Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22483 del 09/09/2019

Cassazione civile sez. VI, 09/09/2019, (ud. 03/04/2019, dep. 09/09/2019), n.22483

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GRECO Antonio – Presidente –

Dott. ESPOSITO Antonio Francesco – rel. Consigliere –

Dott. LUCIOTTI Lucio – Consigliere –

Dott. CASTORINA Rosaria Maria – Consigliere –

Dott. DELL’ORFANO Antonella – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 15973-2018 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, C.F. 06363391001, in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– ricorrente –

contro

M.G.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 819/02/2017 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE del MOLISE, depositata il 17/11/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 03/04/2019 dal Consigliere Relatore Dott. ANTONIO

FRANCESCO ESPOSITO.

Fatto

RILEVATO

che:

Con sentenza in data 17 novembre 2017 la Commissione tributaria regionale del Molise accoglieva l’appello proposto da M.G. avverso la decisione di primo grado che aveva respinto il ricorso proposto dal contribuente contro l’avviso di accertamento con il quale era stato rettificato, ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 38, comma 4, il reddito del M. in relazione all’anno di imposta 2007. Riteneva la CTR che il redditometro non era sufficiente a supportare la pretesa impositiva, derivando dallo stesso solo presunzioni semplici, e che la motivazione dell’avviso di accertamento, al pari degli studi di settore, non poteva esaurirsi nel mero scostamento dalle risultanze dal metodo statistico; osservava, inoltre, che, nella specie, doveva trovare applicazione l’obbligo del preventivo contraddittorio previsto dal D.L. n. 78 del 2010, art. 22.

Avverso la decisione, con atto del 17 maggio 2018, l’Agenzia delle entrate ha proposto ricorso per cassazione, sulla base di due motivi.

L’intimato non ha svolto difese.

Sulla proposta del relatore ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., risulta regolarmente costituito il contraddittorio camerale.

Diritto

CONSIDERATO

che:

Con il primo motivo l’Agenzia delle entrate denuncia, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 38, commi 4, 5 e 6, vigente ratione temporis, anche in combinato disposto con l’art. 2697 c.c.

Con il secondo motivo si denuncia, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, la violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 38, commi 4, 5 e 6, vigente ratione temporis, anche in combinato disposto con l’art. 116 c.p.c. e l’art. 2728 c.c.

Con i due motivi, esaminabili congiuntamente, la ricorrente censura la sentenza impugnata per avere la CTR ritenuto che l’accertamento redditometrico fosse fondato su presunzioni semplici e non su presunzioni legali, ponendo erroneamente a carico dell’Amministrazione finanziaria l’onere probatorio in materia.

Le censure sono fondate.

Va ribadito che:

“In tema di accertamento sintetico, ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 38, comma 4, (nella formulazione applicabile ratione temporis), una volta che l’amministrazione abbia dimostrato, anche mediante un unico elemento certo, la divergenza tra il reddito risultante attraverso la determinazione analitica e quello attribuibile al contribuente, quest’ultimo è onerato della prova che l’imponibile così accertato è costituito, in tutto o in parte, da redditi soggetti a ritenute alla fonte o esenti ovvero da finanziamenti di terzi” (Cass. n. 13602 del 2018);

“In tema di accertamento in rettifica delle imposte sui redditi delle persone fisiche, la determinazione effettuata con metodo sintetico, sulla base degli indici previsti dai decreti ministeriali del 10 settembre e 19 novembre 1992, riguardanti il cosiddetto redditometro, (…) dispensa l’amministrazione da qualunque ulteriore prova rispetto all’esistenza dei fattori-indice della capacità contributiva, giacchè codesti restano individuati nei decreti medesimi; ne consegue che è legittimo l’accertamento fondato sui predetti fattori-indice, provenienti da parametri e calcoli statistici qualificati, restando a carico del contribuente, posto nella condizione di difendersi dalla contestazione dell’esistenza di quei fattori, l’onere di dimostrare che il reddito presunto non esiste o esiste in misura inferiore” (Cass. n. 9539 del 2013; in senso conforme, Cass. n. 8933 del 2018, in motivazione).

La CTR, ritenendo che gli elementi rivenienti dal redditometro non fossero di per se sufficienti a sorreggere l’accertamento sintetico del reddito, non si è uniformata ai principi sopra richiamati.

Con il terzo motivo si denuncia, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 38, commi 4, 5 e 6, vigente ratione temporis, nonchè del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 38, comma 7, come modificato dal D.L. n. 78 del 2010, art. 22, per avere la CTR affermato che nella fattispecie fosse applicabile l’obbligo di preventivo contraddittorio.

Il motivo è fondato.

Difatti, poichè l’avviso di accertamento impugnato è relativo all’anno di imposta 2007, trova nella specie applicazione il principio di diritto enunciato da Cass. n. 11283 del 2016, secondo cui “In tema di diritti e garanzie del contribuente sottoposto a verifiche fiscali, l’amministrazione finanziaria è gravata esclusivamente per i tributi “armonizzati” di un obbligo generale di contraddittorio endoprocedimentale, pena l’invalidità dell’atto, mentre, per quelli “non armonizzati”, non essendo rinvenibile, nella legislazione nazionale, una prescrizione generale, analoga a quella comunitaria, solo ove risulti specificamente sancito, come avviene per l’accertamento sintetico in virtù del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 38, comma 70, nella formulazione introdotta dal D.L. n. 78 del 2010, art. 22, comma 10, conv. in L. n. 122 del 2010, applicabile, però, solo dal periodo d’imposta 2009, per cui gli accertamenti relativi alle precedenti annualità sono legittimi anche senza l’instaurazione del contraddittorio endoprocedimentale”.

In conclusione, in accoglimento del ricorso, la sentenza impugnata deve essere cassata, con rinvio alla Commissione tributaria regionale del Molise in diversa composizione, la quale provvederà anche in ordine alle spese del presente giudizio.

P.Q.M.

Accoglie il ricorso; cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Commissione tributaria regionale del Molise in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 3 aprile 2019.

Depositato in Cancelleria il 9 settembre 2019

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