Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22473 del 06/08/2021

Cassazione civile sez. I, 06/08/2021, (ud. 23/03/2021, dep. 06/08/2021), n.22473

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DE CHIARA Carlo – Presidente –

Dott. MELONI Marina – Consigliere –

Dott. VANNUCCI Marco – Consigliere –

Dott. CAIAZZO Rosario – rel. Consigliere –

Dott. CARADONNA Lunella – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 10009/2020 proposto da:

M.E., elettivamente domiciliato in Roma Via Panama 86 presso

lo studio dell’avvocato Simona Maggiolini, dalla quale è

rappresentato e difeso, con procura speciale in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

Ministero dell’Interno, in persona del Ministro p.t., elett.te domic.

presso l’Avvocatura Generale dello Stato che lo rappres. e difende;

– intimato –

avverso la sentenza n. 2425/2019 della CORTE D’APPELLO di Bologna,

depositata il 3/9/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

23/03/2021 dal Cons., Dott. CAIAZZO ROSARIO.

 

Fatto

RILEVATO

CHE:

Il Tribunale di Bologna rigettò il ricorso proposto da M.E. avverso il provvedimento della Commissione territoriale che gli aveva negato il riconoscimento della protezione internazionale, sussidiaria ed umanitaria, per l’inattendibilità delle dichiarazioni rese.

Avverso tale ordinanza il M. propose appello lamentando che il Tribunale non aveva ritenuto credibile quanto dichiarato circa la vicenda narrata (l’uccisione del fratello e del padre a seguito di un assalto da parte di terroristi al negozio di famiglia, e delle richieste estorsive di quest’ultimi,) senza acquisire informazioni sul (OMISSIS). Con sentenza emessa il 3.9.19, la Corte d’appello ha respinto il gravame, osservando che: il ricorrente non era credibile, avendo il Tribunale accertato ed approfondito le varie incongruenze emerse dal racconto reso, specie innanzi alla Commissione, in ordine anche al certificato di morte del fratello e alle cause del decesso, considerando altresì la mancata denuncia alle autorità locali; non era comunque emerso alcun collegamento tra la regione di provenienza dell’istante e la sua situazione soggettiva in relazione ai prospettati pericoli di trattamenti inumani, o di danno grave alla persona; era da negare anche il permesso umanitario non essendo configurabili condizioni di vulnerabilità soggettive.

Il M. ricorre in cassazione con due motivi.

Il Ministero si è costituito al solo fine di partecipare all’eventuale udienza di discussione.

Diritto

RITENUTO

CHE:

Il primo motivo denunzia violazione D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, artt. 8, 27, L. b. n. 241 del 1990, art. 3 art. 112 c.p.c., art. 132 c.p.c., n. 4, art. 111 Cost., art. 2729 c.c., nonché omesso esame di un fatto decisivo, avendo la Corte d’appello fondato la pronuncia sull’inattendibilità del ricorrente, senza indagare la situazione socio-politica del (OMISSIS), in ordine alla diffusa pratica di corruzione e al sistema “mafioso”, omettendo peraltro l’esame delle fonti citate nell’atto d’appello.

Il secondo motivo denunzia violazione degli artt. 6 e 13 CEDU, art. 47 Carta dir. fondamentali UE, art. 46 dir. n. 32/13, art. 111 Cost., nonché omesso esame di un fatto decisivo, per non aver la Corte territoriale esaminato il merito del ricorso e per non aver espletato i poteri di cooperazione istruttoria.

Il ricorso è inammissibile.

Il primo motivo tende al riesame dei fatti inerenti alla protezione internazionale e sussidiaria, sub D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, lett. a) e b); al riguardo, la ritenuta inattendibilità del ricorrente esclude l’onere della cooperazione istruttoria. Invero, secondo l’orientamento di questa Corte, cui il collegio intende dare continuità, in materia di protezione internazionale, una volta esclusa la credibilità intrinseca della narrazione offerta dal richiedente asilo alla luce di riscontrate contraddizioni, lacune e incongruenze, non deve procedersi al controllo della credibilità estrinseca – che attiene alla concordanza delle dichiarazioni con il quadro culturale, sociale, religioso e politico del Paese di provenienza, desumibile dalla consultazione di fonti internazionali meritevoli di credito – poiché tale controllo assolverebbe alla funzione meramente teorica di accreditare la mera possibilità astratta di eventi non provati riferiti in modo assolutamente non convincente dal richiedente. La ricerca delle Coi è inutile, perché manca alla base una storia individuale rispetto alla quale valutare la coerenza esterna, la plausibilità ed il livello di rischio (n. 24575/20; n. 6738/21).

Nel caso concreto, la Corte territoriale ha confermato la motivazione del Tribunale che aveva ritenuto non credibile il racconto del ricorrente, in quanto generico e pieno di incongruenze, specie alla luce di quanto dichiarato innanzi alla Commissione territoriale, emergendo un’intrinseca non plausibilità concreta di tutte le vicende narrate, con riferimento ai timori di essere ucciso da un generico gruppo di terroristi che dal 2011 avrebbe compiuto atti di estorsione nei confronti dei suoi familiari. La Corte d’appello ha altresì evidenziato la contraddittorietà e la vaghezza delle circostanze narrate, prive di ogni minimo riscontro relativo a fattori di tempo, spazio e persone, anche in ordine alla vicenda della morte del fratello, su cui ha espresso dubbi lo stesso ricorrente.

Il secondo motivo è parimenti inammissibile perché generico. Invero, il ricorrente lamenta l’omesso esame del ricorso, senza indicare e specificare quali questioni non sarebbero state esaminate dalla Corte territoriale, attraverso un vago riferimento alla situazione generale del paese di provenienza, sganciato da qualunque attinenza con la sua condizione individuale.

Nulla per le spese, poiché il Ministero non ha depositato il controricorso.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis ove dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 23 marzo 2021.

Depositato in Cancelleria il 6 agosto 2021

 

 

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