Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22485 del 16/10/2020

Cassazione civile sez. trib., 16/10/2020, (ud. 22/01/2020, dep. 16/10/2020), n.22485

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. STALLA Giacomo Maria – Presidente –

Dott. PAOLITTO Liberato – rel. Consigliere –

Dott. MONDINI Antonio – Consigliere –

Dott. DELL’ORFANO Antonella – Consigliere –

Dott. PEPE Stefano – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 18629-2014 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

F.L., L.S., D.L.T., elettivamente

domiciliati in ROMA, PIAZZA SALLUSTIO 9, presso lo studio

dell’avvocato PALERMO GIANFRANCO, rappresentati e difesi

dall’avvocato FINETTI FABIO;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 50/2013 della COMN. TRIB. REG. di FIRENZE,

depositata il 28/0E/2013;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

22/01/2020 dal Consigliere Dott. PAOLITTO LIBERATO.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

1. – in relazione a contratto di compravendita (registrato il 19 febbraio 2008) avente ad oggetto un appezzamento di terreno agricolo, con pertinente fabbricato rurale e corte, acquistato dalla società agricola The Brave, l’Agenzia delle Entrate recuperava a tassazione l’imposta di registro (nella misura del 8%), e quella ipotecaria (nella misura del 2%), in luogo delle imposte liquidate in misura fissa al momento della registrazione del contratto, con avviso di liquidazione che, impugnato dai contribuenti, veniva annullato dalla Commissione tributaria provinciale di Siena;

– con sentenza n. 50/35/13, depositata il 28 maggio 2013, la Commissione tributaria regionale della Toscana accoglieva, quindi, l’appello dell’Agenzia delle Entrate in relazione (solo) alla disciplina delle spese del primo grado del giudizio, – spese che venivano compensate, – e rigettava, nel resto, il gravame, rilevando, a fondamento del decisum, che: a) – nell’atto sottoposto a registrazione erano state richieste le agevolazioni di cui (anche) al D.Lgs. n. 99 del 2004 e, a tal fine, era stata resa dichiarazione che involgeva, da un lato, il possesso della qualifica di imprenditore agricolo professionale (IAP) e, dall’altro, l’obbligo “di ottenere tutti i requisiti richiesti”; b) come già rilevato dal giudice del primo grado, l’amministratore socio della società, già in possesso della qualifica di imprenditore agricolo professionale, si era iscritto alla gestione INPS “con pagamento dei contributi decorrenti da data antecedente all’atto stesso”;

2. – l’Agenzia delle Entrate ricorre per la cassazione ‘ della sentenza sulla base di un solo motivo;

– D.L.T., F.L. e L.S., quali soci e legali rappresentanti della Società Agricola The Brave SL, società semplice, resistono con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

1. – l’agenzia ricorrente, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, denuncia violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 99 del 2004, del D.P.R. n. 131 del 1986, art. 1, e, tariffa, parte prima, art. 1, nota 1, allegata, deducendo, in sintesi, che dallo stesso “tenore testuale della dichiarazione verbalizzata dal notaio rogante compariva solo il possesso della qualifica IAP”, non anche quello relativo all’iscrizione nella gestione previdenziale INPS, rispetto al quale ultimo veniva resa (solo) la dichiarazione di obbligo quanto al conseguimento di “tutti i requisiti richiesti per poter usufruire di dette agevolazioni”;

– soggiunge la ricorrente che, in ragione di tanto, l’atto doveva essere tassato, così come avvenuto, in applicazione dell’agevolazione prevista dalla tariffa, parte prima, allegata al D.P.R. n. 131 del 1986, art. 1, nota 1, inidonea la mera dichiarazione di intenti espressa dall’acquirente;

2. – il motivo è destituito di fondamento e va senz’altro disatteso;

3. – avuto riguardo al momento della registrazione del contratto in contestazione, la disciplina dell’imposta di registro contemplava, – con riferimento agli atti traslativi di terreni agricoli e relative pertinenze, l’applicazione di un’aliquota ordinaria (del 15%) e, al contempo, di un’aliquota ridotta (del 8%), questa seconda prevista per gli atti traslativi “stipulati da imprenditori agricoli a titolo principale o da associazioni o società cooperative di cui alla L. 9 maggio 1975, n. 153, artt. 12 e 13” che risultassero in possesso dei relativi (certificati) requisiti ovvero che si impegnassero a conseguirli, producendo la corrispondente certificazione nel triennio dall’acquisto (art. 1, e nota 1, cit.);

– parallelamente, quindi, la disciplina di agevolazione degli atti “inerenti alla formazione, all’arrotondamento, o all’accorpamento della piccola proprietà contadina” prevedeva l’applicazione in misura fissa dell’imposta di registro e di quella ipotecaria (v. la L. 2 giugno 1961, n. 454, art. 28, u.c., e successivi provvedimenti legislativi di proroga);

3.1 – il quadro regolativo in esame è stato, peraltro, profondamente innovato dal D.Lgs. 29 marzo 2004 n. 99 (recante “Disposizioni in materia di soggetti e attività, integrità aziendale e semplificazione amministrativa in agricoltura, a norma della L. 7 marzo 2003, n. 38, art. 1, comma 2, lett. d), f), g), l), ee)”, come modificato dal D.Lgs. 27 maggio 2005, n. 101, art. 1), che ha, quindi, disposto nei seguenti termini:

– “1. Ai fini dell’applicazione della normativa statale, è imprenditore agricolo professionale (IAP) colui il quale, in possesso di conoscenze e competenze professionali ai sensi del regolamento (CE) n. 1257/1999 del Consiglio, 17 maggio 1999, art. 5, dedichi alle attività agricole di cui all’art. 2135 c.c., direttamente o in qualità di socio di società, almeno il cinquanta per cento del proprio tempo di lavoro complessivo e che ricavi dalle attività medesime almeno il cinquanta per cento del proprio reddito globale da lavoro …. Per l’imprenditore che operi nelle zone svantaggiate di cui al regolamento (CE) n. 1257/1999, art. 17, citato, i requisiti di cui al presente comma sono ridotti al venticinque per cento …

3. Le società di persone, cooperative e di capitali, anche a scopo consortile, sono considerate imprenditori agricoli professionali qualora lo statuto preveda quale oggetto sociale l’esercizio esclusivo delle attività agricole di cui all’art. 2135 c.c. e siano in possesso dei seguenti requisiti:

a) nel caso di società di persone qualora almeno un socio sia in possesso della qualifica di imprenditore agricolo professionale. Per le società in accomandita la qualifica si riferisce ai soci accomandatari;

c) nel caso di società di capitali o cooperative, quando almeno un amministratore che sia anche socio per le società cooperative, sia in possesso della qualifica di imprenditore agricolo professionale.

4. All’imprenditore agricolo professionale persona fisica, se iscritto nella gestione previdenziale ed assistenziale, sono altresì riconosciute le agevolazioni tributarie in materia di imposizione indiretta e creditizie stabilite dalla normativa vigente a favore delle persone fisiche in possesso della qualifica di coltivatore diretto. La perdita dei requisiti di cui al comma 1, nei cinque anni dalla data di applicazione delle agevolazioni ricevute in qualità di imprenditore agricolo professionale determina la decadenza dalle agevolazioni medesime.

5-bis. L’imprenditore agricolo professionale persona fisica, anche ove socio di società di persone o cooperative, ovvero amministratore di società di capitali, deve iscriversi nella gestione previdenziale ed assistenziale per l’agricoltura. Ai soci lavoratori di cooperative si applica la L. 3 aprile 2001, n. 142, art. 1, comma 3.

5-ter. Le disposizioni relative all’imprenditore agricolo professionale si applicano anche ai soggetti persone fisiche o società che, pur non in possesso dei requisiti di cui ai commi 1 e 3, abbiano presentato istanza di riconoscimento della qualifica alla Regione competente che rilascia apposita certificazione, nonchè si siano iscritti all’apposita gestione dell’INPS. Entro ventiquattro mesi dalla data di presentazione dell’istanza di riconoscimento, salvo diverso termine stabilito dalle regioni, il soggetto interessato deve risultare in possesso dei requisiti di cui ai predetti commi 1 e 3, pena la decadenza degli eventuali benefici conseguiti. Le regioni e l’Agenzia delle entrate definiscono modalità di comunicazione delle informazioni relative al possesso dei requisiti relativi alla qualifica di IAP.

5-quater. Qualunque riferimento nella legislazione vigente all’imprenditore agricolo a titolo principale si intende riferito all’imprenditore agricolo professionale, come definito nel presente articolo.” (art. 1, commi 1, 3, 4, 5-bis, 5-ter e 5-quater);

– “4. Alle società agricole di cui all’art. 1, comma 3, qualificate imprenditori agricoli professionali, sono riconosciute le agevolazioni tributarie in materia di imposizione indiretta e creditizie stabilite dalla normativa vigente a favore delle persone fisiche in possesso della qualifica di coltivatore diretto. La perdita dei requisiti di cui all’art. 1, comma 3, nei cinque anni dalla data di applicazione delle agevolazioni ricevute in qualità di imprenditore agricolo professionale determina la decadenza dalle agevolazioni medesime”;

– “4-bis. Le agevolazioni di cui al comma 4 sono riconosciute anche alle società agricole di persone con almeno un socio coltivatore diretto, alle società agricole di capitali con almeno un amministratore coltivatore diretto, nonchè alle società cooperative con almeno un amministratore socio coltivatore diretto, iscritti nella relativa gestione previdenziale e assistenziale. La perdita dei requisiti di cui al presente comma nei cinque anni dalla data di applicazione delle agevolazioni determina la decadenza dalle agevolazioni medesime.” (art. 2, commi 4 e 4-bis);

3.2 – come, dunque, reso esplicito dai dati normativi in esame, tanto per l’imprenditore agricolo professionale persona fisica (art. 1, comma 4), quanto per i soggettivi collettivi (società agricole), in possesso dei corrispondenti requisiti di qualificazione professionale (art. 1, commi 1 e 3; art. 2, commi 4 e 4-bis), “le agevolazioni tributarie in materia di imposizione indiretta e creditizie stabilite dalla normativa vigente a favore delle persone fisiche in possesso della qualifica di coltivatore diretto” sono riconosciute se (e solo se) detti soggetti sono “iscritti nella relativa gestione previdenziale e assistenziale”; iscrizione, questa, che, allora, segna il discrimen tra i diversi trattamenti agevolati di cui sopra s’è dato conto (e, medio tempore, riferite le disposizioni concernenti l’imprenditore agricolo a titolo principale alla nuova figura dell’imprenditore agricolo professionale; art. 1, comma 5-quater, cit.);

– in tali sensi si pone, del resto, la giurisprudenza della Corte (v. Cass., 17 luglio 2019, n. 19182; Cass., 28 aprile 2017, n. 10542), la quale ha precisato che le “agevolazioni in questione non sono riconosciute tout court agli imprenditori agricoli professionali (persone fisiche o società), ma solo a quegli imprenditori agricoli professionali che risultino iscritti alla gestione previdenziale ed assistenziale per l’agricoltura, e che – dall’altro – è la qualità di imprenditore agricolo professionale del socio che propaga alla società tale qualità” (così Cass., 28 aprile 2017, n. 10542);

3.3 – nella fattispecie, però, il giudice del gravame, – il cui accertamento, peraltro, nemmeno forma oggetto di specifica impugnazione, – ha rilevato che l’iscrizione alla gestione previdenziale era stata conseguita “con pagamento dei contributi decorrenti da data antecedente all’atto stesso” sottoposto a tassazione agevolata; e, in relazione a tale accertamento, – che dà conto, in buona sostanza, di una iscrizione con riserva alla gestione previdenziale, va letto il (pur) operato riferimento alla “circolare INPS 24 marzo 2006 n. 46” (recte n. 48) che, giustappunto, prevede l’iscrizione con riserva alla gestione previdenziale Inps dei lavoratori autonomi (coltivatori diretti, coloni e mezzadri e degli appartenenti ai rispettivi nuclei familiari) e degli imprenditori agricoli professionali (v., del resto, anche la circolare INPS, n. 100 del 1 luglio 2004);

– va, ancora, rimarcato che l’iscrizione alla gestione previdenziale INPS non può che conseguire da una domanda presentata dal soggetto interessato (v. il D.P.R. n. 476 del 2001, artt. 2 e 3) e che, nella fattispecie, la rilevata retrodatazione dell’obbligazione contributiva (che, di quella iscrizione, costituisce l’effetto giuridico principale) esattamente implica che la richiesta di iscrizione (accolta con riserva) fosse stata effettivamente presentata;

4. – le spese del giudizio di legittimità vanno integralmente compensate tra le parti, avuto riguardo alla novità della questione principale trattata, qual definita in questa sede;

– nei confronti della ricorrente non sussistono i presupposti processuali per il versamento di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso principale, trattandosi di ricorso proposto da un’amministrazione dello Stato che, mediante il meccanismo della prenotazione a debito, è esentata dal pagamento delle imposte e tasse che gravano sul processo (cfr., ex plurimis, Cass., 29 gennaio 2016, n. 1778; Cass., 5 novembre 2014, n. 23514; Cass. Sez. U., 8 maggio 2014, n. 9938; Cass., 14 marzo 2014, n. 5955).

PQM

La Corte:

rigetta il ricorso;

compensa integralmente, tra le parti, le spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 22 gennaio 2020.

Depositato in Cancelleria il 16 ottobre 2020

 

 

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