Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22470 del 09/09/2019

Cassazione civile sez. VI, 09/09/2019, (ud. 26/03/2019, dep. 09/09/2019), n.22470

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GRECO Antonio – Presidente –

Dott. ESPOSITO Antonio Francesco – rel. Consigliere –

Dott. LUCIOTTI Lucio – Consigliere –

Dott. CASTORINA Rosaria Maria – Consigliere –

Dott. DELL’ORFANO Antonella – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 14871-2018 proposto da:

G.A., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA ARNO 38,

presso lo studio dell’avvocato GIANLUCA MONCADA, rappresentato e

difeso dall’avvocato SALVATORE LO GIUDICE;

– ricorrente –

contro

COMUNE DI CANICATTI’;

– intimato –

avverso la sentenza n. 4319/12/2017 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE della SICILIA, depositata il 02/11/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 26/03/2019 dal Consigliere Relatore Dott. ESPOSITO

ANTONIO FRANCESCO.

Fatto

RILEVATO

che:

Con sentenza in data 2 novembre 2017 la Commissione tributaria regionale della Sicilia rigettava l’appello proposto G.A. avverso la decisione di primo grado che aveva respinto il ricorso proposto dal contribuente contro gli avvisi di accertamento Tarsu relativi agli anni 2007-2011. Riteneva la CTR che gli atti impugnati contenevano tutti gli elementi e le ragioni che ne giustificavano l’emissione, evidenziando i momenti ricognitivi e logico-deduttivi essenziali al fine di consentire al contribuente – come in realtà avvenuto – di esercitare efficacemente il diritto di difesa.

Avverso la suddetta sentenza, con atto del 2 maggio 2018, il contribuente ha proposto ricorso per cassazione, affidato a due motivi.

Il Comune di Canicattì non ha svolto difese.

Sulla proposta del relatore ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c. risulta regolarmente costituito il contraddittorio camerale.

Il ricorrente ha depositato memoria.

Diritto

CONSIDERATO

che:

Con il primo motivo il ricorrente – denunciando, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, violazione e falsa applicazione della L. n. 241 del 1990, art. 3 e L. n. 212 del 2000, art. 7, nonchè omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti – deduce che gli atti impositivi impugnati – contrariamente a quanto ritenuto dalla CTR – non contenevano neanche in forma semplificata le ragioni e gli elementi che giustificassero l’emissione dei provvedimenti e che non era stato allegato l’atto (accertamento Maggioli) cui gli avvisi di accertamento facevano riferimento, nè riprodotto il contenuto essenziale di tale atto.

Il motivo è infondato.

Secondo l’orientamento espresso da questa Corte, in tema di tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, l’obbligo di motivazione dell’atto impositivo si risolve nella indicazione della tariffa applicata e la relativa delibera, non essendo necessario riportare o esplicitare la formula utilizzata per la determinazione della tariffa, la quantità totale dei rifiuti o la superficie totale iscritta a ruolo, nè, tantomeno, i dati numerici fondamentali per il calcolo del tributo (Cass. n. 24267 del 2011).

Va poi osservato che, in tema di motivazione degli avvisi di accertamento, l’obbligo dell’Amministrazione di allegare tutti gli atti citati nell’avviso (L. n. 212 del 2000, art. 7) va inteso in necessaria correlazione con la finalità “integrativa” delle ragioni che, per l’Amministrazione emittente, sorreggono l’atto impositivo; il contribuente ha, infatti, diritto di conoscere tutti gli atti il cui contenuto viene richiamato per integrare tale motivazione, ma non il diritto di conoscere il contenuto di tutti quegli atti, cui si faccia rinvio nell’atto impositivo e sol perchè ad essi si operi un riferimento, ove la motivazione sia già sufficiente, con la conseguenza che, in caso di impugnazione dell’avviso sotto tale profilo, non basta che il contribuente dimostri l’esistenza di atti a lui sconosciuti cui l’atto impositivo faccia riferimento, occorrendo, invece, la prova che almeno una parte del contenuto di quegli atti, non riportata nell’atto impositivo, sia necessaria ad integrarne la motivazione (Cass. n. 26683 del 2009).

Nella specie, come risulta dall’esame degli atti impugnati, il Comune di Canicattì ha indicato le delibere con cui sono state fissate le tariffe e ha specificato i parametri di riferimento per il calcolo dei tributi, assolvendo così all’obbligo motivazionale gravante sull’ente impositore. Essendo quindi già sufficiente la descritta motivazione dell’atto, il riferimento in esso contenuto all'”accertamento Maggioli” non assume rilievo ai fini dell’obbligo di allegazione previsto dalla L. n. 212 del 2000, art. 7.

Con il secondo motivo il ricorrente – denunciando, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, la violazione e falsa applicazione della L. n. 241 del 1990, art. 3 e L. n. 212 del 2000, art. 7 – lamenta che gli atti impugnati non integravano gli elementi necessari per il calcolo degli interessi, limitandosi a riportare sola la cifra globale degli interessi dovuti.

Il motivo è infondato.

I dati, trascritti in ricorso, riportati negli avvisi di accertamento, sono sufficienti ad indicare gli elementi essenziali per il computo degli interessi, essendo indicato, per ciascun anno d’imposta, l’entità degli interessi, con la precisazione che gli stessi “vengono calcolati nella misura del tasso di interesse legale annuo, L.F. n. 296 del 2007, art. 1, comma 165”.

In conclusione, il ricorso deve essere rigettato.

Stante l’assenza di attività difensiva dell’intimato, non vi è luogo a provvedere sulle spese del giudizio.

PQM

Rigetta il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, il 26 marzo 2019.

Depositato in Cancelleria il 9 settembre 2019

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