Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22400 del 05/08/2021

Cassazione civile sez. I, 05/08/2021, (ud. 04/02/2021, dep. 05/08/2021), n.22400

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DE CHIARA Carlo – Presidente –

Dott. STALLA Giacomo Maria – Consigliere –

Dott. DI MARZIO Fabrizio – Consigliere –

Dott. TRICOMI Laura – Consigliere –

Dott. ANDRONIO Alessandro Maria – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:

N.V., nato in (OMISSIS), rappresentato e difeso dall’avv.

Gianluca Vitale, ed elettivamente domiciliato presso il suo studio

in Torino, via Cibrario 12;

– ricorrente –

contro

Ministero dell’Interno, ((OMISSIS)) – Questore di Torino,

rappresentato e difeso ex lege dall’Avvocatura generale dello Stato

e domiciliato nei suoi uffici di Roma, via dei Portoghesi 12;

– resistente –

avverso il decreto del Giudice di Pace di Torino, depositato il

01710/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 04/02/2021 dal consigliere Dott. Alessandro M.

Andronio.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Con il provvedimento indicato in epigrafe, il Giudice di Pace di Torino, vista la richiesta formulata dal Questore di Torino ai sensi del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 14, comma 5, ha disposto la proroga per 30 giorni del trattenimento dell’interessato presso il centro di permanenza per i rimpatri.

2. Avverso il provvedimento l’interessato ha proposto ricorso per cassazione, deducendo, con unico motivo di doglianza, la violazione del D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, art. 14, comma 5, art. 15, par. 3 e 6 della direttiva 2008/115/CE, nonché vizi della motivazione in relazione alla ritenuta sussistenza di elementi concreti che consentano di ritenere probabile l’identificazione dello straniero in sede di proroga. Si lamenta, in particolare, che il Giudice di Pace non abbia svolto accertamenti sul rischio di persecuzione del ricorrente, in caso di rimpatrio e non abbia proceduto all’audizione dello stesso ricorrente.

3. L’amministrazione intimata si è costituita, senza formulare deduzioni, al solo scopo dell’eventuale partecipazione all’udienza di discussione della causa.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Il ricorso è inammissibile, perché formulato in modo non specifico.

In particolare, il ricorrente si limita a generiche asserzioni circa una pretesa non necessità di ulteriori accertamenti da parte della pubblica amministrazione nei suoi confronti e non precisa in cosa consista il rischio di persecuzione al quale sostiene di essere esposto in caso di espulsione, né le ragioni della sua ipotizzata esistenza. Quanto alla mancata audizione, non deduce di avere sollevato la relativa questione davanti al Giudice di Pace, mentre l’audizione del trattenuto deve ritenersi obbligatoria solo se questi intenda renderla, con la conseguenza che l’eventuale nullità derivante dalla sua omissione ha carattere relativo; mentre, nella specie, non si è neppure dedotto che la questione sia stata sollevata davanti al Giudice di Pace, essendosi ricorrente limitato ad osservare che questo non aveva proceduto alla sua audizione.

2. In conclusione, il ricorso deve essere dichiarato inammissibile. Nulla è dovuto per le spese dal ricorrente soccombente, in mancanza di deduzioni difensive da parte dell’amministrazione resistente.

Poiché dagli atti il processo risulta esente dal contributo unificato, non trova applicazione il D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Così deciso in Roma, il 4 febbraio 2021.

Depositato in Cancelleria il 5 agosto 2021

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