Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22406 del 26/09/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 26/09/2017, (ud. 13/03/2017, dep.26/09/2017),  n. 22406

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DOGLIOTTI Massimo – Presidente –

Dott. BISOGNI Giacinto – rel. Consigliere –

Dott. ACIERNO Maria – Consigliere –

Dott. LAMORGESE Antonio Pietro – Consigliere –

Dott. FALABELLA Massimo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:

F.M., elettivamente domiciliato in Roma via Giorgio Scalia

12, presso l’avv. Valerio Gallo, rappresentato e difeso dall’avv.

Giuseppe Loguercio, giusta procura alle liti in margine al ricorso,

che dichiara di voler ricevere le comunicazioni relative al processo

al fax n. 02/54011231 e alla p.e.c.

giuseppe.loguercio.cert.ordineavvocatimilano.it;

– ricorrente –

nei confronti di:

Prefettura di Milano; Ministero dell’Interno;

– intimati –

avverso la ordinanza del Giudice di pace di Milano del 28/29 luglio

2016, RG. 49912716.

Fatto

RILEVATO IN FATTO

che:

1. Il Giudice di pace di Milano ha respinto l’impugnazione da parte di F.M. del decreto di espulsione emesso dal Prefetto di Milano il 10 luglio 2016 e ha ritenuto infondati i due motivi di censura prospettati dal M.. Quanto al mancato rispetto del termine di novanta giorni concesso ai cittadini albanesi per soggiornare in Italia senza necessità di visto, il Giudice di pace ha ritenuto che è onere del ricorrente provare la data di ingresso sul territorio nazionale, documentandola con l’apposizione del visto di ingresso sul passaporto. Quanto alla mancata traduzione del decreto di espulsione nella lingua conosciuta dal ricorrente, il giudice di pace ha richiamato la risalente giurisprudenza (Cass. civ. n. 16032/2001) secondo cui è derogabile a favore di una delle tre lingue veicolari l’obbligo di traduzione del decreto di espulsione ove l’autorità procedente attesti l’impossibilità di procedere alla traduzione nella lingua nota allo straniero.

2. Ricorre per cassazione il M. che ribadisce essere onere dell’autorità procedente provare una data di ingresso non corrispondente a quella dichiarata dal cittadino albanese e nella specie rileva che alla frontiera di Brindisi era stato apposto sul passaporto in modo irregolare il timbro datario ma ciononostante era possibile per la pubblica amministrazione verificare la esattezza della data di ingresso. Quanto alla mancata traduzione in albanese del decreto di espulsione il ricorrente richiama la giurisprudenza che sancisce la nullità del provvedimento non tradotto nella lingua conosciuta dallo straniero se non vi è una effettiva impossibilità di reperire un interprete o di predisporre una traduzione. Infine lamenta la mancata motivazione relativa alla fissazione, da parte del decreto di espulsione, del divieto di rientro in Italia per la durata di cinque anni.

Diritto

RITENUTO IN DIRITTO

che:

3. Il ricorso è fondato alla luce della consolidata giurisprudenza di legittimità (cfr. Cass. civ., sez. 6-1, ord. n. 23810 del 5 novembre 2015) secondo cui, in tema di espulsione amministrativa dello straniero, la mancata traduzione del decreto nella lingua propria del destinatario determina la violazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 13, comma 7, con conseguente nullità non sanabile del

provvedimento, anche in presenza dell’attestazione di indisponibilità del traduttore, qualora la stessa non sia sufficientemente motivata. In particolare deve ritenersi insufficiente una semplice attestazione della impossibilità di rinvenire un interprete o predisporre una traduzione con riguardo a una delle lingue parlate dalle popolazioni maggiormente presenti sul territorio nazionale come quella albanese (cfr. anche Cass. civ. sez. 1 n. 13817 dell’8 novembre 2001).

4. Il ricorso va pertanto accolto con conseguente cassazione del provvedimento impugnato e decisione nel merito di annullamento del decreto di espulsione. Le spese del giudizio di merito e di cassazione vanno poste a carico dell’Amministrazione.

PQM

 

La Corte accoglie il ricorso. Cassa l’ordinanza del Giudice di pace di Milano e, decidendo nel merito, annulla il decreto di espulsione. Condanna l’Amministrazione al pagamento delle spese processuali del giudizio di merito liquidate in complessivi 1.600 Euro e del giudizio di cassazione liquidate in complessivi 2.600 Euro di cui Euro 100 per spese, oltre accessori di legge e spese forfettarie.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 13 marzo 2017.

Depositato in Cancelleria il 26 settembre 2017

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