Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22459 del 06/08/2021

Cassazione civile sez. II, 06/08/2021, (ud. 07/10/2020, dep. 06/08/2021), n.22459

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Felice – Presidente –

Dott. BELLINI Ubaldo – Consigliere –

Dott. COSENTINO Antonello – rel. Consigliere –

Dott. FALASCHI Milena – Consigliere –

Dott. DONGIACOMO Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 24052-2019 proposto da:

O.B., rappresentato, e difeso dall’avvocato SIMONE COSCIA,

giusta procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, in persona del Ministro pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende ope

legis;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 752/2019 della CORTE D’APPELLO di L’AQUILA,

depositata il 23/04/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

07/10/2020 dal Consigliere Dott. ANTONELLO COSENTINO.

 

Fatto

RAGIONI IN FATTO ED IN DIRITTO DELLA DECISIONE

La sig.ra O.B. ha proposto ricorso, sulla scorta di un solo motivo, per la cassazione della sentenza con cui la corte d’appello di L’Aquila, quale giudice di rinvio dalla Cassazione, le ha negato il riconoscimento dello status di rifugiato, richiesto in via principale, nonché la protezione sussidiaria, richiesta in via gradatamente subordinata, riconoscendole soltanto la protezione umanitaria.

La sig.ra O., proveniente dalla (OMISSIS), afferma di essere fuggita dal suo Paese d’origine insieme al marito poiché, alla morte dei suoceri, il marito era stato chiamato a subentrare al padre nella setta degli (OMISSIS); essendosi questi rifiutato, era stato perseguitato e arrestato. La corte d’appello, pronunciandosi sulla domanda di protezione sussidiaria D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, ex art. 14, esclude la sussistenza dei presupposti per la concessione di tale misura. Analizzando, infatti, la situazione socio-politica della zona di provenienza dell’appellante, (OMISSIS), a Sud del Paese, con il supporto del report dell’EASO contenente le COI sulla (OMISSIS) nel giugno del 2017, la corte reputa non sussistente una situazione di violenza indiscriminata tale da giustificare, a prescindere: dall’individualizzazione del rischio, che nel caso di specie riguardava più direttamente il marito, la concessione della protezione sussidiaria di cui all’art. 14, lett. c. Il richiedente, osserva la corte, deve allegare e per quanto possibile provare le ragioni per le quali tenie di essere esposto ad una minaccia grave e individuale, facendo leva sugli elementi peculiari della propria posizione personale. I casi in cui può essere concessa la protezione sussidiaria senza alcuna valutazione dello specifico rischio personale del richiedente sono ipotesi eccezionali, nelle quali il livello di violenza indiscriminata è tale che la sola presenza sul territorio dello Stato espone a rischio di vita chiunque vi si trovi. Nel caso di specie, la ricorrente non ha allegato tali elementi e non ha neppure descritto una situazione attuale di disordini e conflitti nella zona dell'(OMISSIS), facendo esclusivo riferimento all’incapacità della polizia di garantire sicurezza ai cittadini. Ne’ risulta pertinente il richiamo alla situazione degli Stati del Nord-Est della (OMISSIS), la cui condizione non può essere rilevante data la vastità del Paese.

Si esclude altresì la protezione sussidiaria di cui al D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 14, lett. b), non avendo la signora allegato fatti di tortura o trattamenti inumani che la riguardano direttamente, dovendosi peraltro osservare che ella già gode della protezione umanitaria, a lei concessa dal tribunale in primo grado sulla base della considerazione che, pur riguardando la vicenda della setta degli (OMISSIS) personalmente il marito, ella – avrebbe potuto essere vittima di una vendetta trasversale da parte della setta. Con il primo e unico motivo di ricorso, riferito all’art. 360 c.p.c., n. 3 la sig.ra O.B. deduce la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 1 (rectius 2), lett. g). Il tribunale di L’Aquila, prima, e la corte d’appello, poi, avrebbero, a detta della ricorrente, erroneamente interpretato la lett. g) dell’art. 2 del decreto citato, che definisce cosa debba intendersi per “persona ammissibile alla protezione sussidiaria” (“cittadino straniero che non possiede i requisiti per essere riconosciuto come rifugiato ma nei cui confronti sussistono fondati motivi di ritenere che, se ritornasse nel Paese di origine, o, nel caso di un apolide, se ritornasse nel Paese nel quale aveva precedentemente la dimora abituale, correrebbe un rischio effettivo di subire un grave danno come definito dal presente decreto e il quale non può o, a causa di tale rischio, non vuole avvalersi della protesone di detto Paese”). La corte d’appello si limita a esaminare la situazione oggettiva del Paese di provenienza, senza svolgere alcuna istruzione probatoria e omettendo di disporre l’audizione della richiedente protezione. Il giudizio di gravame si svolge, dunque, sulla base delle dichiarazioni rese dalla sig.ra O. alla Commissione Territoriale, nonostante l’apposita richiesta di audizione, che avrebbe consentito al Collegio di verificare la rispondenza tra quanto verbalizzato dall’autorità amministrativa e il caso concreto rappresentato dalla richiedente asilo. Il Ministero dell’Interno ha presentato controricorso.

La causa è stata chiamata all’adunanza di camera di consiglio del 7 ottobre 2020, per la quale non sono state depositate memorie.

La sig.ra O.B. è stata ammessa al patrocinio a spese dello Stato. L’unico motivo di ricorso è inammissibile perché la censura ivi svolta si risolve in una richiesta di rivalutazione delle risultanze istruttorie, notoriamente inammissibile in questa sede di legittimità. La ricorrente, in sostanza, sostiene che – contrariamente a quanto affermato nell’impugnata sentenza – nell’area geografica di provenienza della richiedente sussisterebbe una situazione di violenza indiscriminata; ma la doglianza non si misura con le fonti EASO utilizzate dalla corte di appello, non contestando le risultanze che il giudice di merito ne ha tratto né deducendo l’esistenza di altre fonti, più aggiornate, latrici di risultanze di diverso segno. Il ricorso è dichiarato inammissibile.

Nulla per le spese, giacché il controricorso del Ministero risulta, a dispetto della indicazione della causa alla quale si riferisce (numero d’iscrizione a ruolo, nomi delle parti, decisione impugnata), privo di forza individualizzante, constando di uno schema avversativo ‘di genere’, sprovvisto cioè di concreta attitudine di contrasto, attraverso l’esposizione di argomenti specificamente indirizzati a quella vicenda e a quella decisione e. posti a confronto di quel ricorso (in termini, Cass. 6186/21, non massimata). Deve altresì darsi atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, del raddoppio del contributo unificato D.P.R. n. 115 del 2002, ex art. 13, comma 1 quater, se dovuto.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

Così deciso in Roma, il 7 ottobre 2020.

Depositato in Cancelleria il 6 agosto 2021

 

 

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