Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22408 del 26/09/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 26/09/2017, (ud. 19/07/2017, dep.26/09/2017),  n. 22408

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CURZIO Pietro – Presidente –

Dott. DORONZO Adriana – rel. Consigliere –

Dott. ARIENZO Rosa – Consigliere –

Dott. ESPOSITO Lucia – Consigliere –

Dott. FERNANDES Giulio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 24013-2013 proposto da:

MINISTERO DELL’ISTRUZIONE UNIVERSITA’ E RICERCA, – C.F. (OMISSIS), in

persona del Ministro pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA,

VIA DEI PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che

lo rappresenta e difende ope legis;

– ricorrenti –

contro

B.A., + ALTRI OMESSI

– controricorrenti –

e contro

L.P.;

– intimata –

avverso la sentenza n. 676/2013 della CORTE D’APPELLO di ANCONA,

depositata il 14/8/2013;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 19/07/2017 dal Consigliere Dott. ADRIANA DORONZO.

Fatto

RILEVATO

che:

Il Tribunale di Fermo, in parziale accoglimento della domanda proposta dagli odierni intimati, assunti con reiterati contratti a tempo determinato alle dipendenze del MIUR, ha condannato il Ministero convenuto al pagamento, in favore di ciascuno, delle differenze retributive derivanti dalla applicazione, in misura pari a quella riconosciuta ai lavoratori a tempo indeterminato, degli aumenti conseguenti all’anzianità maturata; ha invece escluso il carattere abusivo della reiterazione dei contratti a termine e il diritto alla conversione del contratto di lavoro a tempo determinato in contratto a tempo indeterminato;

la Corte d’appello di Ancona ha rigettato l’appello del MIUR, ritenendo che la domanda dei ricorrenti – prospettata nel ricorso introduttivo anche sulla base del principio di non discriminazione, in via alternativa al mancato riconoscimento della illegittimità dei contratti a tempo determinato – fosse fondata alla luce dell’art. 4 dell’Accordo Quadro attuato con Direttiva 1999/70/CE (oltre che con il D.Lgs. n. 368 del 2001, art. 1), il quale consente un trattamento differenziato tra lavoratori a tempo deteiniinato e lavoratori a tempo indeterminato sulla base di ragioni oggettive, che non possono essere ravvisate nella mera circostanza che un impiego sia qualificato di ruolo in base all’ordinamento interno e presenti alcuni aspetti caratterizzanti il pubblico impiego; ha poi rigettato l’eccezione di prescrizione sollevata dal Ministero, ritenendo la prescrizione decennale in quanto la pretesa è fondata sull’inadempimento dell’obbligo di adeguata trasposizione e attuazione della direttiva comunitaria;

per la cassazione ha proposto ricorso il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca sulla base di tre motivi;

la parte intimata ha resistito con controricorso;

la proposta del relatore, ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., è stata comunicata alle parti, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in camera di consiglio non partecipata;

il Miur ha depositato atto di rinuncia al primo motivo di ricorso;

il Collegio ha deliberato di adottare una motivazione semplificata.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Con il primo motivo il MIUR denuncia la violazione del D.Lgs. 6 settembre 2001, n. 368, art. 6, del D.L. 13 maggio 2011, n. 70, art. 9, comma 18, come convertito con modificazioni dalla L. 12 luglio 2011, n. 106, art. 1, comma 2, della L. 11 luglio 1980, n. 312, art. 53, della L. 3 maggio 1999, n. 124, art. 4, del D.Lgs. 16 aprile 1994, n. 297, art. 526 e della direttiva 99/70/CE. Deduce, in sintesi, la insussistenza di una normativa che riconosca ai lavoratori a tempo determinato gli scatti collegati con l’anzianità di servizio previsti per i lavoratori a tempo indeterminato.

1.1. L rinuncia al motivo di ricorso, espressa nell’atto depositato nella cancelleria di questa Corte e, per quanto risulta dagli atti di causa, non notificato alla controparte, rende superflua una decisione in ordine alla fondatezza o meno di tale censura ed è efficace anche in mancanza della sottoscrizione della parte o del rilascio di uno specifico mandato al difensore, in quanto, implicando una valutazione tecnica in ordine alle più opportune modalità di esercizio della facoltà d’impugnazione e non comportando la disposizione del diritto in contesa, è rimessa alla discrezionalità del difensore stesso, e resta, quindi, sottratta alla disciplina di cui all’art. 390 c.p.c. per la rinuncia al ricorso (Cass. 3/11/2016, n. 22269);

2. con il secondo motivo il MIUR denuncia, in via subordinata, la violazione dell’art. 2947 c.c. e art. 2948 c.c., n. 4, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, rilevando l’erroneità della pronuncia nella parte in cui ha ritenuto applicabile la prescrizione decennale, dovendosi invece ritenere che la prescrizione sia quinquennale, riguardando crediti retributivi;

3. con il terzo motivo si denuncia il vizio di contraddittoria motivazione su un fatto controverso decisivo, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, e si assume che la Corte avrebbe contraddittoriamente valutato il petitum, il quale era stato ancorato, nella prima parte della sentenza, al diritto dei lavoratori di ricevere lo stesso trattamento stipendiale riconosciuto ai docenti a tempo indeterminato e, nella seconda parte, all’obbligo di dare adeguata trasposizione e attuazione alla direttiva europea;

3.1. i due motivi, che si affrontano congiuntamente, si palesano inammissibili perchè l’Amministrazione ricorrente non indica in che termini la questione di prescrizione prospettata potrebbe incidere nella fattispecie concreta, ossia se e in quale misura la pretesa della parte controricorrente potrebbe essere paralizzata dalla eccepita prescrizione quinquennale; nel giudizio di cassazione l’interesse alla impugnazione va valutato in relazione ad ogni singolo motivo e non può consistere in un mero interesse astratto ad una più corretta soluzione di una questione giuridica, non avente riflessi sulla decisione adottata, bensì deve essere apprezzato in relazione all’utilità concreta derivabile dall’eventuale accoglimento del gravame alla parte (Cass. nn. 13373/2008 e 15353/2010), utilità che deve potere essere desunta dagli elementi che la parte è tenuta ad indicare nel ricorso (da ultimo, Cass. ord., 12/7/2017, n. 23675);

4. in conclusione, il ricorso va respinto;

5. la novità e la complessità della questione, diversamente risolta dalle Corti territoriali e solo di recente composta da questo Giudice di legittimità, giustificano la compensazione delle spese del presente giudizio;

6. non può trovare applicazione nei confronti delle Amministrazioni dello Stato il D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, atteso che le stesse, mediante il meccanismo della prenotazione a debito, sono esentate dal pagamento delle imposte e tasse che gravano sul processo (cfr. Cass. 1778/2016).

PQM

 

La Corte dichiara il ricorso inammissibile e compensa le spese del presente giudizio.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, dà atto della non sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Motivazione semplificata.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 19 luglio 2017.

Depositato in Cancelleria il 26 settembre 2017

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