Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22407 del 05/08/2021

Cassazione civile sez. I, 05/08/2021, (ud. 10/03/2021, dep. 05/08/2021), n.22407

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CAMPANILE Pietro – Presidente –

Dott. PARISE Clotilde – rel. Consigliere –

Dott. MARULLI Marco – Consigliere –

Dott. LAMORGESE Antonio – Consigliere –

Dott. CARADONNA Lunella – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 16898/2020 proposto da:

S.O., rappresentato e difeso dall’avvocato Ibrahim Khalil

Diarra, giusta procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

Ministero dell’Interno, in persona del Ministro pro tempore,

elettivamente domiciliato in Roma via dei Portoghesi 12 presso

l’Avvocatura Generale dello Stato, che lo rappresenta e difende ope

legis;

– resistente –

avverso la sentenza n. 4032/2019 della CORTE D’APPELLO di VENEZIA,

depositata il 01/10/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

10/03/2021 dal cons. Dott. PARISE CLOTILDE.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Con sentenza n. 4032/2019 depositata l’1-10-2019, la Corte d’appello di Venezia ha rigettato l’appello proposto da S.O., cittadino della (OMISSIS), avverso l’ordinanza del Tribunale di Venezia che, a seguito di rituale impugnazione del provvedimento emesso dalla competente Commissione Territoriale, aveva respinto le sue domande di riconoscimento dello status di rifugiato, della protezione sussidiaria e di quella umanitaria. Il richiedente riferiva di essere fuggito dal suo Paese per paura di contrarre il virus Ebola, che aveva causato la morte di sua madre. La Corte territoriale ha ritenuto che non ricorressero i presupposti per il riconoscimento di alcuna forma di protezione, avuto anche riguardo alla situazione della (OMISSIS), descritta nella sentenza impugnata con indicazione delle fonti di conoscenza.

2. Avverso il suddetto provvedimento, il ricorrente propone ricorso per cassazione, affidato a due motivi, nei confronti del Ministero dell’Interno, che si è costituito tardivamente, al solo fine dell’eventuale partecipazione all’udienza di discussione.

3. Il ricorso è stato fissato per l’adunanza in camera di consiglio ai sensi dell’art. 375 c.p.c., u.c. e art. 380 bis 1 c.p.c..

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Il ricorrente denuncia, sub specie dei vizi di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 e n. 5: (i) con il primo motivo la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 14, lamentando l’errata valutazione da parte della Corte di merito della situazione di violenza indiscriminata nel suo Paese, a causa della generalizzata insicurezza ivi esistente, e la violazione delle regole istruttorie, deducendo di avere pertanto diritto alla protezione sussidiaria di cui al D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 14, lett. a) o lett. b) o lett. c); (ii) con il secondo motivo la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, art. 5, comma 6, nonché degli artt. 115 e 116 c.p.c., per avere la Corte territoriale negato la protezione umanitaria, senza considerare la sua situazione di vulnerabilità in base a quanto esposto nell’atto di appello, come da stralcio che trascrive nel ricorso.

2. Il primo motivo è inammissibile.

2.1. Le censure difettano di specificità e non si confrontano con il decisum. Il ricorrente assume di avere diritto alla protezione sussidiaria anche D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 14, ex lett. a) e b), senza la benché minima argomentazione a supporto, avendo peraltro egli addotto quale ragione di fuga dal suo Paese l’epidemia di Ebola, e non una particolare vicenda personale.

Quanto alla domanda di protezione sussidiaria di cui al D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 14, lett. c), l’accertamento della situazione di “violenza indiscriminata in situazioni di conflitto armato interno o internazionale”, che sia causa per il richiedente di una sua personale e diretta esposizione al rischio di un danno grave, quale individuato dalla medesima disposizione, implica un apprezzamento di fatto rimesso al giudice del merito, non censurabile in sede di legittimità al di fuori dei limiti di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 (Cass. n. 32064/2018 e Cass. n. 30105/2018). Nel caso di specie il Giudice territoriale, con motivazione adeguata ed indicando le fonti di conoscenza (pag. n. 7 sentenza impugnata), ha analizzato la situazione politica del Paese ed ha escluso l’esistenza di una situazione di conflitto armato o di violenza generalizzata nella zona di origine del ricorrente. Quest’ultimo genericamente assume la sussistenza nel suo Paese di una situazione di violenza indiscriminata, limitandosi a riportare quanto ha esposto nell’atto di appello, senza confutare specificamente le argomentazioni espresse nella sentenza impugnata, né denunciare il vizio di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5.

3. E’ inammissibile anche il secondo motivo.

3.1. Con riguardo alla disciplina applicabile ratione temporis in tema di protezione umanitaria, occorre premettere che la domanda di riconoscimento del permesso di soggiorno per motivi umanitari presentata, come nella specie, prima dell’entrata in vigore (5/10/2018) della normativa introdotta con il D.L. n. 113 del 2018, convertito nella L. n. 132 del 2018, deve essere scrutinata sulla base della normativa esistente al momento della sua presentazione (Cass. S.U. n. 29459/2019).

Ciò posto, il ricorrente, denunciando il vizio di violazione di legge e motivazionale, allega genericamente di essere soggetto vulnerabile, limitandosi, ancora una volta, solo a riportare quanto ha esposto nell’atto di appello senza precisare alcun elemento individualizzante di rilevanza o fatti specifici che possano rivestire decisività, nel senso precisato da questa Corte e chiarito con la recente pronuncia delle Sezioni Unite già citata (tra le tante Cass. n. 9304/2019 e Cass. S.U. n. 29459/2019).

Il fattore di stabile ed autonomo inserimento in Italia è stato escluso, motivatamente, dalla Corte di merito (pag.10 sentenza), che ha anche accertato la cessazione della trasmissione interumana del virus ebola. In ordine a tali assunti il ricorrente, ancora una volta, non svolge alcuna censura specifica e non si confronta affatto con il decisum.

4. Nulla deve disporsi circa le spese del presente giudizio, stante il mancato svolgimento di attività difensiva da parte del Ministero.

5. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, deve darsi atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso per cassazione, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis ove dovuto (Cass. S.U. n. 5314/2020).

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso per cassazione, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis ove dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Sezione Prima civile, il 10 marzo 2021.

Depositato in Cancelleria il 5 agosto 2021

 

 

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