Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22447 del 27/10/2011

Cassazione civile sez. VI, 27/10/2011, (ud. 05/10/2011, dep. 27/10/2011), n.22447

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PREDEN Roberto – Presidente –

Dott. AMENDOLA Adelaide – Consigliere –

Dott. GIACALONE Giovanni – Consigliere –

Dott. DE STEFANO Franco – Consigliere –

Dott. CARLUCCIO Giuseppa – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso 24715/2010 proposto da:

SITA SPA (OMISSIS), in persona dell’Amministratore delegato,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA CAVOUR 325, presso lo studio

dell’avvocato ABIGNENTE MATILDE, rappresentata e difesa dall’avvocato

ABIGNENTE Angelo giusta procura speciale a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

COMUNE DI POTENZA (OMISSIS), in persona del Sindaco pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la

CASSAZIONE, rappresentato e difeso dagli avvocati PIGNATARI D’ERRICO

Brigida, MATERA CONCETTA giusta mandato a margine del controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 122/2010 della CORTE D’APPELLO di POTENZA del

4/05/10, depositata il 07/05/2010;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

05/10/2011 dal Consigliere Relatore Dott. GIUSEPPA CARLUCCIO;

udito l’Avvocato Abignente Angelo, difensore della ricorrente che si

riporta agli scritti;

è presente il P.G. in persona del Dott. ANTONIETTA CARESTIA che ha

concluso per l’inammissibilità del ricorso.

Fatto

RITENUTO IN FATTO

che, prestandosi il ricorso ad essere trattato con il procedimento di cui agli artt. 376 e 360 bis cod. proc. civ., è stata redatta relazione;

che la relazione ha il seguente contenuto:

“1. La controversia ha per oggetto l’opposizione a precetto, proposta dalla Sita spa nei confronti del Comune di Potenza, il quale aveva agito in via esecutiva per il recupero delle spese giudiziali liquidate in suo favore da sentenze esecutive (tutte del 1999), contenenti anche la condanna della Sita al pagamento del TFR ai propri ex dipendenti, che avevano svolto mansioni di autisti presso il Comune.

Si inserisce in un complesso contenzioso che aveva coinvolto il Comune, la Sita e le Ferrovie dello Stato, seguito a una convenzione tra il Comune e la Sita relativa al servizio di trasporto urbano;

contenzioso al quale le parti avevano posto fine con la stipula di un atto transattivo del 21 febbraio 2000.

2. La tesi della Sita, secondo cui il suddetto atto transattivo comprendeva le spese giudiziali liquidate dalle sentenze del 1999 a favore del Comune, con conseguente estinzione successiva al titolo giudiziale, è stata rigettata in primo grado e in appello.

3. Avverso la sentenza della Corte di appello di Potenza (7 maggio 2010), la Sita propone ricorso per cassazione con un unico motivo.

Deduce la violazione e falsa applicazione dell’art. 1362 cod. civ., e segg., e omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione.

Resiste con controricorso il Comune di Potenza.

Proposta di decisione.

1. Il ricorso è inanimissibile rispetto ad entrambi i profili di censura.

2. Il ricorrente lamenta la violazione dei canoni di ermeneutica contrattuale, previsti dall’art. 1362 cod. civ., e segg., rispetto alla transazione avvenuta nel 2000. In particolare, censura la sentenza nella parte in cui avrebbe compiuto un’interpretazione solo letterale del suddetto atto, e non avrebbe ricostruito la comune intenzione delle parti, attraverso un’interpretazione complessiva delle clausole della transazione.

Tuttavia, si limita a riprodurre nel ricorso i soli punti n. 4 e n. 9, oggetto di approfondito esame da parte del giudice. Ed inoltre, quando richiama (v. p. 7, 11 e 13 del ricorso), a sostegno della propria tesi, altre specifiche parti della transazione (punto d, pag.

4; punto i, pag. 8; n. 4 della premessa), tale richiamo rimane privo di contenuto, atteso che le suddette parti della transazione non sono riprodotte. Nè specifica in quale sede processuale il documento integrale risulti prodotto. Nè allega il documento al ricorso, avvalendosi della possibilità di cui all’art. 369 cod. proc. civ., n. 4.

Pertanto, il motivo difetta del requisito di autosufficienza, come codificato dall’art. 366 cod. proc. civ., n. 6, introdotto dal D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40, e applicato dalla costante giurisprudenza della Corte (Sez. Un. 25 marzo 2010, n. 7161).

3. Rispetto al profilo di censura della omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione, rilevano due profili di inammissibilità.

Il ricorrente deduce contemporaneamente tutti i possibili vizi di motivazione e, sostanzialmente, mette in evidenza che il giudice – nel distinguere tra quietanza liberatoria e dichiarazione liberatoria – avrebbe fatto applicazione della giurisprudenza della Corte relativa a rinunce e transazioni sottoscritte dal lavoratore, invece di tener conto che nella specie le parti contrattuali erano in posizione di parità.

3.1. Il profilo è inammissibile sulla base della giurisprudenza della Corte, secondo la quale i vizi di cui all’art. 360 cod. proc. civ., n. 5, per omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio – salvo che non investano diversi fatti controversi – non possono concorrere tra di loro, ma sono alternativi, non essendo logicamente concepibile che una stessa motivazione sia, quanto allo stesso fatto controverso, contemporaneamente omessa, nonchè insufficiente e, ancora contraddittoria; con la conseguenza, che è onere del ricorrente precisare quale sia – in concreto – il vizio della sentenza, non potendo tale scelta essere rimessa al giudice. (Cass. 25 gennaio 2011 n. 1747; Cass. 30 marzo 2010, n. 7626; Cass. 19 gennaio 2010, n. 713, in motivazione).

3.2. Il profilo è, inoltre, inammissibile perchè, pacificamente, il vizio di motivazione può concernere solo una questione di fatto e mai di diritto. Invece, il ricorrente appare prospettare un vizio di falsa applicazione della legge, che, astrattamente, avrebbe dovuto porre rispetto all’art. 1965 cod. civ. e in riferimento all’art. 360 cod. proc. civ., n. 3.

4. L’inammissibilità del ricorso è correlata alla sussistenza di precedenti conformi”;

che la suddetta relazione è stata notificata agli avvocati delle parti costituite e comunicata al Pubblico Ministero presso la Corte.

Diritto

CONSIDEPATO IN DIRITTO

che il Collegio condivide le osservazioni in fatto e le argomentazioni e le conclusioni in diritto della relazione;

che i rilievi, mossi dalla ricorrente con memoria, non sono idonei ad inficiare le argomentazioni della relazione;

che è ininfluente la produzione della transazione in argomento insieme con la memoria, non potendo le memorie integrare il ricorso;

che, pertanto, il ricorso – correlato alla sussistenza di precedenti conformi – deve essere dichiarato inammissibile;

che le spese seguono la soccombenza.

P.Q.M.

LA CORTE DI CASSAZIONE dichiara inammissibile il ricorso e condanna Sita Spa al pagamento, in favore del Comune di Potenza, delle spese processuali del giudizio di cassazione, che liquida in Euro 2.200,00, di cui Euro 200,00 per spese, oltre alle spese generali ed agli accessori di legge.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Sesta Civile – 3, il 5 ottobre 2011.

Depositato in Cancelleria il 27 ottobre 2011

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