Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22420 del 05/08/2021

Cassazione civile sez. I, 05/08/2021, (ud. 16/04/2021, dep. 05/08/2021), n.22420

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CAMPANILE Pietro – Presidente –

Dott. VANNUCCI Marco – Consigliere –

Dott. AMATORE Roberto – Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – rel. Consigliere –

Dott. SCALIA Laura – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 36833/2018 proposto da:

B.S., elettivamente domiciliato in Roma Via Del Casale

Strozzi, 31 presso lo studio dell’avvocato Barberio Laura che lo

rappresenta e difende unitamente all’avvocato Vidotti Barbara;

– ricorrente –

contro

Ministero Dell’interno, (OMISSIS);

– intimato –

avverso il decreto del TRIBUNALE di VENEZIA, depositato il

19/12/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

16/04/2021 dal cons. SOLAINI LUCA.

 

Fatto

RILEVATO IN FATTO

che:

Il Tribunale di Venezia ha respinto il ricorso proposto da B.S. cittadino del Gambia, avverso il provvedimento della competente Commissione territoriale che aveva negato al richiedente asilo il riconoscimento della protezione internazionale sia come “rifugiato” che nella forma della protezione sussidiaria che di quella umanitaria.

Il ricorrente ha riferito di aver svolto in patria la professione di autista e che spesso la polizia si avvaleva della sua collaborazione per trasportare prigionieri. Un giorno, con il furgone stava trasportando tre detenuti verso il carcere e nel corso della traversata di un fiume uno di essi gli aveva chiesto di andare in bagno, egli lo lasciò scendere dal furgone e il prigioniero riuscì a far perdere le tracce. Per timore di essere imprigionato decise di scappare.

A supporto della decisione di rigetto il tribunale, anche alla luce dell’audizione, ha reputato il ricorrente scarsamente credibile, in ragione di alcuni aspetti inverosimili del racconto e per la difformità tra quanto narrato davanti alla Commissione e quanto riferito in udienza. Il tribunale ha reputato, pertanto, insussistenti i presupposti per il riconoscimento della protezione internazionale, non essendo emerse situazione di persecuzione, così come elencate nel D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 7. Il medesimo tribunale ha accertato, inoltre, l’inesistenza di situazioni di violenza indiscriminata in Gambia, per l’assenza di conflitti armati. Il primo giudice non ha ravvisato, infine, la ricorrenza di gravi motivi di carattere umanitario.

Contro il decreto del medesimo Tribunale è ora proposto ricorso per cassazione sulla base di due motivi d’illegittimità costituzionale e tre motivi di ricorso.

Il Ministero dell’Interno non ha spiegato difese scritte.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che:

Il ricorrente, in via preliminare, solleva: a) questione di legittimità costituzionale relativa al D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35 bis, comma 13, che esclude la reclamabilità in appello del decreto che definisce il giudizio di primo grado, per violazione del principio di ragionevolezza e del divieto di discriminazione, oltre che per violazione dell’art. 14 C.E.D.U., dell’art. 21 della Carta di Nizza e degli artt. 3 e 117 Cost.; b) questione di legittimità costituzionale relativa al D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35 bis, comma 13, che esclude la reclamabilità in appello del decreto che definisce il giudizio di primo grado, per l’assenza dei requisiti di straordinaria necessità e urgenza e conseguente violazione dell’art. 77 Cost..

Il ricorrente censura la decisione del Tribunale: (i) sotto un primo profilo, per il vizio di omesso esame di un fatto decisivo che è stato oggetto di discussione tra le parti e cioè, l’appartenenza al corpo di polizia e relative mansioni svolte dal ricorrente e l’assenza nel territorio del ricorrente, di idonea tutela dei diritti dello stesso; (ii) sotto un secondo profilo, per il vizio di omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio, che è stato oggetto di discussione tra le parti, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, per quanto riguarda il riconoscimento dello status di rifugiato, della protezione sussidiaria e della protezione umanitaria; (iii) sotto un terzo profilo, per il vizio di omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, e per violazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, per il mancato esame dell’esperienza vissuta in Libia dal ricorrente.

Le eccezioni d’illegittimità costituzionale della normativa richiamata, sono manifestamente infondate: in particolare, con riferimento all’esclusione della reclamabilità in appello del decreto che definisce il giudizio di primo grado, con asserita violazione del principio di ragionevolezza e del divieto di non discriminazione, va rilevato come il doppio grado di giudizio non e’, di per sé, coperto da garanzia costituzionale (Cass. n. 17717/18), mentre in riferimento all’assenza dei requisiti di straordinaria necessità ed urgenza e conseguente violazione dell’art. 77 Cost., va rilevato che la disposizione transitoria – che differisce di 180 giorni dall’emanazione del decreto l’entrata in vigore del nuovo rito – è connaturata all’esigenza di predisporre un congruo intervallo temporale per consentire alla complessa riforma processuale di entrare a regime (Cass. n. 17717/18).

Il primo motivo è inammissibile, in quanto non coglie la ratio decidendi del giudizio di non credibilità sulla cui base l’intera narrazione del richiedente non è stata ritenuta verosimile.

Il secondo motivo è inammissibile, perché generico, in quanto non è volto a censurare nessuna specifica statuizione del decreto impugnato.

Il terzo motivo è inammissibile, in quanto, le vicissitudini del richiedente nel paese di transito non hanno rilevanza, dovendo egli essere rimpatriato nel paese di provenienza, a meno che le violenze subite, per gravità o durevolezza degli effetti, abbiano reso il richiedente vulnerabile; ma è onere di quest’ultimo allegare e provare che le vicende avvenute nel paese di transito lo abbiano reso vulnerabile, non essendo sufficiente affermare che in quell’area siano state commesse violazioni dei diritti umani (Cass. n. 28781/20).

La mancata costituzione dell’amministrazione statale esonera il collegio dal provvedere sulle spese.

PQM

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

Dichiara il ricorso inammissibile.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, ove dovuto, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello corrisposto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 16 aprile 2021.

Depositato in Cancelleria il 5 agosto 2021

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