Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22476 del 04/11/2016


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Cassazione civile sez. lav., 04/11/2016, (ud. 28/06/2016, dep. 04/11/2016), n.22476

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. NOBILE Vittorio – Presidente –

Dott. PATTI Adriano Piergiovanni – rel. Consigliere –

Dott. ESPOSITO Lucia – Consigliere –

Dott. LEO Giuseppina – Consigliere –

Dott. AMENDOLA Fabrizio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 18805-2015 proposto da:

D.S.M. C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA,

VIA FRATELLI LAURANA 4, presso STUDIO VELLA, rappresentato e difeso

dall’avvocato ANTONIO ARSENI, giusta delega in atti;

– ricorrente –

contro

VITERBO AMBIENTE SOCIETA’ COOPERATIVA a responsabilità Limitata P.I.

(OMISSIS), in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE ANGELICO, presso lo studio

dell’avvocato DE MARCHIS CARLO, che la rappresenta e difende

unitamente all’avvocato RODOLFO VALDINA, giusta delega in atti;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 4258/2015 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 15/05/2015 R.G.N. 5614/2014;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

28/06/2016 dal Consigliere Dott. PATTI ADRIANO PIERGIOVANNI;

udito l’Avvocato ARSENI ANTONIO;

udito l’Avvocato VALDINA RODOLFO;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

CERONI FRANCESCA che ha concluso per l’inammissibilità, in

subordine rigetto del ricorso.

Fatto

Con sentenza 15 maggio 2015, la Corte d’appello di Roma rigettava il reclamo di D.S.M. avverso la sentenza di primo grado, che, in esito a procedimento ai sensi della L. n. 92 del 2012, art. 1, comma 48 ss., aveva accertato la legittimità del licenziamento intimato il (OMISSIS) al predetto, pertanto respingendone l’impugnazione.

A motivo della decisione, la Corte territoriale condivideva l’accertamento del Tribunale di sussistenza del giustificato motivo oggettivo, per l’estinzione della posizione lavorativa di D.S.M., Direttore Operativo di livello 8 del CCNL Igiene Ambientale Aziende Private, a seguito della cessione del ramo d’azienda (avente ad oggetto l’igiene ambientale e la gestione dei bagni pubblici della città) del (OMISSIS) da CEV s.p.a. a Viterbo Ambiente s.c.ar.l., in esito alla quale erano venute meno le sue mansioni di progettazione e realizzazione di impianti ed i compiti di coordinamento gestionale erano stati affidati a tale S., coordinatore responsabile dei servizi e quadro di pari livello, così come comprovato dalle scrutinate risultanze istruttorie.

Ed essa riteneva pure assolto l’obbligo di repechage, nella verificata impossibilità di una diversa collocazione del lavoratore.

Con atto notificato il 15 luglio 2015, D.S.M. ricorre per cassazione con unico motivo, cui resiste Viterbo Ambiente soc. cons. a r.l. con controricorso; entrambe le parti hanno comunicato memoria ai sensi dell’art. 378 c.p.c..

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con unico motivo, il ricorrente deduce violazione e falsa applicazione della L. n. 604 del 1966, art. 3 e art. 112 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per inosservanza del principio di corrispondenza del chiesto al pronunciato, avendo la Corte territoriale erroneamente individuato la ragione del licenziamento nella soppressione del posto di lavoro anzichè nella sua estinzione per estraneità del lavoratore al ramo d’azienda ceduto, in base ad errata ricostruzione dei fatti e distorta valutazione della prova.

Il motivo è infondato.

Ed infatti, non sussiste il vizio di extrapetizione prospettato: neppure esattamente denunciato quale error in procedendo (Cass. 10 ottobre 2014, n. 21421; Cass. 11 gennaio 2005, n. 375), nè essendo stato chiarito se con esso non si sia piuttosto inteso censurare un’interpretazione del contenuto o dell’ampiezza della domanda, che integrano, come noto, un accertamento in fatto tipicamente rimesso al giudice di merito, insindacabile in cassazione salvo che sotto il profilo della correttezza della motivazione della decisione impugnata sul punto (Cass. 24 luglio 2008, n. 20373; Cass. 5 agosto 2005, n. 16596).

Ma il giudice di merito ha reso una pronuncia conforme alla domanda di impugnazione del licenziamento, con la lettera di intimazione 1 febbraio 2013 (trascritta, per quanto d’interesse al primo periodo di pg. 3 della sentenza), sulla base di una valutazione imprenditoriale insindacabile dal giudice.

Il licenziamento intimato trova poi semplicemente occasione, non già diretto e immediato nesso causale nel precorso trasferimento di ramo d’azienda.

Se questo non può, come tale, costituire ragione giustificativa del licenziamento, a norma dell’art. 2112 c.c., comma 4, non può tuttavia impedire il licenziamento per giustificato motivo oggettivo, sempre che esso abbia fondamento nella struttura aziendale (Cass. 11 giugno 2008, n. 15495): come appunto nel caso di specie, per l’accertata soppressione delle mansioni di D.S.M. (per le ragioni illustrate dal penultimo capoverso di pg.3 al secondo di pg. 4 della sentenza).

Ed infine, la Corte territoriale, in un passaggio neppure confutato dal ricorrente, ha anche esplicitamente rilevato come il lavoratore non abbia “impugnato l’efficacia nei suoi confronti della cessione del ramo di azienda”, con esclusione così della “sussistenza di alcun difetto genetico della posizione lavorativa del sig. D.S. in seno alla società cessionaria in epoca anteriore al licenziamento” (così al terzo capoverso di pg. 3 della sentenza).

Dalle superiori argomentazioni discende allora coerente il rigetto del ricorso e la regolazione delle spese del giudizio secondo il regime di soccombenza.

PQM

La Corte rigetta il ricorso e condanna D.S.M. alla rifusione, in favore della controricorrente, delle spese del giudizio, che liquida in Euro 100,00 per esborsi e Euro 3.500,00 per compensi professionali, oltre rimborso per spese generali in misura del 15% e accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dell’art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 28 giugno 2016.

Depositato in Cancelleria il 4 novembre 2016

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