Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22437 del 06/08/2021

Cassazione civile sez. lav., 06/08/2021, (ud. 10/12/2020, dep. 06/08/2021), n.22437

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. RAIMONDI Guido – Presidente –

Dott. BLASUTTO Daniela – Consigliere –

Dott. PAGETTA Antonella – rel. Consigliere –

Dott. AMENDOLA Fabrizio – Consigliere –

Dott. LEO Giuseppina – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 11829-2016 proposto da:

T.R., in proprio e quale rappresentante legale della figlia

minore TA.AL., nonché TA.SI., elettivamente

domiciliate in ROMA, VIA CARLO POMA 4, presso lo studio

dell’avvocato LUIGI RODOLFO STIVALA, che le rappresenta e difende

unitamente all’avvocato GIOVANNI ZAULI;

– ricorrenti principali –

(OMISSIS) S.P.A., in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DI RIPETTA 22, presso lo

studio dell’avvocato GERARDO VESCI, che la rappresenta e difende

unitamente agli avvocati GERMANO DONDI, ANNALISA NICOLI, ROBERTO

PINZA;

– controricorrente – ricorrente incidentale –

contro

(OMISSIS) S.P.A., in persona del legale rappresentante pro tempore,

nonché P.P., elettivamente domiciliati in ROMA, VIALE

DELLE MILIZIE, 38, presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS), che li

rappresenta e difende;

– controricorrente – ricorrente incidentale –

contro

(OMISSIS) S.P.A., in persona del legale rappresentante pro tempore,

nonché P.P., elettivamente domiciliati in ROMA, VIALE

DELLE MILIZIE, 38, presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS), che li

rappresenta e difende;

– controricorrente al ricorso incidentale –

avverso la sentenza n. 292/2016 della CORTE D’APPELLO di BOLOGNA,

depositata il 18/02/2016 R.G.N. 1371/2011;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

10/12/2020 dal Consigliere Dott. ANTONELLA PAGETTA;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

FRESA MARIO, che ha concluso per l’accoglimento del primo motivo del

ricorso principale, rigetto del terzo e del quarto, assorbimento del

secondo e quinto motivo; inammissibilità e in subordine rigetto dei

due ricorsi incidentali;

udito l’Avvocato GIOVANNI ZAULI;

udito l’Avvocato GERARDO VESCI (per (OMISSIS) S.P.A.);

udito l’Avvocato (OMISSIS) (per P.P.).

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. La Corte di appello di Bologna, in parziale riforma della sentenza di primo grado nel resto confermata, ha rideterminato nella misura del 20% del totale il concorso di colpa di TA.AG. nel prodursi dell’infortunio lavorativo che ne aveva provocato il decesso e nella residua misura dell’80%, “in pari grado ciascuno”, il concorso di colpa degli altri corresponsabili, e cioè (OMISSIS) s.p.a., datrice di lavoro del TA., (OMISSIS) s.p.a. (committente dei lavori affidati in appalto a (OMISSIS) s.p.a.) e P.G., dipendente di (OMISSIS) e responsabile del piano di sicurezza, condannando quest’ ultimo e le società al pagamento, in via solidale, delle somme indicate nel secondo capo della sentenza di primo grado, oltre interessi legali e rivalutazione monetaria, in favore dei congiunti del TA..

1.2. Ha premesso la Corte di merito che secondo quanto accertato in prime cure, il decesso del TA. si era verificato nel corso di una manovra di sollevamento con un autogrù di tralicci che dovevano essere caricati su un autocarro, operazione avvenuta al di fuori dell’area di cantiere, in uno spazio sovrastato da linee elettriche ad alta tensione, non contemplato dal piano di sicurezza predisposto dalla datrice di lavoro (OMISSIS) s.p.a., appaltatrice dei lavori commissionati da (OMISSIS) s.p.a.; il TA. era stato investito da una scarica di corrente passata attraverso i cavi collegati al braccio dell’autogrù, manovrata da un operaio non esperto gruista.

1.3. Confermata, quindi, la qualificazione della originaria domanda dei congiunti del TA. come intesa a far valere la responsabilità dei soggetti convenuti a titolo di risarcimento del danno sofferto iure proprio e non anche iure hereditatis, il giudice di appello ha convenuto con il primo giudice sulla responsabilità di (OMISSIS) s.p.a. e di (OMISSIS) s.p.a. per fatto dei propri dipendenti ai sensi dell’art. 2049 c.c., nei limiti della misura della responsabilità agli stessi ascritta; in particolare, ha ritenuto (OMISSIS) s.p.a. (oltre che per il fatto del Calafato, l’operaio manovratore dell’autogrù) responsabile per la condotta di Pa.Al. – suo legale rappresentante e direttore tecnico del cantiere – per non avere questi predisposto ed assicurato il funzionamento di tutte le misure di sicurezza relative ai lavori appaltati, vigilando sulla relativa osservanza; analogamente, sussisteva la responsabilità di P.P., dipendente di (OMISSIS) s.p.a. con posizione di garanzia della sicurezza nell’ambito della società committente, il quale aveva messo a disposizione l’area nella quale era verificato l’infortunio lavorativo, area esterna al cantiere, non prevista dal piano di sicurezza e caratterizzata dalla presenza di linee elettriche ad alta tensione. Tenuto conto delle circostanze del caso concreto ha rideterminato nella misura del 20% la responsabilità del lavoratore e posto il residuo a carico degli altri soggetti sopra indicati.

1.4. La Corte di merito ha ritenuto, infine, corretta la quantificazione del danno non patrimoniale operata sulla base delle tabelle in uso al Tribunale di Milano ed escluso, in assenza di allegazioni destinate a meglio connotarlo, il risarcimento del danno patrimoniale, in ragione della rendita erogata dall’INAIL al nucleo familiare, compresa quella erogata alla vedova, verosimilmente in parte destinata al mantenimento delle figlie del TA..

2. Per la cassazione della decisione hanno proposto ricorso T.R., Ta.Al. e Ta.Si. sulla base di cinque motivi illustrati con memoria ai sensi dell’art. 378 c.p.c.; (OMISSIS) s.p.a. ha resistito con controricorso e ricorso incidentale affidato a tre motivi; (OMISSIS) s.p.a. e P.P. hanno depositato controricorso e ricorso incidentale affidato a quattro motivi; (OMISSIS) s.p.a. e P.P. hanno resistito con controricorso al ricorso incidentale di (OMISSIS) s.p.a.; (OMISSIS) s.p.a. ha resistito con controricorso al ricorso incidentale di (OMISSIS) s.p.a. e P.P..

3. Gli intimati F.E., (OMISSIS) (già (OMISSIS) s.p.a.) Ta.Gi., TA.AN., ta.an., ta.an., non hanno svolto attività difensiva.

4. Le ricorrenti principali e le società ricorrenti incidentali hanno ciascuna depositato memoria ai sensi dell’art. 378 c.p.c..

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Ricorso principale di T.R., Ta.Si. e Ta.Al..

1. Con il primo motivo di ricorso principale si deduce violazione e falsa applicazione degli artt. 2087 e 1218 c.c., anche in relazione agli artt. 40 e 41 c.p. e all’art. 2043 c.c. in tema di rapporto causale fra condotta ed evento; si censura la decisione di appello per avere affermato il concorso di colpa del TA. nel verificarsi dell’infortunio che ne aveva cagionato la morte; tale statuizione si poneva in contrasto con la giurisprudenza di legittimità secondo la quale il datore di lavoro, in caso di violazione delle norme poste a tutela dell’integrità fisica del lavoratore, è interamente responsabile dell’infortunio che ne sia conseguito e non può invocare il concorso di colpa del danneggiato, avendo egli il dovere di proteggere l’incolumità di quest’ultimo nonostante la sua imprudenza o negligenza; la sentenza impugnata aveva accertato a carico di Pa.Al., legale rappresentante di (OMISSIS) s.p.a. e direttore tecnico dei lavori commissionati da (OMISSIS) s.p.a., una serie di omissioni che giustificavano la totale esclusione di responsabilità del TA. nel verificarsi dell’infortunio, la cui condotta risultava necessitata dallo svolgimento dell’attività lavorativa.

2. Con il secondo motivo di ricorso principale si deduce violazione e falsa applicazione degli artt. 2087 e 1218 c.c., anche in relazione agli artt. 40 e 41 c.p. e all’art. 2043 c.c., in tema di rapporto causale fra condotta ed evento con riguardo alla graduazione del concorso di colpa nella misura del 20% riconosciuta a carico del TA. nonostante le conclamate gravissime responsabilità di Pa.Al., C.G. e P.P.; in particolare, si assume non essere giustificata la conferma della responsabilità di (OMISSIS) s.p.a. nella misura del 40% pur avendo la sentenza impugnata accertato le gravissime responsabilità del Pa., non prese in considerazione dal giudice di prime cure che aveva fatto riferimento alla sola condotta del C..

3. Con il terzo motivo di ricorso principale si deduce violazione e/o falsa applicazione degli artt. 2043,2056 e 1233 c.c. e si censura la mancata liquidazione del danno patrimoniale asseritamente sofferto dalle figlie del TA. per la perdita dell’apporto economico del padre al loro mantenimento e sviluppo psico-fisico.

4. Con il quarto motivo di ricorso principale si deduce violazione e falsa applicazione dell’art. 1226 c.c. per violazione o disapplicazione delle tabelle del tribunale di Milano costituenti parametri per la determinazione del danno non patrimoniale alla persona; si deduce, inoltre, violazione o falsa applicazione dell’art. 3 Cost. nella liquidazione del danno non patrimoniale della vedova.

Richiamato il valore che assumono le tabelle milanesi in quanto determinative di criteri di quantificazione del danno non patrimoniale ed espressione di corretto esercizio del potere di liquidazione equitativa del giudice ex art. 1226 c.c., si deduce che la Corte di merito aveva male applicato le tabelle laddove aveva liquidato alla moglie del TA. l’importo di Euro 250.000,00, inferiore a quello attribuito alle figlie, sulla base di un presupposto, erroneo e irrilevante, rappresentato dalla esistenza di una relazione extraconiugale della vittima, relazione che- si assume – non aveva inciso sul legame fra i coniugi.

5. Con il quinto motivo di ricorso si censura, in via subordinata all’accoglimento di uno o di tutti i motivi precedenti, la statuizione di parziale compensazione delle spese di lite.

Ricorso incidentale di (OMISSIS) s.p.a.

6. Con il primo motivo di ricorso incidentale (OMISSIS) s.p.a. deduce: violazione o falsa applicazione degli artt. 2043,2087 e 1218 c.c., anche in relazione agli artt. 40 e 41 c.p. in tema di nesso causale fra condotta ed evento, con riguardo al concorso di colpa riconosciuto a carico del legale rappresentante di (OMISSIS) s.p.a., Pa.Al.; denunzia a riguardo violazione degli artt. 115 e 116 c.p.c. con riferimento alla valutazione degli elementi della prova orale e documentale. Afferma, in sintesi, che nessuna responsabilità era configurabile in capo a (OMISSIS) s.p.a. ed al suo legale rappresentante posto che era stata la società committente a decidere unilateralmente che le operazioni si svolgessero in un luogo diverso da quello messo in sicurezza con il PSC e con il POS, luogo neppure confinante con il cantiere e del quale la società (OMISSIS) aveva avuto conoscenza solo in occasione del sinistro; l’area in cui si era verificato l’infortunio era di esclusiva proprietà e disponibilità della committente di talché rispetto ad essa non era ipotizzabile a carico della società datrice di lavoro alcuna omissione relativa alla valutazione dei rischi ed in generale all’attività prevenzionale ed antiinfortunistica.

7. Con il secondo motivo di ricorso deduce violazione e falsa applicazione dell’art. 4, Sez. III, Disciplina generale del c.c.n.l. metalmeccanici 8.6.1999, applicabile all’epoca dei fatti, e del D.M. n. 145 del 1990, art. 6 nonché dell’art. 2043 c.c. e, per quanto occorrere possa, degli artt. 2087 e 1218 c.c..

Censura la sentenza impugnata per avere affermato che (OMISSIS) s.p.a. e il legale rappresentante della stessa, Pa., anche ove non informati dell’utilizzo di un’area posta al di fuori del cantiere, avevano l’obbligo di accertare dove e con quali modalità erano effettuate le operazioni di smontaggio e che tale omessa vigilanza integrava di per sé un profilo di colpa; evidenzia che il TA. aveva accumulato un’esperienza specifica di cantiere in oltre 15 anni alle dipendenze della società in cui aveva svolto il ruolo congiunto di Direttore tecnico di cantiere e di Capo cantiere, secondo quanto evincibile dalla declaratoria contrattuale corrispondente al VI livello attribuito al lavoratore, tanto lo rendeva coinvolto nell’osservanza dell’obbligo di sicurezza.

8. Con il terzo motivo di ricorso deduce violazione o falsa applicazione degli artt. 2087 e 1218 c.c., pure in relazione agli artt. 40 e 41 c.p. e agli artt. 2043 e 2055 c.c. in tema di rapporto causale fra condotta ed evento, censurando la percentuale di responsabilità in capo alla società (OMISSIS) attribuita dalla sentenza impugnata; ciò in ragione della asserita maggiore colpa configurabile a carico del P. e del lavoratore medesimo:

Ricorso incidentale di (OMISSIS) s.p.a. e P.P..

9. Con il primo motivo di ricorso incidentale (OMISSIS) s.p.a. e P.P. deducono violazione e falsa applicazione dell’art. 2043 c.c., D.Lgs. n. 494 del 1996, art. 5 degli artt. 115 e 116 c.p.c., degli artt. 1362 c.c. e ss., dell’art. 2697c.c., degli artt. 40 e 41 c.p. nonché omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio oggetto di discussione fra le parti.

Premesso che l’azione risarcitoria nei confronti del P. era stata proposta ai sensi dell’art. 2043 c.c. e nei confronti di (OMISSIS) s.p.a. ai sensi dell’art. 2049 c.c., con la conseguenza che la eventuale colpa di (OMISSIS) avrebbe potuto essere configurata solo se esistente una colpa del P. e nei limiti di tale colpa, sostengono che dalla richiamata documentazione si evinceva che nessun utilizzo di autogrù nell’area nella quale poi si era verificato l’incidente, area destinata alla sola collocazione dei tralicci ed al loro smontaggio a terra, era stato comunicata al P. da (OMISSIS) s.p.a. o dal Direttore tecnico del cantiere, Pa., e/o dal capo cantiere TA.; alla stregua di tali emergenze non poteva pretendersi dal P. alcun comportamento di modifica del Piano operativo di sicurezza il quale già prevedeva le cautele da adottare per evitare situazioni di pericolo derivanti dalla presenza di linee in tensione, presenza espressamente comunicata a (OMISSIS) s.p.a. dal P. medesimo; la corresponsabilità di quest’ultimo era stata, quindi, affermata in violazione dell’art. 40 c.p. per la assorbente ragione che l’area sulla quale era avvenuto l’incidente non era compresa nel cantiere e quindi neppure contemplata nell’originario piano di sicurezza. Vi era stata, inoltre, violazione del D.Lgs. n. 494 del 1996, art. 5 avendo la Corte di merito mostrato di attribuire al coordinatore per l’esecuzione dei lavori, dipendente da (OMISSIS), compiti estranei alla sua competenza. I ricorrenti incidentali sostengono, inoltre, che i sopravvenuti comportamenti colpevoli posti in essere dal TA. e dal C. avevano comportato una interruzione del determinismo causale tra la condotta del P. e l’infortunio.

10. Con il secondo motivo di ricorso deducono violazione e falsa applicazione dell’art. 1227 c.c. con riferimento al grado di colpa ascrivibile alla vittima, TA.AG., e omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio, ritenendo ingiustificata la quantificazione nella misura del 40% del grado di colpa ascritto al P., tenuto conto che l’incidente era frutto immediato e diretto del comportamento della vittima per l’utilizzo improvvido di C.G., inesperto ed incapace, nella movimentazione della gru.

11. Con il terzo motivo di ricorso deducono violazione e falsa applicazione dell’art. 2055 c.c., dell’art. 41 c.p. nonché omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio, oggetto di discussione fra le parti. Premesso che la Corte di appello aveva riconosciuto la responsabilità di (OMISSIS) s.p.a. oltre che per fatto del dipendente C.G. anche per la condotta propria, gravemente omissiva del Pa., censurano la sentenza impugnata per avere mantenuto a carico della società datrice la medesima percentuale di colpa del 40% attribuita in prime cure, così omettendo di valutare la incidenza della condotta concorrente del Pa. nella produzione dell’evento.

12. Con il quarto motivo di ricorso deducono violazione e falsa applicazione dell’art. 2049 c.c., e dell’art. 2055 c.c.. Censurano la parte dispositiva della decisione di appello la quale, nel quantificare il concorso di TA.AG. nella misura del 20% e il concorso di colpa dei corresponsabili nella misura del residuo 80%, in pari grado ciascuno, senza alcuna ulteriore precisazione, si prestava ad essere intesa nel senso che tale residua percentuale era da suddividere in parti uguali tra il P., (OMISSIS) s.p.a. e (OMISSIS) s.p.a..

Esame dei motivi di ricorso principale.

13. Il primo motivo di ricorso principale è fondato.

Preliminarmente deve essere respinta la eccezione di inammissibilità del motivo articolata da (OMISSIS) s.p.a. sul rilievo che poiché nello specifico era stata formulata domanda di risarcimento del danno iure proprio e non iure hereditatis non poteva essere utilmente invocata la responsabilità ex artt. 2087 e 1218 c.c., dovendosi limitare le rivendicazioni avversarie alla responsabilità extracontrattuale ex art. 2043 c.c..

13.1. Nella domanda azionata dagli originari ricorrenti, per come ormai definitivamente acquisito intesa a far valere la responsabilità extracontrattuale dei soggetti convenuti, il riferimento alla violazione dell’obbligo di sicurezza ai sensi degli artt. 2087 e 1218 c.c. è in funzione della qualificazione come contra ius delle relative condotte quale presupposto per la configurabilità della pretesa risarcitoria – di natura extracontrattuale – in favore dei congiunti del TA., estranei al rapporto di lavoro; tale riferimento non comporta, quindi, alcuna modifica del titolo di responsabilità alla base della domanda di risarcimento che rimane di natura extracontrattuale; neppure è configurabile, come eccepito, violazione del principio di autosufficienza del ricorso per cassazione per non essere indicati gli elementi che individuano il Pa. come Direttore tecnico, in quanto tale circostanza emerge direttamente dalla sentenza impugnata (sentenza, pag. 13, penultimo capoverso).

13. 2. Con riferimento alle singole questioni poste dalle censure articolate è da premettere che il giudice di appello ha accertato che: a) le caratteristiche del mezzo utilizzato (autogrù di rilevanti dimensioni con un raggio di azione utile variabile da 3 a 17 metri laddove il D.P.R. n. 164 del 1956, art. 11 stabilisce che non possono essere eseguiti lavori in prossimità di linee elettriche aeree a distanza minore di cinque metri dalla costruzione o dai ponteggi a meno che, previa segnalazione all’esercente le linee elettriche, non si provveda da chi dirige detti lavori per un’adeguata protezione atta ad evitare accidentali contatti o pericolosi avvicinamenti ai conduttori delle linee stesse) imponevano che allo stesso fosse adibito un lavoratore dotato di specifico profilo professionale e non, come avvenuto, il C., inquadrato come saldatore di V livello; b) i gruisti specializzati dipendenti di (OMISSIS) s.p.a. erano stati distaccati altrove; b) il Pa., legale rappresentante di (OMISSIS) s.p.a., quale direttore tecnico di cantiere aveva l’obbligo di predisporre e assicurare il funzionamento di tutte le misure di prevenzione e di sicurezza, di fornire adeguata istruzione ai dipendenti, di controllare il rispetto della normativa e delle disposizioni impartite esercitando un’attenta sorveglianza su prassi operative pericolose; c) il Pa. era consapevole che i lavori sarebbero stati effettuati in un’area estranea al cantiere e comunque aveva l’obbligo di accertare dove e con quali modalità sarebbero state eseguite le operazioni di movimentazione dei tralicci e modificare, in conseguenza, il piano di sicurezza includendovi l’area nella quale tali operazioni sarebbero state effettuate; d) non era configurabile una delega alla sicurezza in capo al TA., la cui eventuale condotta colposa, non presentando i caratteri dell’eccezionalità e dell’abnormità, non determinava l’esonero della responsabilità datoriale; e) sussisteva la responsabilità colposa della vittima in quanto questi, nonostante le competenze in materia di sicurezza inerenti il proprio ruolo di capocantiere (con precisi compiti di attuazione delle misure di sicurezza e di controllo sull’osservanza delle stesse da parte dei propri collaboratori) e nonostante lui stesso nel verbale di consegna dei lavori si fosse dichiarato edotto degli obblighi derivanti dal piano di sicurezza e coordinamento e avesse partecipato alle riunioni indette dal responsabile della sicurezza di (OMISSIS) s.p.a., aveva chiesto a C.G., privo della qualifica di gruista, di manovrare la autogru per la movimentazione dei tralicci.

13.3. Secondo il condivisibile orientamento di questa Corte la condotta incauta del lavoratore non comporta un concorso idoneo a ridurre la misura del risarcimento ogni qual volta la violazione di un obbligo di prevenzione da parte del datore di lavoro sia munita di incidenza esclusiva rispetto alla determinazione dell’evento dannoso; in particolare, tanto avviene quando l’infortunio si sia realizzato per l’osservanza di specifici ordini o disposizioni datoriali che impongano colpevolmente al lavoratore di affrontare il rischio, quando l’infortunio scaturisca dall’integrale impostazione della lavorazione su disposizioni illegali e gravemente contrarie ad ogni regola di prudenza o, infine, quando vi sia inadempimento datoriale rispetto all’adozione di cautele, tipiche o atipiche, concretamente individuabili, nonché esigibili ex ante ed idonee ad impedire, il verificarsi dell’evento nonostante l’imprudenza del lavoratore, che in questa ipotesi degrada a mera occasione dell’infortunio ed e’, pertanto, giuridicamente irrilevante (Cass. 15/07/2020 n. 15112; Cass. 15/05/2020 n. 8988; Cass. 25/11/2019 n. 30679; Cass. 05/12/2016 n. 24798).

13.4. La sentenza impugnata si discosta da tali indicazioni posto che l’affermazione di una percentuale di responsabilità in capo al TA. per il verificarsi dell’infortunio che ne aveva provocato il decesso non è coerente con l’accertamento fattuale alla base del decisum; dalla ricostruzione del giudice di appello emerge, infatti, una generale impostazione delle operazioni di lavoro da parte di (OMISSIS) s.p.a. connotata da forti elementi di illegalità, primo fra tutti l’adibizione alla movimentazione dei tralicci di un’area esterna al cantiere, circostanza questa che escludeva in radice la prescritta preventiva verifica degli aspetti connessi alla sicurezza delle lavorazioni ed all’adozione delle conseguenti misure di prevenzione; tale verifica si rendeva tantopiù necessaria in quanto l’area in questione era sovrastata da linee elettriche ad alta tensione, potenzialmente destinate ad interferire, come poi in concreto avvenuto, con l’ambiente di lavoro, considerate le caratteristiche delle operazioni implicanti la movimentazione di tralicci a mezzo di autogrù di grosse dimensione dotata di un braccio con un raggio di azione utile molto esteso; in tale contesto l’adibizione all’autogrù, da parte del TA. – il quale, per come accertato dalla Corte di merito non aveva alcuna delega alla sicurezza- del C., pacificamente privo dei necessari requisiti professionali, appare frutto di una scelta necessitata essendo pacifica la mancanza sul posto di esperti gruisti per essere quelli astrattamente disponibili stati distaccati altrove dalla (OMISSIS) s.p.a.

13.5. In base alle considerazioni in fatto e in diritto che precedono si impone pertanto la cassazione della decisione con rinvio ad altro giudice di secondo grado per una generale rivalutazione, alla luce dei principi richiamati, della responsabilità del dipendente TA. e degli altri soggetti coinvolti nell’infortunio.

13.6. L’accoglimento del primo motivo del ricorso principale assorbe l’esame degli altri motivi formulati con il ricorso principale e del terzo motivo del ricorso incidentale di (OMISSIS) s.p.a., e determina l’obbligo per il giudice del rinvio di riesaminare e rivalutare tutte le questioni connesse alla responsabilità nella produzione dell’evento, comprese quelle attinenti alla misura del concorso dei vari soggetti coinvolti.

Esame dei motivi di ricorso di (OMISSIS) s.p.a

14. Il primo ed il secondo motivo del ricorso incidentale di (OMISSIS) s.p.a., trattati congiuntamente per connessione, devono essere respinti.

Si premette che i motivi in questione investono l’accertamento della responsabilità di (OMISSIS) s.p.a. nel verificarsi dell’evento, negando da un lato che la società, ed in particolare il suo legale rappresentante, Pa.Al., avessero avuto conoscenza dello svolgersi delle operazioni in area esterna al cantiere, (primo motivo) e dall’altro che, anche in caso di ignoranza di tale circostanza, fosse configurabile una colpa per omessa vigilanza, considerato il ruolo di capo cantiere e direttore tecnico rivestiti dal TA., il quale aveva maturato una specifica competenza in materia di sicurezza ed alla stregua della declaratoria contrattuale di inquadramento rientrava fra gli impiegati con funzioni direttive.

14.1. Le censure articolate sono inidonee a incrinare l’accertamento alla base della decisione e la valutazione della Corte di merito in ordine agli specifici profili di responsabilità ascrivibili al Pa. e per esso alla società (OMISSIS).

La sentenza impugnata ha premesso che Pa.Al., legale rappresentante della società e direttore tecnico del cantiere, era gravato degli obblighi, incombenti a carico del datore di lavoro, di predisporre e assicurare il funzionamento di tutte le misure di prevenzione e di sicurezza, di fornire adeguata istruzione ai dipendenti e controllare il rispetto della normativa e delle disposizioni impartite esercitando anche un’attenta sorveglianza su eventuali prassi operative pericolose. Ha ritenuto, alla stregua delle emergenze probatorie in atti, che vi fosse piena consapevolezza del Pa. circa il fatto che, come già avvenuto in passato, le operazioni di movimentazione dei tralicci sarebbero state eseguite fuori dall’area del cantiere, nel piazzale sovrastato da linee elettriche ad alta tensione e non previsto nel Piano di sicurezza; in ogni caso la società, e per essa il Pa., avevano l’obbligo di accertare dove e con quali modalità sarebbero state eseguite le operazioni di smontaggio della teleferica e, quindi procedere, alla modifica del piano di sicurezza al fine di ricomprendervi l’area a tal fine utilizzata con predisposizione delle misure necessarie ad evitare che nelle manovre di movimentazione venisse superata la distanza limite di sicurezza delle sovrastanti linee elettriche. La Corte di merito ha escluso, inoltre, che il TA., semplice impiegato di sesto livello, rivestisse il ruolo oltre che di capo cantiere di direttore del cantiere e che comunque fosse delegato alla sicurezza.

14.2. Tale accertamento, in particolare in ordine alla consapevolezza del Pa. del luogo in cui sarebbero avvenute le operazioni di movimentazione dei tralicci, e delle relative caratteristiche, non è validamente censurato dalle doglianze articolate che si limitano a prospettare una diversa ricostruzione fattuale della vicenda, peraltro neppure veicolata dalla rituale deduzione del vizio di motivazione, il quale nella sua attuale formulazione richiede la deduzione di omesso esame di un fatto, inteso come fatto storico fenomenico, decisivo e controverso, oggetto di discussione tra le parti ed evocato nel rispetto delle prescrizioni di cui all’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6 (ex plurimis, Cass. Sez. Un. 07/04/2014 n. 8053), deduzione neppure formalmente prospettata dall’odierna ricorrente incidentale.

14.3. Analogamente, deve ritenersi preclusa, in quanto estranea al sindacato di legittimità, la verifica nel merito, in concreto sollecitata dal secondo motivo di ricorso incidentale di (OMISSIS) s.p.a., seppure veicolata con la formale deduzione di violazione di legge e di contratto collettivo nazionale. L’accertamento di fatto della Corte di appello, la quale sulla base della prova orale e documentale ha escluso che il TA. rivestisse uno specifico ruolo nell’ambito della “sicurezza” dei lavori commissionati alla società, poteva essere incrinato, secondo quanto già rappresentato al paragrafo precedente, solo dalla deduzione di omesso esame di un fatto storico decisivo oggetto di discussione tra le parti. La società ricorrente principale, a prescindere dalla formale deduzione del solo vizio di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, nella illustrazione del secondo motivo di ricorso non indica alcuno specifico fatto storico, non esaminato dal giudice di appello, la cui considerazione avrebbe potuto ribaltare la ricostruzione fattuale della Corte di merito; si limita, infatti, a proporre una diversa lettura del significato probatorio delle emergenze in atti sollecitando in definitiva un diverso apprezzamento di merito precluso al giudice di legittimità (Cass. 4/11/2013 n. 24679, Cass. 16/12/2011 n. 2197, Cass. 21/9/2006 n. 20455, Cass. 4/4/2006 n. 7846, Cass. 7/2/2004 n. 2357); quanto ora osservato, assorbe la necessità di esame della specifica questione relativa alla riconducibilità all’inquadramento del TA. anche di funzioni direttive.

15. Il terzo motivo di ricorso risulta assorbito dall’accoglimento del primo motivo di ricorso principale.

Esame dei motivi del ricorso incidentale di (OMISSIS) s.p.a. e di P.P..

16. Il primo motivo di ricorso incidentale di (OMISSIS) s.p.a. e di P.P., inteso in sintesi a contestare le ragioni della responsabilità del P. e per esso della società odierna ricorrente incidentale, chiamata a rispondere ai sensi dell’art. 2049 c.c., è infondato.

16.1. La Corte di appello ha affermato la responsabilità del P. per il prodursi del sinistro per la ragione, ritenuta assorbente rispetto ad ogni altra considerazione, che l’area nella quale lo stesso era avvenuto, area messa a disposizione dal P. medesimo, non era compresa nel cantiere e quindi non era contemplata nel Piano di sicurezza originario; tale responsabilità non era elisa per il fatto che non costituiva compito del P. verificare la idoneità della autogrù alle operazioni di movimentazione dei tralicci e per il fatto che l’utilizzo dell’autogru in prossimità delle linee elettriche era già stato previsto dal Piano di sicurezza il quale imponeva, durante le manovre il mantenimento della distanza di sicurezza di cinque metri; infatti obbligo del coordinatore per la esecuzione dei lavori era quello di verificare la idoneità del piano di sicurezza adottato ed eventualmente integrarlo rispetto a nuove e diverse situazioni di rischio connesse all’evoluzione dei lavori e, quindi, nello specifico, mediante la predisposizione di misure aggiuntive di cautela e degli accorgimenti necessari per il compimento, in un’area sovrastata da linee elettriche ad alta tensione, di operazioni di movimentazione dei tralicci derivanti dallo smontaggio della teleferica; tali operazioni erano, invece, avvenute con l’impiego di operatori non gruisti specializzati e di un’autogrù priva dei limitatori. Lo stesso P., del resto, aveva avuto modo di constatare che gli operai di (OMISSIS) s.p.a. non osservavano rigorosamente le prescrizioni di sicurezza relative al rispetto delle distanze delle linee elettriche secondo quanto evincibile dall’invio di un fax a (OMISSIS) s.p.a. sulla necessità di assicurare il rispetto per le prescrizioni di sicurezza per le movimentazioni da effettuare sotto i fili elettrici ad alta tensione; a maggior ragione, prima di mettere a disposizione un’area nuova, addirittura estranea al cantiere, il P. avrebbe dovuto assicurarsi che il Piano di sicurezza prevedesse specifiche misure atte a garantire il rispetto della distanza di sicurezza del braccio della gru dalle linee elettriche provvedendo in difetto a disporre la sospensione dei lavori come prescritto dal D.Lgs. n. 494 del 1996, art. 5.

16.2. L’accertamento di fatto che sorregge l’affermazione della responsabilità del P. non è validamente incrinato dai documenti richiamati ed in particolare dal fax di risposta inviato dal P. il 20 settembre 2001 in riscontro alla richiesta formulata il giorno prima da (OMISSIS) s.p.a., trattandosi di documento rispetto al quale non è declinabile alcun omesso esame in quanto espressamente preso in considerazione dalla Corte di merito (sentenza impugnata, pag. 21), configurandosi le ulteriori deduzioni articolate a riguardo dai ricorrenti come espressione di un diverso apprezzamento nel merito del contenuto degli stessi ed in quanto tali sottratte al controllo di legittimità. La denunzia di violazione dei criteri ermeneutici nella interpretazione di tali documenti, formulata (solo) nella illustrazione del motivo non e’, infatti, validamente dedotta, richiedendosi a tal fine la specificazione dei canoni in concreto violati e la precisazione del modo e delle considerazioni attraverso i quali il giudice se ne è discostato, oneri non assolti dagli odierni ricorrenti.

16.3. La ulteriore doglianza con la quale si denunzia violazione e falsa applicazione degli artt. 115 e 116 c.p.c. è parimenti inammissibile in quanto, secondo quanto si evince dalla illustrazione del motivo, parte ricorrente si duole, in realtà, dell’erronea valutazione del materiale probatorio; trova quindi applicazione il condivisibile orientamento di questa Corte secondo il quale in tema di ricorso per cassazione, una questione di violazione o di falsa applicazione degli artt. 115 e 116 c.p.c. non può porsi per una erronea valutazione del materiale istruttorio compiuta dal giudice di merito, ma, rispettivamente, solo allorché si alleghi che quest’ultimo abbia posto a base della decisione prove non dedotte dalle parti, ovvero disposte d’ufficio al di fuori dei limiti legali, o abbia disatteso, valutandole secondo il suo prudente apprezzamento, delle prove legali, ovvero abbia considerato come facenti piena prova, recependoli senza apprezzamento critico, elementi di prova soggetti invece a valutazione (Cass. 17/01/2019, n. 1229; Cass. 27/12/2016, n. 2700).

17. Gli ulteriori motivi articolati sono assorbiti dall’accoglimento del primo motivo di ricorso principale.

18. Al giudice del rinvio, che si atterrà ai principi di diritto suindicati, è demandato il regolamento delle spese del giudizio di legittimità.

Sussistono i presupposti processuali per il versamento da parte di entrambe le parti ricorrenti incidentali dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per i ricorsi incidentali a norma del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater (Cass. Sez. Un. 20/09/2019 n. 23535).

PQM

La Corte accoglie il primo motivo del ricorso principale assorbiti gli altri. Rigetta il primo motivo del ricorso incidentale di (OMISSIS) s.p.a. e di P.P., assorbiti gli altri. Rigetta il primo ed il secondo motivo del ricorso di (OMISSIS) s.p.a., assorbito il terzo motivo. Cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia alla Corte di appello di Bologna, in diversa composizione, alla quale demanda il regolamento delle spese del giudizio di legittimità.

In caso di diffusione del presente provvedimento omettere le generalità e gli altri dati identificativi, a norma del D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 52 in quanto imposto dalla legge.

Così deciso in Roma, il 10 dicembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 6 agosto 2021

 

 

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