Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22402 del 05/08/2021

Cassazione civile sez. I, 05/08/2021, (ud. 04/02/2021, dep. 05/08/2021), n.22402

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DE CHIARA Carlo – Presidente –

Dott. STALLA Giacomo Maria – Consigliere –

Dott. DI MARZIO Fabrizio – Consigliere –

Dott. TRICOMI Laura – Consigliere –

Dott. ANDRONIO Alessandro Maria – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:

D.A., nato in (OMISSIS), rappresentato e difeso dall’avv.

Giuseppe Mariani, ed elettivamente domiciliato presso lo studio

dell’avv. Luciano Natale Vinci, in Roma, via Taranto 90;

– ricorrente –

contro

Ministero dell’Interno, ((OMISSIS)) – Prefettura di Potenza –

Questura di Potenza, rappresentati e difesi ex lege dall’Avvocatura

generale dello Stato e domiciliati nei suoi uffici di Roma, via dei

Portoghesi 12;

– intimati –

avverso il decreto del Giudice di Pace di Melfi, depositato il

27/01/2020;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 04/02/2021 dal consigliere Dott. Alessandro M.

Andronio.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Con il provvedimento indicato in epigrafe, il Giudice di Pace di Potenza, vista la richiesta formulata dal Questore ai sensi del D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, art. 14, comma 5, ha disposto la proroga per 30 giorni del trattenimento dell’interessato presso il centro di permanenza per i rimpatri.

2. Avverso il provvedimento l’interessato ha proposto ricorso per cassazione, deducendo, con unico motivo di doglianza, la violazione del D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, art. 19, comma 2, sul rilievo che la questura non avrebbe fornito alcuna documentazione a conferma dello svolgimento di attività volte all’identificazione e al rimpatrio del ricorrente, contrariamente a quanto ritenuto dal Giudice di Pace.

3. L’amministrazione intimata si è costituita, senza formulare deduzioni, al solo scopo dell’eventuale partecipazione all’udienza di discussione della causa.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Il ricorso è inammissibile, perché solo formalmente riferito a violazione di legge, ma sostanzialmente diretto a contestare la motivazione del provvedimento impugnato; contestazione preclusa in sede di legittimità, perché non rientrante nel novero dei motivi consentiti dall’art. 360 c.p.c. Deve in ogni caso rilevarsi che il ricorrente si limita a generiche asserzioni circa una pretesa non necessità di ulteriori accertamenti da parte della pubblica amministrazione nei suoi confronti, senza considerare la necessità di proseguire quelli in corso a suo carico, sulla base della documentazione prodotta dalla Questura.

2. In conclusione, il ricorso deve essere dichiarato inammissibile. Nulla è dovuto per le spese dal ricorrente soccombente, in mancanza di costituzione dell’amministrazione resistente.

Poiché dagli atti il processo risulta esente dal contributo unificato, non trova applicazione il D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile ricorso.

Così deciso in Roma, il 4 febbraio 2021.

Depositato in Cancelleria il 5 agosto 2021

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