Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22401 del 05/08/2021

Cassazione civile sez. I, 05/08/2021, (ud. 04/02/2021, dep. 05/08/2021), n.22401

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DE CHIARA Carlo – Presidente –

Dott. STALLA Giacomo Maria – Consigliere –

Dott. DI MARZIO Fabrizio – Consigliere –

Dott. TRICOMI Laura – Consigliere –

Dott. ANDRONIO Alessandro Maria – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:

M.M., nato in (OMISSIS), rappresentato e difeso dall’avv.

Giuseppe Mariani, ed elettivamente domiciliato presso lo studio

dell’avv. Luciano Natale Vinci, in Roma, via Taranto 90;

– ricorrente –

contro

Ministero dell’Interno, ((OMISSIS)) – Prefettura di Padova – Questura

di Padova, rappresentati e difesi ex lege dall’Avvocatura generale

dello Stato e domiciliati nei suoi uffici di Roma, via dei

Portoghesi 12;

– resistenti –

avverso l’ordinanza del Giudice di Pace di Padova, depositata il

23/04/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 04/02/2021 dal consigliere Dott. Alessandro M.

Andronio.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Con il provvedimento indicato in epigrafe, il Giudice di Pace di Padova ha rigettato il ricorso proposto dall’interessato avverso il decreto del Prefetto di Padova dell’11 febbraio 2019, con il quale ne era stata disposta la espulsione, per la sua irregolare presenza sul territorio nazionale, per non avere ottemperato a un precedente provvedimento questorile di allontanamento, emesso in esecuzione di un precedente decreto di espulsione del 5 ottobre 2018.

2. Avverso il provvedimento l’interessato ha proposto ricorso per cassazione, deducendo, con unico motivo di doglianza, la violazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 13 nonché della L. n. 241 del 1990, art. 3 lamentando che il Giudice di Pace avrebbe rigettato la censura di nullità del decreto di espulsione per mancanza di firma del Prefetto, senza considerare che è ammessa in sostituzione solo la firma del Viceprefetto vicario e che dagli allegati non risulta un atto di delega ad altro funzionario; ci sarebbe, inoltre, una violazione dell’obbligo di motivazione del provvedimento amministrativo di espulsione.

3. L’amministrazione intimata si è costituita con controricorso, contestando in diritto la prospettazione della controparte e chiedendo il rigetto del ricorso.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Il ricorso è infondato.

Secondo la giurisprudenza di questa Corte, è legittimo il provvedimento di espulsione dello straniero dal territorio dello Stato emesso dal vice prefetto aggiunto a ciò delegato dal vice prefetto vicario, in quanto la previsione di tre distinte figure professionali della carriera prefettizia (prefetto, vice-prefetto vicario e vice-prefetto aggiunto), ciascuna titolare di proprie attribuzioni, non esclude la facoltà di delega al compimento di singoli atti, rientranti nelle attribuzioni del delegante, al funzionario delegato, mentre è del tutto irrilevante che tale funzione non sia ricompresa nelle attribuzioni proprie del delegato (ex plurimis, Sez. 6 – 1, ord. n. 28330 del 28/11/2017, Rv. 646780; Sez. 6 – 1, ord. n. 25271 del 14/12/2010, Rv. 615179; Sez. 1, ord. n. 7698 del 30/03/2009, Rv. 607449). A ciò deve aggiungersi che chi impugni il provvedimento del prefetto – deducendone l’illegittimità per insussistenza della delega di firma in capo al funzionario che, in sostituzione del prefetto o del viceprefetto vicario, ha emesso il provvedimento – ha l’onere di provare detto fatto negativo, con la conseguenza che, nel caso in cui non riesca a procurarsi la pertinente relativa attestazione da parte dell’amministrazione, è tenuto comunque a sollecitare il giudice ad acquisire informazioni ex art. 213 c.p.c. ovvero ad avvalersi dei poteri istruttori di cui alla L. 24 novembre 1989, n. 689, art. 23, comma 6, presso l’Amministrazione medesima, la quale non può esimersi dalla relativa risposta. Ne consegue che, se il ricorrente rimane del tutto inerte processualmente, la presunzione di legittimità che assiste il provvedimento sanzionatorio non può reputarsi superata (principio affermato in relazione all’analoga fattispecie del provvedimento prefettizio di ordinanza-ingiunzione di pagamento di sanzione amministrativa pecuniaria; ex plurimis, Sez. 2, ord. n. 20972 del 22/08/2018, Rv. 650028; Sez. 1, n. 23073 del 11/11/2016, Rv. 642652). Detti principi trovano applicazione anche nel caso di specie, in cui il ricorrente non ha provato il fatto negativo dell’insussistenza della delega di firma in capo al funzionario che ha emesso il provvedimento di espulsione.

Quanto alla censura relativa alla mancanza di motivazione del provvedimento amministrativo di espulsione, deve rilevarsi che la stessa è formulata in modo del tutto generico, perché non tiene conto di quanto affermato sul punto dall’ordinanza del Giudice di Pace, che correttamente evidenzia la pericolosità del soggetto, considerati i suoi precedenti penali per reati relativi agli stupefacenti.

2. In conclusione, il ricorso deve essere gettato. Il ricorrente soccombente deve essere condannato alla rifusione delle spese sostenute dall’amministrazione resistente, da liquidarsi in Euro 2.100,00, oltre spese prenotate a debito.

Poiché dagli atti il processo risulta esente dal contributo unificato, non trova applicazione il D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al rimborso delle spese di controparte, che liquida in Euro 2.100,00, oltre spese prenotate a debito.

Così deciso in Roma, il 4 febbraio 2021.

Depositato in Cancelleria il 5 agosto 2021

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