenzia delle Entrate e all’Agente della Riscossione – Equitalia Gerit Spa, al quale ha resistito con controricorso la Agenzia delle Entrate.

In vista dell’adunanza camerale, il Comune di Colleferro ha depositato memoria ex art. 380 bis c.p.c., evidenziando di aver presentato, quanto alla cartella di pagamento (OMISSIS), richiesta di definizione agevolata, in data 24 aprile 2018, ai sensi del D.L. n. 148 del 2017, art. 1, comma 4, convertito con modificazioni dalla L. n. 172 del 2017 e che detta richiesta era stata presa in carico da Agenzia delle Entrate Riscossione, la quale, in data 14 giugno 2018, aveva comunicato la somma da pagare per la definizione, il cui pagamento era avvenuto prima della scadenza indicata dalla detta Agenzia.

Con la memoria il Comune di Colleferro ha quindi confermato la rinuncia al presente giudizio ed al ricorso di cassazione presentato contro la sentenza n. 425/4/2013 della CTR del Lazio ed ha allegato dichiarazione di adesione alla definizione agevolata, la comunicazione del 14 giugno 2018 dell’Agente della Riscossione e la prova del pagamento dell’intera somma richiesta dall’Agente della Riscossione.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

1. Con memoria ex art. 378 c.p.c. il ricorrente ha dichiarato di volere rinunciare al ricorso avendo aderito alla definizione agevolata della cartella impugnata ai sensi del D.L. n. 148 del 2017, art. 1, comma 4, convertito con modificazioni dalla L. n. 172 del 2017 ed ha in conseguenza chiesto la declaratoria di inammissibilità sopravvenuta del ricorso per l’avvenuto integrale versamento degli importi stabiliti, il che aveva comportato il venire meno dell’interesse alla decisione.

2. Tale dichiarazione è in effetti idonea a determinare l’inammissibilità del ricorso, rilevando il sopravvenuto difetto di interesse del ricorrente alla prosecuzione della lite già manifestato in sede di istanza di definizione agevolata della cartella impugnata nel presente giudizio, tenuto conto che, nella specie, non può conseguire l’estinzione del processo, posto che la rinuncia non risulta essere stata regolarmente comunicata alla controparte. Si deve infatti dare continuità all’indirizzo condiviso di questa Corte per cui “A norma dell’art. 390 c.p.c., u.c., l’atto di rinuncia al ricorso per cassazione deve essere notificato alle parti costituite o comunicato agli avvocati delle stesse, che vi appongono il visto” (cfr., da ultimo, Cass. n. 3971 del 2015; Cass. S.U. n. 7378 del 2013; Cass. n. 9857 del 2011).

3. Ne consegue che, in difetto di tali requisiti, l’atto di rinuncia non è idoneo a determinare l’estinzione del processo, ma, poichè è indicativo del venire meno dell’interesse al ricorso, ne determina comunque l’inammissibilità (Cass. S.U. n. 3876 del 2010; conf. n. 2259 del 2013; Cass. n. 14782 del 2018; Sez. 5 -, Ordinanza n. 31732 del 07/12/2018 Rv. 651779 – 01).

4. Per quanto riguarda le spese del giudizio di legittimità, le stesse devono essere compensate tra le parti, trattandosi di una rinuncia determinata dall’adesione alla definizione agevolata (v. Cass. Sez. 5 -, Sentenza n. 10198 del 27/04/2018 Rv. 647968 – 01: “In tema di definizione agevolata D.L. n. 193 del 2016 ex art. 6, conv. con modif. nella L. n. 225 del 2016, la rinuncia al giudizio da parte del contribuente ai sensi del comma 2 della menzionata disposizione costituisce un’eccezione alla previsione di cui all’art. 391 c.c., comma 2, ed implica la necessaria compensazione delle spese di lite”); ed inoltre la condanna alle spese contrasterebbe con la “ratio” della definizione agevolata, dissuadendo il contribuente ad aderire alla stessa, mediante la previsione di oneri ulteriori rispetto a quelli contemplati dalla legge, sicchè, anche se l’Amministrazione finanziaria non accetta la rinuncia, deve essere disposta la compensazione delle spese (v. Cass. Sez. 5 -, Sentenza n. 10198 del 27/04/2018 Rv. 647968 – 01).

5. Non sussistono i presupposti per imporre alla ricorrente il pagamento del c.d. “doppio contributo”, posto che la causa di inammissibilità del ricorso è sopravvenuta (Cass. n. 23175 del 2015; Sez. 5 -, Ordinanza n. 31732 del 07/12/2018 Rv. 651779 – 01: Fattispecie in tema di rinuncia al ricorso da parte del contribuente per adesione alla definizione agevolata di cui al D.L. n. 193 del 2016, art. 6, comma 2, conv., con modif., dalla L. n. 225 del 2016).

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso per sopravvenuta carenza di interesse e compensa integralmente tra le parti le spese di lite.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 31 gennaio 2020.

Depositato in Cancelleria il 16 ottobre 2020

 

 

 

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