Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22401 del 26/09/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 26/09/2017, (ud. 19/07/2017, dep.26/09/2017),  n. 22401

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. IACOBELLIS Marcello – Presidente –

Dott. MOCCI Mauro – Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – Consigliere –

Dott. CRUCITTI Roberta – Consigliere –

Dott. CONTI Roberto Giovanni – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 10953/2016 proposto da:

B.N., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA EMILIO MOROSINI

n. 16, presso lo studio dell’avvocato GUIDO GUERRA, rappresentato e

difeso dall’avvocato UGO DELLA MONICA;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, C.F. (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 9250/4/2015 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE DI NAPOLI – SEZIONE DISTACCATA di SALERNO, depositata il

22/10/2015;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 19/07/2017 dal Consigliere Dott. ROBERTO GIOVANNI

CONTI.

Fatto

IN FATTO E IN DIRITTO

B.N. ha proposto ricorso per cassazione, affidato a due motivi, contro la sentenza resa dalla CTR Campania indicata in epigrafe, con la quale è stata ritenuta la legittimità dell’accertamento D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 41 bis, notificatogli.

L’Agenzia delle entrate ha depositato controricorso, la parte ha depositato memoria.

Il procedimento può essere definito con motivazione semplificata.

Con il primo motivo si deduce il vizio di omessa, insufficiente, contraddittoria e perplessa motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio, mentre con il secondo motivo si prospetta la violazione dell’art. 112 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, non avendo la CTR esaminato la circostanza, correlata all’attivazione del codice identificativo dell’attività in epoca tale da non consentirne l’utilizzazione ai fini della comparazione operata dall’Ufficio.

Entrambi i motivi sono inammissibili.

Il primo, in realtà, si snoda in una censura che, nella sostanza, contesta alla CTR di avere fondato la decisione su un accertamento parziale che non avrebbe potuto fondarsi sul ricorso al metodo induttivo e, dunque, su presunzioni.

Così intesa la prima censura, la stessa è inammissibile per avere prospettato sotto il paradigma del vizio di motivazione incongrua o contraddittoria o insufficiente un vizio che la novella all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, non contempla più, nemmeno potendosi esaminare il vizio di violazione di legge proprio in relazione alla censura come proposta dal ricorrente che non ha formulato alcuna censura sotto il paradigma di cui dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

Anche il secondo motivo di ricorso è inammissibile, non ravvisandosi alcuna omissione di pronunzia da parte del giudice tributario rispetto all’omesso esame di un fatto che, per converso, avrebbe imposto la contestazione sotto il profilo del vizio di motivazione – cfr. Cass. n. 21257/2014.

Sulla base di tali considerazioni, che resistono ai rilievi difensivi espisti in memoria dalla parte ricorrente, il ricorso va quindi rigettato.

Le spese seguono la soccombenza, dando atto della ricorrenza dei presupposti di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, per il versamento da parte della ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

PQM

 

La Corte, visti gli artt. 375 e 380 bis c.p.c..

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali che liquida in favore dell’Agenzia delle entrate in euro 700.00 per compensi, oltre spese generali nella misura del 15% dei compensi, oltre accessori come per legge.

Dà atto della ricorrenza dei presupposti di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, per il versamento da parte della ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Sesta Civile, il 19 luglio 2017.

Depositato in Cancelleria il 26 settembre 2017

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