Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22420 del 26/09/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 26/09/2017, (ud. 22/06/2017, dep.26/09/2017),  n. 22420

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. AMENDOLA Adelaide – Presidente –

Dott. FRASCA Raffaele – Consigliere –

Dott. SCODITTI Enrico – Consigliere –

Dott. OLIVIERI Stefano – Consigliere –

Dott. VINCENTI Enzo – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 12668/2016 proposto da:

W.J.P., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA

CONCA D’ORO 184/90 PAL. D, presso lo studio dell’avvocato MAURIZIO

DISCEPOLO, che lo rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

G.A., P.L.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 1246/2015 della CORTE D’APPELLO di ANCONA,

depositata il 14/12/2015;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 22/06/2017 dal Consigliere Dott. ENZO VINCENTI.

Fatto

RITENUTO IN FATTO

che W.J.P., con ricorso affidato a due motivi, ha impugnato la sentenza della Corte di appello di Ancona, in data 14 dicembre 2015, che rigettava il suo gravame avverso la sentenza del Tribunale della medesima Città che, a sua volta, aveva respinto la domanda di risarcimento danni per responsabilità professionale proposta dallo stesso W. contro gli avvocati G.A. e P.L., per aver costoro, nonostante il mandato conferito, negligentemente omesso di presentare ricorso per cassazione avverso la sentenza n. 546/2002 della Corte di appello di Ancona, lasciando scadere il termine ultimo per l’impugnazione;

che la Corte territoriale riteneva insussistente il nesso causale tra inadempimento dei professionisti e danno lamentato dall’attore (anche in termini di perdita di chance), “in quanto il ricorso per cassazione non avrebbe ragionevolmente consentito al W. di ottenere il vantaggio auspicato” (ciò in quanto: a) non sussisteva il vizio di ultrapetizione sulla qualifica di coltivatore diretto dello stesso W., essendo questa stata contestata e spettando all’attore la relativa prova; b) la doglianza fondata sulla prova della qualifica anzidetta in base al D.M. 24 giugno 1997, in ordine ai valori medi d’impiego della manodopera per singole colture per la Provincia di Ancona, era da reputarsi estranea al perimetro del sindacato di legittimità sulla motivazione; c) la doglianza sulla mancata valutazione della contiguità dei fondi era assorbita dall’accertamento sulla insussistenza della qualifica di coltivatore diretto));

che gli intimati G.A. e P.L. non hanno svolto attività difensiva in questa sede;

che la proposta del relatore, ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., è stata comunicata alla parte costituita, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in Camera di consiglio, in prossimità della quale il ricorrente ha depositato memoria;

che il Collegio ha deliberato di adottare una motivazione semplificata.

Diritto

CONSIDERATOIN DIRITTO

che:

a) con il primo mezzo è denunciata violazione e falsa applicazione degli artt. 2230,2232,2236,1218 e 1176 c.c., “nella parte in cui la Corte ha ritenuto insussistente il nesso eziologico tra inadempimento e danno, e la perdita di chance”, avendo il giudice di appello erroneamente escluso che la sentenza n. 546/2002, con motivazione “contraddittoria oltre che omissiva ed insufficiente”, non fosse illegittima per mancato esame della documentazione versata in atti (certificato SCAU del febbraio 1992; atto di compravendita rogito notaio Pi.) ai fini del riconoscimento della qualifica di coltivatore diretto in capo ad esso W.;

b) con il secondo mezzo è dedotta violazione e falsa applicazione dell’art. 112 c.p.c., L. n. 817 del 1971, artt. 7-9, L. n. 590 del 1965, art. 31 e del D.M. 24 giugno 1997, “sempre in relazione alla ritenuta insussistenza di nesso eziologico tra inadempimento e danno”, per non aver la Corte territoriale rilevato che la sentenza n. 546/2002 era viziata da ultrapetizione ed erronea là dove aveva escluso che dall’applicazione dei criteri di cui al D.M. 24 giugno 1997, si potesse evincere la qualifica di coltivatore diretto in capo ad esso attore;

che i motivi – da scrutinarsi congiuntamente – sono inammissibili;

che occorre, infatti, rammentare che, nelle cause di responsabilità professionale nei confronti degli avvocati, la valutazione prognostica compiuta dal giudice di merito circa il probabile esito dell’azione giudiziale malamente intrapresa o proseguita, sebbene abbia contenuto tecnico-giuridico, costituisce comunque valutazione di un fatto, censurabile in sede di legittimità solo sotto il profilo del vizio di motivazione (Cass. n. 3355/2014), con l’ulteriore precisazione che nel caso di specie trova applicazione, ratione temporis, il vigente art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 e, dunque, la denuncia veicolabile è solo quella dell’omesso esame di “fatto storico decisivo”, là dove l’omessa valutazione delle risultanze istruttorie, di per sè, non integra detto vizio (Cass., S.U., n. 8053/2014);

che ne consegue che le doglianze di parte ricorrente (sostanzialmente ribadite con la memoria, che neppure fornisce argomenti per contrastare il precedente giurisprudenziale sopra richiamato – Cass. n. 3355/2014 – e già indicato nella proposta del relatore) non sono orientate a censurare un omesso esame, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., citato n. 5, che sarebbe stato commesso dal giudice di appello che ha emesso la sentenza impugnata in questa sede, così da aggredirne (sotto detto profilo) la motivazione, bensì – deviando dalla complessiva ratio decidendi di detta sentenza ripropongono le medesime doglianze già veicolate nel giudizio di gravame inerenti ai supposti errores in iudicando asseritamente commessi dal giudice della causa presupposta;

che il ricorso va, dunque, dichiarato inammissibile;

che, in assenza di attività difensiva da parte degli intimati, non occorre provvedere alla regolamentazione delle spese del giudizio di legittimità;

che il ricorrente, essendo stato ammesso al patrocinio a spese dello Stato (in forza di delibera del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Ancona del 16 maggio 2016), non è tenuto al versamento dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, previsto del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, stante la prenotazione a debito in ragione dell’ammissione al predetto beneficio (tra le altre, Cass. n. 7368/2017).

PQM

 

dichiara inammissibile il ricorso.

Motivazione semplificata.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Sesta Civile – 3, della Corte Suprema di Cassazione, il 22 giugno 2017.

Depositato in Cancelleria il 26 settembre 2017

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