Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22413 del 05/08/2021

Cassazione civile sez. I, 05/08/2021, (ud. 16/03/2021, dep. 05/08/2021), n.22413

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DE CHIARA Carlo – Presidente –

Dott. VALITUTTI Antonio – Consigliere –

Dott. VANNUCCI Marco – Consigliere –

Dott. FALABELLA Massimo – rel. Consigliere –

Dott. FIDANZIA Andrea – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 646/2019 proposto da:

C.N., elettivamente domiciliato in Roma Via Pietro Borsieri,

12 presso lo studio dell’avvocato Averni Angelo, che lo rappresenta

e difende unitamente all’avvocato Altamura Antoniovito;

– ricorrente –

contro

Ministero dell’Interno, in persona del Ministro pro tempore;

– intimato –

avverso il decreto del TRIBUNALE di LECCE, depositato il 02/11/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

16/03/2021 da Dott. FALABELLA MASSIMO.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. – E’ impugnato per cassazione il decreto del Tribunale di Lecce del 2 novembre 2018. Con quest’ultima pronuncia è stato negato che all’odierno ricorrente C.N., originario del (OMISSIS), potesse essere riconosciuto lo status di rifugiato; è stato altresì escluso che il detto richiedente potesse essere ammesso alla protezione sussidiaria e a quella umanitaria.

2. – Il ricorso per cassazione si fonda su un solo motivo. Il Ministero dell’interno, intimato, non ha svolto difese.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. – L’istante denuncia la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 3, commi 3 e 5, D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 32, e D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, art. 5, comma 6. La censura investe la statuizione di rigetto della domanda di protezione umanitaria. Lamenta il ricorrente che il Tribunale sia venuto meno all’obbligo di cooperazione istruttoria “che include anche la previa approfondita audizione e, dunque, la necessità di esaminare caso per caso la sussistenza dei presupposti, così da accertare la situazione di vulnerabilità in concreto e non solo con riferimento generico alla situazione del paese di origine e alle migliori condizioni di vita in Italia”.

2. – Il motivo è inammissibile.

Ha osservato il Tribunale, con riguardo al tema del diritto al rilascio del permesso di soggiorno di cui al D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, art. 5, comma 6, che la generica violazione dei diritti fondamentali nel paese di origine, che non trovava riscontro in una condizione personale di effettiva deprivazione dei diritti umani, non era sufficiente a giustificare alla domandata forma di protezione.

L’istante non si confronta con tale affermazione, che riflette l’applicazione del principio, fermo nella giurisprudenza di questa Corte, per cui la situazione di vulnerabilità atta a giustificare il riconoscimento della protezione umanitaria deve necessariamente correlarsi alla vicenda personale del richiedente, perché altrimenti si finirebbe per prendere in considerazione non già la situazione particolare del singolo soggetto, ma piuttosto quella del suo paese d’origine in termini del tutto generali ed astratti, in contrasto col parametro normativo di cui all’art. 5, comma 6 cit. (Cass. Sez. U. 13 novembre 2019, n. 29459 e Cass. 23 febbraio 2018, n. 4455, in motivazione; Cass. 2 aprile 2019, n. 9304). E del resto, il ricorrente omette di indicare quali specifici fatti, inerenti alla sua vicenda personale, avesse allegato avanti al giudice del merito per sostenere la propria domanda: l’inosservanza di tale onere si rivela decisiva, dal momento che la proposizione del ricorso al tribunale nella materia della protezione internazionale dello straniero non si sottrae all’applicazione del principio dispositivo, sicché il ricorrente ha l’onere di indicare i fatti costitutivi del diritto azionato, pena l’impossibilità per il giudice di introdurli d’ufficio nel giudizio (Cass. 28 settembre 2015, n. 19197; in senso conforme: Cass. 29 ottobre 2018, n. 27336; Cass. 31 gennaio 2019, n. 3016).

Quanto alla doglianza vertente sulla mancata rinnovazione dell’audizione del richiedente, essa è declinata in termini oltremodo generici, senza dar conto delle specifiche ragioni poste a fondamento dell’istanza formulata avanti al giudice del merito e senza tenere in conto l’affermazione, contenuta nel decreto impugnato (pag. 4), per cui, a fronte degli accertamenti della Commissione territoriale, la difesa dell’istante aveva “ripreso” la vicenda personale del medesimo “senza variazioni, senza allegazione di fatti o documenti nuovi e senza la segnalazione di specifiche carenze dell’audizione che (potessero) essere colmate in sede di nuovo colloquio o più in generale nel corso di un’udienza davanti al giudice”. Ed è appena il caso di aggiungere, al riguardo, che il ricorso per cassazione con il quale sia dedotta, in mancanza di videoregistrazione, l’omessa audizione del richiedente che ne abbia fatto espressa istanza, deve contenere l’indicazione puntuale dei fatti che erano stati dedotti avanti al giudice del merito a sostegno di tale richiesta, avendo il ricorrente un preciso onere di specificità della censura (Cass. 11 novembre 2020, n. 25312).

3. – Il ricorso è quindi dichiarato inammissibile, senza che debba statuirsi in punto di spese, stante la mancata resistenza del Ministero.

PQM

LA CORTE

dichiara inammissibile il ricorso; ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello stabilito per il ricorso, ove dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Sezione Prima Civile, il 16 marzo 2021.

Depositato in Cancelleria il 5 agosto 2021

 

 

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