Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2243 del 26/01/2022

Cassazione civile sez. VI, 26/01/2022, (ud. 30/11/2021, dep. 26/01/2022), n.2243

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCODITTI Enrico – Presidente –

Dott. SCRIMA Antonietta – Consigliere –

Dott. VALLE Cristiano – Consigliere –

Dott. PELLECCHIA Antonella – rel. Consigliere –

Dott. PORRECA Paolo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 2211-2019 proposto da:

T.P., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CALABRIA, 56,

presso lo studio dell’avvocato GIOVANNI BONARRIGO, rappresentato e

difeso dall’avvocato GIAMBATTISTA DI BLASI;

– ricorrente –

contro

GROUPAMA ASSICURAZIONI SPA, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA TOSCANA 10, presso lo studio

LEGALE PERSIANI – RIZZO, rappresentata e difesa dall’avvocato

GIOVANNI MANNINO;

– controricorrente –

contro

C.I.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 866/2018 della CORTE D’APPELLO di MESSINA,

depositata il 02/10/2018;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 30/11/2021 dal Consigliere Relatore Dott. ANTONELLA

PELLECCHIA.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. Con atto di citazione del 10 ottobre 2017, T.P. proponeva appello avverso la sentenza n. 208 del 2017 emessa dal Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto, che aveva rigettato la domanda dallo stesso proposta per il risarcimento del danno subito in occasione di un sinistro stradale, verificatosi il 29 luglio 2009 quando, mentre era bordo della propria bicicletta, percorrendo una strada senso unico, era stato investito dall’autovettura (OMISSIS) condotta dal proprietario C.I.. Questi stava percorrendo la stessa strada in senso vietato, occupando la corsia di pertinenza del T..

Secondo l’appellante il primo giudice avrebbe attribuito rilievo ad aspetti “marginali” della vicenda, riferiti dalla teste escussa. Si costituiva l’assicuratore Groupama assicurazioni S.p.A., deducendo la carenza degli elementi costitutivi del diritto e rilevando che la decisione, fondata su un attento esame della documentazione, aveva rilevato l’inattendibilità della denunzia di sinistro, già oggetto di esposto penale.

2. Nella contumacia del C., la Corte d’Appello di Messina, con sentenza del 2 ottobre 2018, rigettava l’appello e compensava le spese processuali;

3. Avverso tale decisione propone ricorso per cassazione Pietro T. affidandosi ad un motivo.

Resiste con controricorso Groupama assicurazioni S.p.A..

Diritto

CONSIDERATO

che:

4. Con il primo ed unico motivo di ricorso il ricorrente deduce l’inesistenza della motivazione ai sensi dell’art. 360 c.p.c., nn. 4 e 5. La Corte d’Appello di Messina si sarebbe soffermata solo sulla circostanza dell’urto, tra la vettura del C. e la bicicletta, rilevando che lo stesso si sarebbe verificato per il mancato rispetto, da parte del ciclista, dell’obbligo di tenere la propria destra, omettendo di valorizzare il dato decisivo della circolazione contromano dell’autovettura, in una strada a senso unico.

5. Il ricorso è inammissibile.

Lo è innanzitutto perché sotto il profilo del 360 n. 5 non risulta assolto l’onere, in presenza di doppia conforme, di indicare la diversità delle ragioni di fatto fra primo e secondo grado. In tema di ricorso di cassazione, il travisamento della prova, che presuppone la constatazione di un errore di percezione o ricezione della prova da parte del giudice di merito, ritenuto valutabile in sede di legittimità qualora dia luogo ad un vizio logico di insufficienza della motivazione, non è più deducibile a seguito della novella apportata all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, dal D.L. n. 83 del 2012, art. 54, conv. dalla L. n. 134 del 2012, che ha reso inammissibile la censura per insufficienza o contraddittorietà della motivazione, sicché “a fortiori” se ne deve escludere la denunciabilità in caso di cd. “doppia conforme”, stante la preclusione di cui all’art. 348-ter c.p.c., u.c. (tra le tante Cass. n. 24395 del 2020; Cass. n. 29222 del 2019).

Ma il motivo è inammissibile anche perché il T. sotto il profilo della denuncia di motivazione apparente, richiede una rivalutazione dei dati fattuali e in particolare probatori, il cui giudizio rimane nella piena discrezionalità del giudice di merito, non sindacabile in sede di legittimità. Come costantemente affermato da questa Corte, spetta, in via esclusiva, al giudice di merito il compito di individuare le fonti del proprio convincimento, di controllarne l’attendibilità e la concludenza e di scegliere, tra le complessive risultanze del processo, quelle ritenute maggiormente idonee a dimostrare la veridicità dei fatti ad essi sottesi, dando così liberamente prevalenza all’uno o all’altro dei mezzi di prova acquisiti, salvo i casi tassativamente previsti dalla legge. Ne’ il giudice del merito, che attinga il proprio convincimento da quelle prove che ritenga più attendibili, è tenuto ad un’esplicita confutazione degli altri elementi probatori non accolti, anche se allegati dalle parti (cfr., tra le più recenti, Cass. civ. Sez. I, 19/06/2019, n. 16497).

6. Le spese del giudizio di legittimità seguono la soccombenza.

7. Infine, poiché il ricorso è stato proposto successivamente al 30 gennaio 2013 ed è dichiarato inammissibile, sussistono i presupposti processuali (a tanto limitandosi la declaratoria di questa Corte: Cass. Sez. U. 20/02/2020, n. 4315) per dare atto – ai sensi della L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, che ha aggiunto al testo unico di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, il comma 1-quater (e mancando la possibilità di valutazioni discrezionali: tra le prime: Cass. 14/03/2014, n. 5955; tra le innumerevoli altre successive: Cass. Sez. U. 27/11/2015, n. 24245) – della sussistenza dell’obbligo di versamento, in capo a parte ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per la stessa impugnazione.

PQM

la Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del presente giucli7io di legittimità in favore della controricorrente che liquida in complessivi Euro 2.500 oltre 200 per esborsi, oltre accessori di legge e spese generali prenotate a debito.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente principale, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso principale, a norma del citato art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Terza Civile della Corte suprema di Cassazione, il 30 novembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 26 gennaio 2022

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