Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2250 del 26/01/2022

Cassazione civile sez. VI, 26/01/2022, (ud. 17/12/2021, dep. 26/01/2022), n.2250

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MOCCI Mauro – Presidente –

Dott. CAPRIOLI Maura – rel. Consigliere –

Dott. LA TORRE Maria Enza – Consigliere –

Dott. LO SARDO Giuseppe – Consigliere –

Dott. DELLI PRISCOLI Lorenzo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 5361-2020 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende, ope legis;

– ricorrente –

contro

V.B.F., elettivamente domiciliato in ROMA,

VIA PAOLO EMILIO 34, presso lo studio dell’avvocato ALESSANDRO

PORRU, che lo rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 9842/5/2018 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE DELLA CAMPANIA, depositata il 15/11/2018;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 17/12/2021 dal Consigliere Relatore Dott. MAURA

CAPRIOLI.

 

Fatto

FATTO E DIRITTO

Considerato che:

La CTR della Campania, sez. distaccata di Salerno, rigettava, con sentenza n. 9842, l’appello proposto dall’Agenzia delle Entrate avverso la pronuncia della CTP di Salerno con cui era stato annullato l’avviso di liquidazione relativo all’imposta di registro emesso nei confronti di V.B.F. riguardante la decisione civile emessa dal Tribunale di Amalfi avente ad oggetto l’usucapione di bene immobile.

Il Giudice di appello condividendo l’iter logico seguito dall’ordinanza n. 26731/2018 rilevava la necessità specifica motivazione dell’avviso di liquidazione che deve consentire al contribuente la verifica della correttezza del calcolo operato dall’Amministrazione finanziaria.

Avverso tale decisione l’Agenzia delle Entrate propone ricorso affidato ad un unico motivo cui resiste il contribuente con controricorso eccependo l’avvenuta formazione del giudicato esterno nei confronti della coobbligata solidale V.B.M.I..

Con l’unico motivo l’Agenzia delle Entrate deduce la violazione del D.P.R. n. 131 del 1986, art. 54, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, per aver ritenuto la CTR insufficientemente motivato l’avviso di liquidazione malgrado in esso fosse stato esattamente individuato l’atto giudiziario su cui era stato stabilito il tributo. L’eccezione di giudicato esterno sollevata dal controricorrente è fondata ed assorbente rispetto al motivo di ricorso dedotto.

In primo luogo, occorre precisare che il giudicato esterno in esame (sentenza della CTR n. 2671 del 23.10.2018) è stato legittimamente allegato al presente ricorso per cassazione, in quanto formatosi (maggio 2019) dopo la pubblicazione della sentenza di appello (15.11.2018); ciò in applicazione del principio secondo cui: “nel giudizio di cassazione, il giudicato esterno e’, al pari del giudicato interno, rilevabile d’ufficio, non solo qualora emerga da atti comunque prodotti nel giudizio di merito, ma anche nell’ipotesi in cui il giudicato si sia formato successivamente alla pronuncia della sentenza impugnata”. Tale elemento non può essere incluso nel fatto, in quanto, pur non identificandosi con gli elementi normativi astratti, è ad essi assimilabile, essendo destinato a fissare la regola del caso concreto, e partecipando, quindi, della natura dei comandi giuridici, la cui interpretazione non si esaurisce in un giudizio di mero fatto. Il suo accertamento, pertanto, non costituisce patrimonio esclusivo delle parti, ma, mirando ad evitare la formazione di giudicati contrastanti, conformemente al principio del “ne bis in idem”, corrisponde ad un preciso interesse pubblico, sotteso alla funzione primaria del processo, e consistente nell’eliminazione dell’incertezza delle situazioni giuridiche, attraverso la stabilità della decisione. Tale garanzia di stabilità, collegata all’attuazione dei principi costituzionali del giusto processo e della ragionevole durata, non trova ostacolo nel divieto posto dall’art. 372 c.p.c., il quale, riferendosi esclusivamente ai documenti che potevano essere prodotti nel giudizio di merito, non si estende a quelli attestanti la successiva formazione del giudicato, i quali, comprovando la sopravvenuta formazione di una “regula iuris” cui il giudice ha il dovere di conformarsi, attengono ad una circostanza che incide sullo stesso interesse delle parti alla decisione, e sono quindi riconducibili alla categoria dei documenti riguardanti l’ammissibilità del ricorso” (Cass. n. 26041 del 23/12/2010; in termini, tra le molte, Cass.nn. 30780/11; 28247/13; 11365/15; Cass. 2016/26049).

La giurisprudenza di questa Corte (v. Cass. n. 27906 del 2011; Cass. n. 26008/13; n. 3204/2018; n. 31807/2019) ritiene applicabile l’art. 1306 c.c., facendo prevalere l’effetto del giudicato esterno (riguardante un condebitore) sull’avviso di accertamento, con il solo limite che il giudicato non può esser fatto valere dal coobbligato nei cui confronti si sia direttamente formato un giudicato di segno contrario; atteso che, in tal caso, l’estensione ultra partes degli effetti favorevoli del giudicato trova ostacolo invalicabile nella preclusione ormai maturatasi con l’avvenuta definitività della sua specifica posizione (Cass. n. 14696/2008; Cass. n. 14814/2011; Cass. 9577/2013; n. 33436 del 2018; n. 3204/2018; n. 303 del 2019; n. 18154/2019).

Va osservato che il processo tributario è un processo costitutivo rivolto all’annullamento di atti autoritativi; considerato che i ricorsi dei condebitori in solido hanno per oggetto un identico atto impositivo, l’annullamento o la rettifica di un atto non può che valere erga omnes.

Per tale motivo, del giudicato potrà giovarsi anche il condebitore che ha opposto lo stesso avviso. Solo il coobbligato solidale – tuttavia – può chiedere di far valere nel giudizio contro l’ente impositore la sentenza (da lui reputata favorevole) emessa in altro giudizio nei confronti di altro coobbligato.

In tema di solidarietà passiva d’imposta, il meccanismo previsto dall’art. 1306 c.c., infatti costituente una deroga ai principi in materia di limiti del giudicato, non può operare ipso iure; spettando soltanto al debitore valutare se la sentenza resa nei confronti di un condebitore solidale debba considerarsi a sé favorevole. Anche in tema di solidarietà tributaria, pertanto, l’applicazione dell’art. 1306 c.c., comma 2, presuppone che il debitore abbia espressamente chiesto che a lui si estendano gli effetti della sentenza resa nei confronti del condebitore; si tratta di un diritto potestativo sostanziale che presuppone la mancata formazione di specifico giudicato (o comunque di preclusioni processuali) a carico del soggetto che intende esercitare tale diritto (Cass. n. 1681 del 2000, n. 2383 del 2006; n. 27906 del 2011, n. 21958 del 2013).

Ebbene, la L. di registro, art. 57, comma 1, approvata con il D.P.R. n. 131 del 1986, dispone che (oltre ai pubblici ufficiali, che hanno redatto, ricevuto o autenticato l’atto, e ai soggetti nel cui interesse fu richiesta la registrazione) sono solidalmente obbligati al pagamento dell’imposta le parti contraenti, le parti in causa, coloro che hanno sottoscritto o avrebbero dovuto sottoscrivere le denunce di cui agli artt. 12 e 19, e coloro che hanno richiesto i provvedimenti di cui agli artt. 633,796,800 e 825 c.p.c..

Pertanto, sono responsabili in solido tra loro per l’adempimento dell’obbligazione derivante dalla redazione dell’atto soggetto a registrazione le parti sostanziali: questa Corte regolatrice (n. 9126/2014) ha ribadito l’insussistenza di vincoli, per l’ufficio finanziario, in ordine alla scelta del soggetto passivo da escutere ai fini della riscossione dell’imposta di registro.

La funzione della norma citata è quella propria della solidarietà passiva di diritto comune, per modo che essa va identificata nel rafforzamento della posizione del creditore d’imposta. In questi termini il vincolo solidale è diretto a rendere più sicura e più agevole la realizzazione del diritto alla percezione del tributo. Consegue che – siccome ciascun debitore è tenuto, verso l’erario, per l’intero debito d’imposta – il creditore erariale può esigere l’adempimento totale da parte dell’uno o dell’altro, a sua scelta. Fino a quando non abbia conseguito l’adempimento, non gli è preclusa la facoltà di esigere il pagamento dai singoli condebitori e di agire anche separatamente nei loro confronti.

Pertanto la regola di estensione soggettiva del giudicato trova, in materia tributaria, argomento ulteriore nella intrinseca unitarietà della funzione amministrativa di accertamento impositivo.

Nel caso di specie, risulta che la sentenza favorevole V.B.M.I., avente ad oggetto il medesimo avviso di liquidazione è passata in giudicato il 15.5.2019 il che preclude l’esame del motivo fatto valere dall’Amministrazione finanziaria per sopravvenuta carenza di interesse.

Vista la sopravvenienza del giudicato in questione successivamente alla sentenza impugnata, si ravvisano fondate ragioni per compensare le spese del presente giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte:

– dichiara inammissibile il ricorso per sopravvenuta carenza di interesse.

– compensa le spese processuali della fase di legittimità.

Così deciso in Roma, il 17 dicembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 26 gennaio 2022

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