Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22459 del 27/09/2017


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Cassazione civile, sez. III, 27/09/2017, (ud. 27/04/2017, dep.27/09/2017),  n. 22459

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CHIARINI Maria Margherita – Presidente –

Dott. SESTINI Danilo – Consigliere –

Dott. DE STEFANO Franco – Consigliere –

Dott. GRAZIOSI Chiara – Consigliere –

Dott. MOSCARINI Anna – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 26356-2015 proposto da:

ISAM FRIGO SRL in persona del suo legale rappresentante pro tempore

T.D., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA TUSCOLANA

1178, presso lo studio dell’avvocato NELIDE CACI, rappresentata e

difesa dall’avvocato GRILLO NICOLO’ giusta procura in calce al

ricorso;

– ricorrente –

contro

CONSORZIO A.S.I. IN LIQUIDAZIONE considerato domiciliato ex lege in

ROMA, presso la CANCELLERIA DELLA CORTE DI CASSAZIONE, rappresentata

e difesa dall’avvocato ROSA SALVAGO giusta procura in calce al

controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 329/2015 della CORTE D’APPELLO di PALERMO,

depositata il 05/05/2015;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

27/04/2017 dal Consigliere Dott. ANNA MOSCARINI;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

FINOCCHI GHERSI RENATO che ha concluso per l’inammissibilità in

subordine rigetto.

Fatto

FATTI DI CAUSA

Il Coasiv di Agrigento citò dinanzi il Tribunale di Agrigento la Isam Frigo s.r.l. esponendo di aver concesso in locazione alla seconda, nel 1996, un rustico industriale per il canone trimestrale di Lire 2.062.500 e che la conduttrice, limitandosi a versare una somma di Euro 20.037,50, si era morosa in relazione ai canoni maturati dopo l’aprile 2000 fino al 31 marzo 2010, per la complessiva somma di Euro 148.020,61 oltre interessi ed altri accessori. Intimò, pertanto, alla conduttrice sfratto per morosità. La società intimata eccepì la prescrizione dei canoni relativi al periodo 2000-2005 e comunque l’infondatezza della pretesa per aver eseguito numerosi lavori di manutenzione straordinaria dell’immobile i cui esborsi dovevano essere decurtati dai canoni; chiese pertanto il rigetto della domanda e la risoluzione del contratto per inadempimento del locatore con conseguente condanna del medesimo al risarcimento dei danni.

Il Tribunale rigettò la richiesta di convalida dello sfratto, dispose il mutamento del rito e rigettò la domanda del Consorzio, condannandolo ad adeguare l’immobile per renderlo conforme all’uso pattuito.

In appello il Coasiv chiese la riforma della sentenza.

La Corte d’appello di Palermo accolse l’appello in base all’argomento che la conduttrice conosceva le condizioni del rustico industriale e la sua non idoneità ad essere utilizzato come stabilimento produttivo. Di ciò si trarrebbe conferma dalla qualificazione dell’immobile come “rustico” e cioè quale fabbricato comprendente le murature perimetrali e la relativa copertura e dal basso canone di locazione coerente con lo stato dell’immobile.

Nè potrebbe riscontrarsi la violazione dell’art. 1575 c.c., n. 1 in assenza di un patto esplicito tra le parti di apportare alla cosa le modifiche necessarie per renderla idonea allo scopo del conduttore (Cass., 3, 26/03/2009 n. 7347).

Ad avviso della Corte d’appello la società era subentrata nella locazione di un rustico privo di pavimentazione e di altri elementi strutturali rispetto al quale la valutazione dell’importanza dell’inadempimento del conduttore doveva essere affidata ai criteri di cui all’art. 1455 c.c. e quindi riferita sia all’elemento oggettivo delle mancate qualità proprie per l’uso del bene, sia agli aspetti soggettivi costituiti dal comportamento della parte inadempiente, dall’importanza per il locatore della mancata corresponsione dei canoni e dal turbamento causato al sinallagma, specie con il persistere della mora anche dopo il ricorso del creditore all’azione giudiziaria.

Richiamata la giurisprudenza consolidata di questa Corte pagamento del canone costituisce la principale e fondamentale obbligazione del conduttore, al quale non è consentito astenersi dal versare il corrispettivo o di determinare unilateralmente il canone, nel caso in cui si verifichi una riduzione o una diminuzione del godimento del bene, anche quando si assuma che tale evento sia ricollegabile a fatto del locatore e ciò perchè la sospensione totale o parziale dell’adempimento di detta obbligazione, ai sensi dell’art. 1460 c.c., è legittima soltanto quando venga completamente a mancare la prestazione della controparte (Cass., 05/10/1998 n. 9863).

La Corte d’appello, pertanto, ha concluso per la risoluzione del contratto per inadempimento della conduttrice, con la condanna della stessa al pagamento dei canoni intimati e al rilascio dell’immobile.

Avverso la sentenza impugnata l’Isam Frigo propone ricorso per cassazione affidato a un unico motivo.

Resiste il Consorzio A.S.I. con controricorso.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Con l’unico motivo denuncia la violazione e/o falsa applicazione degli artt. 1575,1578 e 1460 c.c..

Ad avviso del ricorrente il locatore avrebbe violato l’art. 1575 sottraendosi agli obblighi di legge e insistendo soltanto nella richiesta di pagamento dei canoni di locazione. Sussisterebbe la violazione del principio di buona fede oggettiva intesa come reciproca lealtà di condotta delle parti. In questa prospettazione la sentenza avrebbe dovuto annoverare, tra le obbligazioni del locatore ai sensi dell’art. 1575 c.c., il procurare il certificato di abitabilità e/o agibilità dell’immobile e la sua destinazione d’uso.

Nè il mancato pagamento dei canoni potrebbe dar luogo a violazioni del conduttore in ragione dell’operatività dell’art. 1460 c.c..

Il motivo è infondato in quanto la Corte d’appello ha ampiamente motivato in relazione alla gravità dell’inadempimento del conduttore con riguardo alla mancata corresponsione dei canoni, per dieci anni per l’ammontare complessivo di Euro 173.892,55. Il Giudice di merito ha, pertanto, valutato l’insussistenza dell’inadempimento del locatore comparandola con il rilevato grave inadempimento del conduttore. Qualunque ulteriore apprezzamento, in quanto di merito, resta precluso a questa Corte. Conclusivamente il ricorso deve essere

rigettato, con ogni conseguenza rispetto alle spese del giudizio di cassazione ed al raddoppio del contributo unificato.

PQM

 

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, liquidate in Euro 7.800 (di cui Euro 200 per esborsi), oltre accessori e spese generali. Dà atto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte dei ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, il 27 aprile 2017.

Depositato in Cancelleria il 27 settembre 2017

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