Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22506 del 28/10/2011

Cassazione civile sez. III, 28/10/2011, (ud. 12/10/2011, dep. 28/10/2011), n.22506

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIFONE Francesco – Presidente –

Dott. PETTI Giovanni Battista – Consigliere –

Dott. UCCELLA Fulvio – Consigliere –

Dott. DE STEFANO Franco – rel. Consigliere –

Dott. BARRECA Giuseppina Luciana – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 1007/2007 proposto da:

CHIOVENDA S.N.C. (OMISSIS) in persona del Socio Amministratore

C.V., O.M. (OMISSIS), elettivamente

domiciliati in ROMA, VIA DELLA FARNESINA 355, presso lo studio

dell’avvocato AMORESANO ALESSANDRA, rappresentati e difesi

dall’avvocato MARTINO RINALDO giusto mandato in atti;

– ricorrenti –

contro

GENIALLOYD S.P.A. (OMISSIS) in persona dei legali rappresentanti

Dott. C.C. e Dott.ssa C.P.,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA PANAMA 88, presso lo studio

dell’avvocato SPADAFORA Giorgio, che la rappresenta e difende giusto

mandato in atti;

– controricorrente –

e contro

B.B., B.L.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 16318/2005 del GIUDICE DI PACE di MILANO,

depositata il 10/11/2005 R.G.N. 17103/2005;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

12/10/2011 dal Consigliere Dott. FRANCO DE STEFANO;

udito l’Avvocato ANTONIO MANGANIELLO per delega;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

GOLIA Aurelio, che ha concluso con l’accoglimento del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO E MOTIVI DELLA DECISIONE

1. Va rilevato in fatto:

1.1. che O.M. e la Chiovenda snc, nella rispettiva qualità di cedente e cessionaria di un credito da risarcimento danni da circolazione veicoli per un sinistro del (OMISSIS) tra la vettura del primo e quella – tg. (OMISSIS) – di proprietà di B.L. e condotta da B.B., agirono davanti al giudice di pace di Milano contro i danneggianti e la loro assicuratrice RcA Genialloyd spa per le spese legali accessorie, pari ad Euro 979,20, avendo quest’ultima inviato l’importo netto del risarcimento – pari ad Euro 7.958,27 – a mezzo assegno bancario direttamente al cedente, nonostante l’intervenuta cessione;

1.2. con sentenza n. 16318, pubblicata il 10.11.05 e definita dal giudicante come pronunciata ai sensi dell’art. 113 cod. proc. civ., comma 2, la domanda fu rigettata, sul presupposto della tardività della richiesta di pagamento effettuata dalla cessionaria del credito e dell’utilità del pagamento operato direttamente al cedente, la cui condotta andava qualificata quanto meno colposa;

1.3. che avverso tale sentenza propongono ricorso per cassazione, affidandosi a due motivi, l’ O. e la C.; e che resiste con controricorso la sola Genialloyd, la quale sola compare alla pubblica udienza del 12.10.11 per discutere oralmente la causa;

1.4. che il collegio ha raccomandato una motivazione semplificata.

2. Deve al riguardo considerarsi in diritto:

2.1. che i ricorrenti sviluppano due motivi, corredandoli di quesiti (nonostante questi non fossero necessari, applicandosi l’art. 366 bis cod. proc. civ., solo ai provvedimenti pubblicati a far tempo dal 2 marzo 2006 e fino al 4 luglio 2009, mentre quello qui impugnato è del 10 novembre 2005):

2.1.1. con un primo (di “violazione o falsa applicazione dell’art. 24 Cost. e art. 111 Cost., commi 1, 2 e 6, nonchè degli artt. 91, 99, 100, 101 e 112 cod. proc. civ., in relazione all’art. 360, comma 1, n. 4”), dolendosi della condanna dell’ O. al pagamento delle spese di giudizio, nonostante egli non avesse formulato alcuna domanda nell’atto di citazione;

2.1.2. con un secondo (di “violazione o falsa applicazione dei principi informatori o regolatori in materia di cessione del credito – disciplinata dagli artt. 1260, 1263 e 1264 c.c., e in materia di prova disciplinata dall’art. 2697 c.c. e dagli artt. 115 e 116 cod. proc. civ.; vizio logico ed insufficiente e contraddittoria motivazione su punti decisivi della controversia, prospettati dalle parti e decisivi per il giudizio”), censurando il rigetto della domanda – avvenuto per ragioni di diritto, nonostante il richiamo in sentenza alla pronuncia secondo equità – e la propria condanna alle spese di lite;

2.2. che la controricorrente contesta l’ammissibilità e la fondatezza del ricorso;

2.3. che le sentenze del giudice di pace, pronunciate ai sensi dell’art. 113 cod. proc. civ., nel regime anteriore alle modifiche di cui al D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40, sono ricorribili per cassazione, ove violino inderogabili norme processuali, costituzionali o comunitarie o i principi informatori della materia (i quali non corrispondono a singole norme poste nella materia, nè alle regole accessorie e contingenti che non la qualificano nella sua essenza, ma costituiscono enunciati desumibili dalla disciplina positiva, il cui mancato rispetto comporta una decisione ingiusta, censurabile in sede di legittimità), nonchè quando la motivazione sia del tutto omessa o meramente apparente (Cass. 4 maggio 2011, n. 9579) o fondata su affermazioni in radicale ed insanabile contraddittorietà (Cass. 17 novembre 2004, n. 21752; Cass. 10 maggio 2005, n. 9752; Cass. 28 marzo 2007, n. 7581; Cass. 3 novembre 2008, n. 26426; Cass. 29 gennaio 2010, n. 2043; Cass. 5 aprile 2011, n. 7706), con esclusione quindi tra l’altro delle presunte violazioni dei principi in tema di onere della prova (Cass. Sez. Un. 14 gennaio 2009, n. 564) e di mero vizio motivazionale ai sensi dell’art. 360 cod. proc. civ., comma 1, n. 5;

2.4. che, ciò posto, comunque il primo motivo di ricorso è inammissibile: a prescindere da ogni altra considerazione, il ricorso stesso, in violazione del principio di autosufficienza, non riproduce testualmente i passaggi letterali dell’atto di citazione in cui le domande sono state formulate, in modo da consentire l’esame della tesi per la quale tra quelle l’ O. non ne avrebbe dispiegata alcuna nei confronti dei convenuti (ed essendo limitata la sua partecipazione all’atto al fine di confermare l’avvenuta cessione);

sicchè risulta impossibile verificare la stessa sussistenza del presupposto di fatto invocato dai ricorrenti a sostegno dell’ingiustizia della condanna alle spese del primo;

2.5. che il secondo motivo è del pari inammissibile:

2.5.1. la ratio decidendi del giudice di pace è chiaramente individuata nella ritenuta presumibile corresponsione della somma netta del risarcimento da parte del cedente alla cessionaria e soprattutto nella reputata “arbitrarietà” (da intendersi, secondo il senso delle espressioni usate ed in rapporto alla fattispecie, come “iniquità”) dell’accollo al debitore di condotte del creditore ritenute colpose, anche in rapporto alla complessità della struttura interna di quello;

2.5.2. una tale conclusione si fonda in sostanza su di un giudizio di satisfattività del pagamento al creditore cedente, in relazione anche ai tempi di difettosa comunicazione della cessione (essendo evidenziati i ristretti termini tra questa e la spedizione dell’assegno bancario al cedente) ed all’obbligo di buona fede del creditore nel consentire l’adempimento dell’obbligazione;

2.5.3. in presenza di una ratio decidendi chiaramente equitativa in rapporto alle circostanze del caso, non è consentita in questa sede la sua censura in nome dei principi generali invocati e riferiti alla disciplina della cessione, che non risultano violati, ma neutralizzati appunto dalla considerazione della condotta delle parti; e giammai potendo qui richiamarsi i principi in tema di valutazione delle prove;

2.6. che di conseguenza il ricorso va senz’altro dichiarato inammissibile, con condanna solidale – attesa l’identità della loro posizione processuale – dei soccombenti ricorrenti alle spese del giudizio di legittimità in favore della sola controricorrente, non essendovi luogo a provvedere nei rapporti tra quelli e gli altri intimati, che in questa sede non hanno svolto attività difensiva.

PQM

La Corte rigetta il ricorso; condanna i ricorrenti M. e la Ojoli snc Chiovenda, in pers. del leg. rappr.nte p.t., tra loro in solido, al pagamento delle spese del giudizio di legittimità in favore della Genialloyd spa, in pers. del leg. rappr.nte p.t., liquidate in Euro 1.070,00, di cui Euro 200,00 per esborsi.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Terza Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 12 ottobre 2011.

Depositato in Cancelleria il 28 ottobre 2011

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